La land di Vulcano

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Settembre 2009: L’anarchia al servizio della creatività: il caso della land di Vulcano.

by AquilaDellaNotte Kondor

L’esperienza che vogliamo raccontare ai nostri lettori riguarda la storia di una land piuttosto singolare, nel panorama delle esperienze nate e sviluppatesi in questo scorcio di storia dei mondi virtuali italiani. La land di Vulcano (http://slurl.com/secondlife/Vulcano/129/126/32).

L’idea di creare uno spazio libero di sperimentazione, utilizzando un ambiente virtuale appositamente creato in Second Life, venne, ad inizio del 2007, a David Orban (il co-fondatore del Singularity Institute Europe, e della sua affiliazione italiana . Per chi fosse interessato a conoscere il pensiero di David Orban forniamo il link al suo blog e ad una sua intervista a Estropico.com (http://www.estropico.com/id320.htm).

La creazione di Vulcano diede cittadinanza a quanti, non appartenenti ad un progetto o ad una community “tradizionale”, avevano idee e voglia di sperimentare diverse soluzioni innovative nell’ambiente virtuale di Second Life. Builder, scripter, artisti, chiunque avesse desiderato avere uno spazio a disposizione per cimentarsi nelle realizzazioni pratiche, e verificare la bontà delle proprie idee e le proprie capacità, avevano trovato un luogo libero e senza condizioni particolari di adesione in cui lavorare. Nessuna idea preconcetta, nessun vincolo, solo libero sfogo alla creatività. Le uniche regole vigenti erano il limite di prims assegnate ad ogni “progetto” (52 prims, ma nel caso di veri e propri progetti il limite dei prims concesso saliva a 125) e un minimo di organizzazione necessaria a gestire gli spazi e le opere messe in cantiere. Ma, soprattutto, le modalità operative sono lasciate al buon senso ed al rispetto massimo per gli altri Vulcaniani.

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L’attività di costruzione di oggetti, semplici all’inizio e poi, via via sempre più complessi, oltre che mettere alla prova le capacità artistiche dei protagonisti, sono anche un’occasione di confronto e di aggregazione, fornendo quindi i presupposti per la costituzione di una comunità sempre più numerosa. Molti sono infatti i builder e gli scripter di Second Life che si sono “fatti le ossa” a Vulcano, dando così vita a quello che qualcuno ha chiamato “Lo spirito di Vulcano”. Questa capacità creativa è, in fondo la vera innovazione di SL rispetto ai mondi virtuali precedenti. La capacità di popolare un mondo creando territori, strutture fisse e persistenti, manufatti, sono il presupposto stesso del successo di Second Life, il substrato strutturale per favorire la nascita e lo sviluppo di comunità.

Man mano che la community cresce l’esigenza di creare un punto di aggregazione e di accoglienza per quelli che investono il proprio tempo e le proprie risorse creative su Vulcano si faceva sempre più pressante, nasce quindi l’idea di un progetto di aggregazione chiamato “Pyramid Cafè”, una delle iniziative più indovinate e che costituisce tuttora un ritrovo stabile per i frequentatori della land ). L’inaugurazione di Pyramid risale all’inizio di gennaio del 2008, come locale pubblico senza fini di lucro, che, partendo da Kastalia, si estendeva a Vulcano e Lipari, favorendo nella comunità il suo senso di appartenenza e, ad oggi, Pyramid Cafè è ormai diventato un punto di riferimento noto in tutta la SL italiana.

Da allora, molteplici sono state le iniziative artistiche e culturali organizzate fino ad oggi, tra cui l’ospitalità data alla “Galleria Szczepanski” che ospita interessanti e frequentate mostre artistiche.

La comunità di Vulcano non ha mai avuto un vero e proprio staff di gestione, ma tutto si è svolto all’insegna dell’autoregolamentazione, fatto salve alcune funzioni indispensabile, come quelle dei “cleaner” (coloro che ripulivano gli spazi dai prims lasciati inutilizzati o eccedenti) o gli helper.

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Da un’idea innovativa, nata da un solo uomo, David Orban, si è andata quindi sviluppando un’intera comunità creando un luogo di confronto e di sperimentazione, fino ad arrivare a metà 2008, momento in cui David Orban chiede alla community di prendere in carico la gestione della land in toto, visti gli innumerevoli impegni professionali. Si apre quindi una discussione tra i “Vulcaniani” sia sugli strumenti organizzativi da mettere in atto, che sulle modalità di finanziamento. Questa discussione va avanti per mesi, mentre, nel frattempo, l’onere gestionale rimane a carico di un sempre disponibilissimo David Orban. A fine 2008 la questione si fa indifferibile.

Questa discontinuità, rappresenta una vera e propria scommessa evolutiva, di come cioè una comunità nata anarchica, si sia prima date alcune regole elementari, con un’organizzazione sociale di tipo “tribale”, dal punto di vista sociologico, e poi, di fronte alla necessità di sopravvivere, si trovi costretta a raggiungere un livello di organizzazione sociale più elevato ed autosufficiente.

Il problema principale, oltre alla necessità di creare una stabile struttura organizzativa, è sicuramente quello economico, il reperimento delle risorse necessarie a pagare la land e le spese di mantenimento. A metà 2009 questo problema sembra in fase di risoluzione, con l’intervento di alcuni contributori fissi, e di una specie di autotassazione dei residenti. Quello che invece non si è riusciti a fare, forse perché proprio “contronatura” per i Vulcaniani, è l’avvio di attività commerciali basate sul building, che producessero anche un reddito, aiutando quindi la causa.

Ma siamo certi che le difficoltà di autogestione, che rendono sempre difficile la sopravvivenza di una iniziativa del tutto “non commerciale”, non legata cioè ad alcun business, ma avente uno scopo meramente culturale, saranno sempre tante e di difficile risoluzione.

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In fondo, ripercorrendo il cammino quasi Darwiniano fatto finora, si è assistito ad un vero e proprio esperimento sociale che, partendo dalla forma anarchica iniziale, e passando dalla fase “tribale” a quella dell’autogestione, sta conducendo infine ad un sistema più stabile ed equilibrato.

Siamo in ogni caso convinti che “Lo spirito di Vulcano” prenderà sempre il sopravvento, anche nei periodi di crisi e di passaggio evolutivo tra le varie forme organizzative, e guiderà finalmente questo esperimento, unico nel suo genere, ad una stabilità finora solo sognata dai suoi fondatori.

Chissà che un giorno possa realizzarsi, anche grazie a queste sperimentazioni, l’auspicio di David Orban che riprendiamo dall’intervista su citata: “Il metaverso potrà rappresentare, a mio avviso, un importantissimo punto di incontro tra esseri umani tradizionali e le entità postumane. Sarà in questo senso una palestra di allenamento di conflitti e collaborazioni e, magari, permetterà la definizione delle regole di una pacifica coesistenza nel mondo fisico stesso”.

Non ci resta che seguire le evoluzioni in atto, anche se non saremo certamente noi a vederne i risultati, ma, forse, i nostri nipoti. Questo, almeno, nelle nostre speranze. Arrivederci al prossimo progetto.

AquilaDellaNotte Kondor. Roma, 30 agosto 2009

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