stylish man in vr headset

Saremo tutti figli di Facebook?

La notizia del giorno, per gli appassionati di Mondi Virtuali, è stato l’annuncio fantasmagorico di Mark Zuckerberg sul cambio di nome in “Meta” della galassia Facebook – Instagram – Watsup, cosa che già da sola pone obiettivi ambiziosi, e sull’annuncio del Metaverso globale targato Meta del prossimo futuro.

Naturalmente, dal punto di vista della comunicazione e del business, l’annuncio e il cambio di nome cercano di far superare, nell’immaginario collettivo, i tanti problemi che la multinazionale di Zuckerberg ha attraversato negli ultimi anni: le fake news, il furto di dati ad opera di Cambridge Analytica, le imbarazzanti testimonianze dello stesso Zuckerberg davanti al Congresso USA, ecc. Ma l’attenzione dei più esperti commentatori di tecnologia, e degli appassionati della Virtual Reality, si è concentrata su quello che potrà essere il futuro Metaverso targato Facebook (o Meta, come ora si chiamerà).

Realtà Virtuale: le applicazioni in medicina • Lumi

Le reazioni dei nostalgici di Second Life sono sostanzialmente improntate al “Non c’è nulla di nuovo, Second Life faceva queste cose già dal 2003”, e quelle degli antesignani della VR sul fatto che non hanno nulla a che fare con questa futura creatura di tipo “commerciale”. Addirittura, il creatore della parola “Metaverso”, Neal Stephenson, che per primo la usò nel famoso romanzo Snow Crash, del 1992, ha tenuto a precisare che lui non ha nulla a che vedere con questa iniziativa. Quindi una pletora di prese di distanza.

Ma ci sono stati anche commenti entusiastici e di grande curiosità da parte dei novizi, e del grande pubblico, un’attesa messianica di qualcosa che non si conosce, vista solo nei film e nei filmati ad effetto proiettati da Zuckerberg nella sua presentazione.

Quello che sfugge a tutti questi commentatori, è che l’annuncio di Meta è uno spartiacque nella evoluzione dei Mondi Virtuali, per la necessità che aveva Facebook di voltare pagina, e di adeguarsi agli sviluppi futuri dei Social Network di oggi, e per la potenza di fuoco economica che questa grande compagnia, una della più grandi al mondo, è in grado di mettere in in campo per questa impresa. Queste due direttrici rendono quasi certa la possibilità di riuscita di questa impresa. Quindi la discussione dovrebbe ora spostarsi sul problema principale che abbiamo davanti, dato che il fatto che questo Metaverso verrà costituito non è in dubbio: come sarà questo Metaverso, sarà un monopolio di Meta, solo per venderci prodotti, o sarà “collaborativo” come promette Zuckerberg?

Sono interrogativi di grande rilevanza, perchè quello che potrà succedere, quando centinaia di milioni di utenti entreranno in questo nuovo Metaverso, lo possiamo solo intuire vedendo quello che è successo in Facebook: ingovernabilità sostanziale, capacità di manipolare la pubblica opinione, messa a disposizione incontrollata (nella sostanza) di dati personali, possibilità di influire addirittura sulle scelte politiche degli elettori, condizionando la politica di grandi stati. Se il nuovo Metaverso ha queste premesse, il futuro potrebbe essere davvero quello di Snow Crash.

Metodi formativi dell'altro mondo: realtà virtuale e aumentata - Ricam Group

Evitare questo scenario apocalittico sarà compito degli Stati, e degli organismi internazionali, introducendo regole chiare nel trattamento dei dati (cosa che l’Europa ha già parzialmente fatto), e ponendo serie limitazioni alle possibilità di manipolazione delle informazioni e al proliferare di fake news. Certo, sarebbe di gran lunga preferibile che non ci fosse un monopolista a gestire la nuova era di Internet, ma, purtroppo, i piccoli hanno fallito, almeno finora. C’è da sperare che gli altri operatori e le nuove startup si diano una mossa, e si mettano in cammino anch’essi. Il futuro è cominciato da un pezzo …

I nuovi sentimenti onlife.

