Perchè siamo in Second Life?

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by AquilaDellaNotte Kondor

 

Questo mese di giugno segna il decimo compleanno di Second Life, il mondo nato dall’intuizione visionaria di Philip Rosedale. Dieci anni sono un periodo lungo, di questi tempi, sono addirittura un’era geologica per il mondo della rete, abituato ad evoluzioni repentine e cambiamenti spesso radicali. Per Second Life non è stato così. Questa piattaforma ha avuto un’evoluzione molto lenta, con pochissimi salti qualitativi nel corso di questi dieci anni. Il voice, le mesh, il Pathfinding … Poca roba, rispetto alle aspettative che si erano create. Siamo ancora in attesa del viewer di Second Life da usare col browser, mentre altri mondi virtuali, come Cloud Party, nascono e crescono. Tuttavia, il mondo della Linden Lab resta ancora oggi, con i limiti e la ferraginosità dei viewers, l’esempio più completo di Mondo Virtuale. Lo è per la tecnologia, dall’alto di un’esperienza decennale, fatta di difficoltà e di miglioramenti progressivi (quanti ricordano i crash frequenti, il lag insuperabile, la precarietà delle connessioni, ecc.), ma lo è soprattutto per la pervicace continuità della community che lo abita. Un milione circa di frequentatori, più o meno assidui, una vivacità costante di attività, di gruppi, di progetti.

Eppure, Second Life, dal mio punto di vista, non rappresenta, a distanza di dieci anni (gli ultimi sei dei quali da me vissuti dall’interno) un progetto di successo, secondo quanto potrebbe, e dovrebbe essere, per dettare un modello evolutivo per i Mondi Virtuali.  Che cos’è che non ha funzionato? In che cosa è lontano da quelli che potrebbero essere, a mio parere, i binari principali dello sviluppo del Metaverso? 

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Nuove professioni nei mondi virtuali.

by Salahzar Stenvaag

 
Update 4 Giugno 2013: Mi è stato fatto notare che nell’articolo mancano i riferimenti a vaste e notevoli categorie professionali come ad esempio i Mentori e gli Insegnanti. L’articolo era concepito come una introduzione ad alcuni elementi (come i costruttori di Pianeti) che sono assolutamente originali nelle tecnologie virtuali e che possano eventualmente far sognare ad occhi aperti un eventuale persona che capiti su questo blog senza sapere assolutamente nulla di mondi virtuali, in questo caso l’obiettivo era di creare una suggestione, non di fare una elencazione enciclopedica dei mestieri (su alcuni dei quali stiamo comunque già parlando in questa rivista da anni, come l’aspetto educational o i mentori).Parlando di Professionalità nei mondi virtuali invece è colpevolmente assente nella prima stesura dell’articolo la citazione al lavoro svolto da Yvonne  Citarella che da anni cerca di studiare in modo professionale questo fenomeno all’interno di SecondLife e che ha anche scritto un libro sull’argomento. In passato questa rivista si è occupata dei lavori di Yvonne (anche conosciuta come Baby Pooley cfr blog http://babypooley.tumblr.com/)  nei seguenti articoli: http://virtualworldsmagazine.wordpress.com/2010/04/22/progetto-ipap-competenze-e-professionalita-in-sl/ e http://virtualworldsmagazine.wordpress.com/?s=ipap). Mi scuso con Yvonne, peraltro compagna di viaggio nell’esperienza di Solaris Island.

Lavori futuribili

Se è vero che l’essenza dei mondi virtuali risiede nella modellazione 3D di strutture architettoniche, palazzi, giardini, panorami, oggetti e immagini incollate, è altrettanto vero che un mondo statico in cui questi elementi rimangono inerti tende ad essere ben presto arido e noioso se non viene supportato da elementi di interattività e di socialità. Nel loro insieme tutti quelli che costruiscono contenuto (nel senso di elementi attrattori verso questi luoghi) vengono chiamati “content creators“, creatori di contenuti, e definiscono un intero ventaglio di nuovi lavori che sono tipici di questa tecnologia un po’ come l’esperto programmatore PHP, il designer HTML e il curatore di un forum lo sono nel mondo web 1.0.

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Escape da Second Life?

by Trisha Abbot

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Sono entrata in SL nell’Agosto del 2009: sono passati quasi 4 anni, ma mi sembra solo ieri… Ricordo il momento esatto in cui sullo schermo è apparso il mio avatar, quello che avevo scelto registrandomi, una ragazzetta mezza punk con i capelli biondi sfumati neri, jeans scuri e canotta a rete. Sono nata a Help Island, atterrando al centro della rotonda, mentre nasceva insieme a me una comitiva di brasiliani 🙂

Sicuramente mi accomuna alla nascita di tanti il senso di smarrimento che subito provai: ed ora cosa faccio? Non ero nemmeno sicura di quale, tra i tanti, fosse Trisha Abbot, finché non ho premuto le freccette, iniziando a camminare. Sì, camminavo… camminavo come un soldatino, ma quel soldatino ero io. Dopo non più di 10 minuti, avevo già deciso di spegnere tutto: mi sembrava così difficile questo gioco, cercavo aiuto ma la non conoscenza della lingua non mi aiutava, ma, al contrario, mi spingeva a fuggire.

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