Il vero nome

maggio 15th, 2015 AquilaDellaNotte Kondor

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by AquilaDellaNotte Kondor

Serata stimolante quella di ieri sera al MIC-Imagin@rium, ospiti di Mexi Lane, e con la conduzione della serata da parte dall’inappuntabile Imparafacile Runo. Il tema, un classico delle serate di Imparafacile e del suo team (composto da Maryhola McMilla, Gea Demina, Lumieres, e Linteus Dench) la presentazione di tre libri, presentati da Mexi Lane, da Ileana Rae, e dal sottoscritto. Commovente il ricordo di Mexi Lane dell’ultimo libro di Alberto Bevilacqua, suo grande amico purtroppo scomparso, “Roma Califfa”. Interessante anche l’intervento di Ileana Rae, con la presentazione del libro di Philip Roth, “La macchia umana”.

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Il libro che io ho scelto di presentare è stato “Il vero nome” di Vernor Vinge. Un libro completamente sconosciuto ai più, noto solo ai cultori di fantascienza o agli appassionati di storia dei Mondi Virtuali, come chi vi scrive. Il libro ha una doppia chiave di lettura, che lo rende attuale, e unico nel suo genere. Intanto, è il primo libro in cui è descritto compiutamente l’ingresso nel Metaverso da parte dei protagonisti, i quali, ovviamente, e dato il periodo storico del racconto, lo fanno utilizzando elettrodi fissati al capo, e non mediante simulazioni software, come poi successivamente si è avuto nel paradigma attuale dei Mondi Virtuali. Il libro è stato scritto, infatti, nel 1979, anche se poi fu pubblicato solo un paio di anni più tardi, ben prima quindi, non solo del tanto più noto “Snow Crash” di Neal Stephenson, ma anche prima di quel romanzo con cui ha fatto la sua comparsa il termine Cyberspazio, e cioè “La notte che bruciammo Chrome” del 1982, scritto dal padre del genere Cyberpunk, William Gibson, autore poi del più noto “Neuromante”, del 1984, un libro quest’ultimo che costituisce il manifesto di questo genere di letteratura.

Un libro quindi anticipatore di un fenomeno, che poi avrà le sue applicazioni pratiche negli anni successivi, e fino ai nostri giorni e a Second Life. Tra l’altro, poi, con l’introduzione di interfacce innovative, tipo Oculus Rift, si sta tornando al modello delle interfacce “fisiche”, con contatti mediante elettrodi e visori, ma utilizzando strumenti tecnici molto, ma molto più avanzati, di quelli esistenti al tempo in cui il libro di Vinge fu scritto.

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La seconda caratteristica, davvero incredibile e anticipatrice, è la previsione che lo sviluppo della rete di macchine computerizzate (ricordo a tutti che, al tempo, Internet era ben lontana dall’essere inventata, si era ai primi tempi di Arpanet) avrebbe portato ad uno sviluppo molto rapido dell’Intelligenza Artificiale, e dei suoi effetti. Questa caratteristica del libro è stata colta in pieno dal “padre” dell’Intelligenza Artificiale, Marvin Minsky, il quale ha addirittura scritto una postfazione al libro, fornendoci spunti davvero inquietanti, per quanto riguarda il futuro del Cyberspazio.

Il vero tema su cui riflettere è, infatti, il dilemma che si pone oggi davanti agli scienziati: stiamo per assistere all’evoluzione di una specie “aliena”, sul nostro pianeta, costituita dall’Intelligenza Artificiale delle macchine? Stiamo per assistere all’evoluzione, sempre più rapida, di questa intelligenza “aliena” che, arrivata ad un punto di “singolarità”, come predetto da Kurzweil, di non ritorno, farà si che le macchine possano svilupparsi in maniera indipendente dall’uomo, imparando a imparare, a elaborare concetti, a simulare, in modo molto più efficace di noi, il pensiero umano? Non sembri un’ipotesi astratta, la realtà è molto, ma molto più vicina a questo traguardo, di quanto noi tutti possiamo immaginare.

Che il pericolo sia reale, lo si può dedurre dall’intervento di famosi scienziati, i quali proprio negli ultimi mesi, stanno lanciando un grido d’allarme. Addirittura Stephen Hawking si è espresso in tal senso. Altri scienziati invece, come Federico Faggin, l’inventore del microprocessore, pensano che una macchina non potrà mai imitare un uomo, nel modo di elaborare concetti astratti, e di imparare a “pensare”.