Il tema dei rapporti “virtuali” è ormai vecchio di una quindicina d’anni, da che la rete ha creato le condizioni per mettere in contatto persone da ogni dove e in ogni quando… Così come è chiaro a tutti che la separazione tra vita “online” e vita “offline” ormai non ha più senso. Viviamo un tempo in cui noi siamo costantemente connessi, e i messaggi che ci arrivano dalla rete si aggiungono, e si integrano, con quelli che i nostri sensi percepiscono direttamente. Tanto che il filosofo Luciano Floridi, italianissimo docente ad Oxford di “Filosofia ed etica dell’informazione”, ha coniato per questo nostro modo di vivere il termine “ONLIFE”. Naturalmente non è sulla parola, in sè brillante, che dobbiamo soffermarci, ma sul senso che assume il nostro modo di vivere in questi tempi della rete.

Il nostro cervello è uno solo, e assorbe ogni stimolo che provenga dall’esterno, elabora e forma dei pensieri coerenti (si spera…) e una visione del mondo complessiva, che forma la coscienza di ogni individuo. Gli stimoli ci provengono da diverse parti, e oggi anche dal mondo allargato rappresentato dalla rete. Se io vi chiedessi di darmi la vostra descrizione di una bistecca, su quali elementi vi basereste? Sulla vostra esperienza visiva? Sul gusto, o sull’olfatto? E’ evidente che tutti questi stimoli si integrano tra loro, e formano l’idea che voi vi siete fatti di una bistecca. Se ai sensi tradizionali aggiungete anche le nuove informazioni provenienti dalla rete, la vostra idea di bistecca diventa ancora più elaborata e circostanziata. Così la descrizione di una bistecca che mi dareste sarebbe la vostra percezione complessiva, gusto, olfatto, vista, rete… Mi dareste, insomma, la vostra descrizione dell’esperienza onlife con una bistecca. Questo modo di ragionare onlife riguarda ormai tutta la nostra esistenza, ogni nostra esperienza, e anche i rapporti umani.

In rete noi tutti abbiamo conosciuto tanta gente negli anni che l’abbiamo frequentata, abbiamo creato esperienze, amicizie, amori… Ha senso paragonare un’amicizia in rete con una reale? In che cosa si somigliano e in che cosa sono invece diverse? Naturalmente online mancano certi sensi, mancano il tatto, il gusto, l’olfatto. Anche se forse, man mano, la tecnologia ci darà gli strumenti per superare questa separazione, anzi, a livello sperimentare certe soluzioni sono già operative. E’ però anche vero che un rapporto in rete sviluppa sensibilità del tutto nuove: lo sforzo nell’esprimersi in chat, l’approfondimento, la continuità in un rapporto, e, soprattutto, la possibilità di aprirsi completamente, mettere a nudo se stessi, avendo comunque quella sensazione di sicurezza e di protezione data dalle distanze, e spesso dall’anonimato. A volte comprendiamo molto meglio una persona, per quella che è veramente, conosciuta in rete, piuttosto che fisicamente. Pro e contro, differenze e similitudini. Certo è, che i rapporti sono diventati oggi più complessi, variegati, e la tipologia di sentimenti che proviamo assume una dimensione più ampia, e a volte più difficile da interpretare.

La nostra vita onlife è molto più complessa anche da gestire, rispetto alle vecchie sicurezze dell’offline, anche perchè noi siamo la prima generazione che si confronta con queste tematiche, siamo dei veri pionieri. Stanno nascendo nuovi paradigmi di esperienze nei rapporti, e non ha davvero senso chiedersi se è meglio l’online o l’offline, distinguere un rapporto in cui prevalgono certi sensi, rispetto ad uno in cui prevalgono altri. Certo, certe cose sono ancora limitate nei rapporti virtuali, ma l’intensità e la qualità di una relazione non è affatto in discussione. Quanto vale nella nostra vita un amore virtuale? E quanto sono “virtuali” quei sentimenti? Sono domande retoriche. Un amore è un amore, un’emozione è un’emozione, è diverso solo il modo di viverlo, e i mezzi per dargli continuità, e le differenze possono essere tante o poche, a seconda di come lo si vive.

Sono tempi nuovi, in cui la complessità, anche nei sentimenti, è aumentata di parecchio, ma abbiamo strumenti e intelligenza tali da poter affrontare queste nuove sfide, e vincerle, nella consapevolezza che niente è più come prima, nella nostra nuova vita onlife.