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Il mio punto di vista è molto vicino alla prima corrente di pensiero, purtroppo. Credo che il pericolo sia reale, perché non c’è limite alle potenzialità che possono essere espresse da una rete di computer che copre ormai l’intero pianeta (e oltre…) Ma è proprio qui la chiave della soluzione, a mio parere. Dobbiamo porci il problema di creare dei “limiti”, simili alle tre leggi della Robotica, ipotizzate da Isaac Asimov. Bisogna progettare il nuovo internet con dei limiti intrinseci, progettati e imposti dall’uomo. Una specie di “assicurazione sulla vita” per la specie umana, senza della quale scenari imprevedibili si apriranno, molto prima di quanto pensiamo.

Mi piace chiudere questa riflessione tornando al libro di Vinge, e alla storia, fantastica per il momento, della protagonista femminile del libro, la hacker Erythrina, la “strega rossa”. Questa donna, attraverso la rete, e sentendosi vicina alla sua fine fisica, trasferisce la sua mente, la sua coscienza, all’interno della rete, andando incontro finalmente, all’immortalità immaginata da ogni cultura antica, e chiudendo in tal modo il cerchio dell’evoluzione umana. Con la scoperta della vita eterna, e forse del paradiso…

L’arte virtuale di Patrick Moya

maggio 1st, 2015 AquilaDellaNotte Kondor

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by AquilaDellaNotte Kondor

Se dovessimo domandarci che cosa per noi sia l’arte, cosa rappresenta per ognuno di noi, le risposte sarebbero molteplici. Che cosa proviamo guardando un quadro, una scultura, una rappresentazione qualsiasi di creatività? Ognuno risponda per se, ovviamente, perché una risposta “giusta” non esiste. Ognuno prova cose diverse, per alcuni c’è un totale disinteresse, nessuna reazione, altri invece sono capaci di andare in estasi, per ore, davanti ad un capolavoro, o ad una qualsiasi manifestazione artistica che lo colpisca in modo particolare.

Che cos’è quindi l’arte per ognuno di noi? Io credo che sia la capacità di avere delle reazioni emotive di fronte ad un messaggio artistico, in qualunque modo trasmesso. Il fatto che guardando un’immagine, ascoltando una melodia musicale, guardando un’esplosione di colori, si possa reagire emotivamente è un fatto evidente, che questo poi possa provocare in noi una reazione, positiva o di fastidio che sia, è una conseguenza anch’essa chiara. Ma che un’opera d’arte possa stimolare in noi una reazione emotiva intensa, possa donarci attimi di felicità, dipende dalla nostra sensibilità verso il messaggio e, ovviamente, dalla qualità e dalla capacità comunicativa del messaggio. Questo io penso. E queste riflessioni vanno fatte, se vogliamo misurarci col messaggio di un artista, qualunque esso sia. E oggi, per quanto il termine “artista” sia abusato, è molto più facile che nel passato cimentarsi nella creazione di un messaggio. L’arte virtuale è qualcosa che mette nelle mani di chiunque il pennello, o lo scalpello, che una volta solo in pochi avevano la perizia di poter usare.

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Ma non basta avere un pennello o uno scalpello. Occorre avere l’idea, che si vuole comunicare. Riuscire a immaginare nella nostra mente qualcosa che si desidera trasmettere ad altri. Lo vogliamo trasmettere per riceverne una gratificazione, o per consentire al nostro messaggio di vivere oltre noi stessi, nello spazio e nel tempo. E’ una meravigliosa possibilità dell’intelletto umano.

Questo pensavo ieri mentre guardavo quell’uomo tracciare i suoi segni su una tela: quell’uomo era Patrick Moya, che in questo modo, con i suoi segni e i suoi colori, ci trasmetteva il suo messaggio. Chiediamoci, ognuno di noi, che cosa ci arrivi di questo messaggio, cosa riusciamo a recepire. E, se questo messaggio ci trasmette davvero qualcosa, allora io credo che questo possa essere il più grande ringraziamento che possiamo fare ad un artista come Patrick.

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E’ superfluo ricordare chi sia Patrick Moya. Un artista in grado di usare tutte le espressioni artistiche per comunicarci la sua arte: pittura, scultura, disegno e rappresentazione virtuale, si intrecciano e comunicano tra loro, attraversando i diversi mezzi, in una sintesi artistica unica e riconoscibile. L’uso che di Second Lifa fa questo artista, ormai da anni, è un esempio, e una strada aperta per altri artisti. Un ponte tra quanti sono già nel Metaverso, e quanti ancora non hanno imparato a sfruttarlo.

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La mostra in corso a Caserta, presso due sedi distinte, il Museo di Arte Contemporanea e la galleria Arterrima, ci dà la possibilità di ammirare da vicino le sue creazioni. E per me è stata un’occasione unica, per incontrarlo ancora una volta, dopo diversi anni da quel 2008 in cui lo conobbi, a Firenze, in occasione di “Rinascimento Virtuale”. Spero non passino altri anni prima di rivederlo, e spero di fare un salto a Nizza, dove vive, per rivederlo prossimamente. Nel frattempo, possiamo incontrarlo presso la sua isola in Second Life. Un luogo che è sempre aperto e accessibile, a quanti hanno occhi per vedere, e sensibilità per recepire il messaggio contenuto nelle sue creazioni. Quella che molti di noi chiamano “arte”.

P.S.: Una semplice curiosità, che mi ha colpito leggendo la sua biografia, è che Patrick è nato a Troyes, un luogo che probabilmente dirà poco alla maggior parte di voi, ma che fu la patria di Chrétien de Troyes (1135-1190), il cantore della saga di “Lancillotto e i cavalieri della tavola rotonda”, un cantore visionario, di ideali e di avventure trascendenti da quel periodo, attraverso lo spazio e il tempo…

La parola “Comunità”

aprile 18th, 2015 AquilaDellaNotte Kondor

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by AquilaDellaNotte Kondor

La comunità italiana di Second Life non si è mai distinta per integrazione, affiatamento e capacità di lavorare uniti intorno ad obiettivi riconosciuti come “comuni”. E’ tuttavia anche vero che, quando ci sono amici in difficoltà, o si è chiamati a dimostrare la propria solidarietà, la comunità italiana ha sempre risposto all’appello, con dignità e con orgoglio. E’ un limite, o una caratteristica se volete, di noi italiani: solo quando ci troviamo di fronte a delle difficoltà siamo capaci di dare il meglio di noi stessi. Immaginate che paese sarebbe l’Italia se avessimo metodo di lavoro e capacità organizzative simili a quelle degli americani. Non ci sarebbe un paese al mondo in grado di competere. Ma a quel punto, forse, non saremmo più italiani, saremmo un’altra cosa…

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Il nome dell’ Avatar

aprile 12th, 2015 AquilaDellaNotte Kondor

by AquilaDellaNotte Kondor

 

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Andando in giro per il Metaverso, capita di incontrare ogni genere di individui, rappresentati ovviamente dai propri “Avatar”. Riflettiamo per un attimo su quale impatto emotivo proviamo nell’identificare una persona mai vista prima dal proprio Avatar. L’aspetto “fisico” ovviamente, ma, prima ancora, e in maniera più emblematica, il nome di quell’Avatar. L’aspetto fisico, l’apparenza, è importante, per tutta una serie di motivi, che è superfluo andare a ricordare ora, ma l’identità dell’Avatar, la sua caratteristica principale, il suo “marchio sociale” è rappresentato dal nome che quella persona ha scelto di dare al proprio Avatar. Prima di fare delle considerazioni sulle tipologie di nomi, dobbiamo rilevare che la situazione attuale, purtroppo, è molto peggiorata nell’utilizzo dei nomi di Avatar, rispetto al priodo iniziale di Second Life. Questo per due motivi: il primo dovuto a una precisa scelta da parte della Linden Lab, in secondo luogo, per il costume sociale di darsi i nomi più improbabili, visto che è possibile scegliere ora un nome qualsiasi, variando la propria denominazione nel profilo, e quindi il proprio “nome” pubblico. La scelta della Linden Lab a cui facevo riferimento, oltre a quella appena detta di poter modificare il nome nel profilo, è stata quella di denominare “Resident” tutti i nuovi iscritti a Second Life, a partire dagli ultimi anni. Fortunatamente, ai vecchi iscritti è stato consentito di mantenere il nome scelto all’atto dell’iscrizione, e questo non per un atto di riguardo nei loro confronti, ma solo per evitare molteplici “rename” nei vari database della Linden, il che avrebbe comportato dispendio di tempo e un notevole lavoro, oltre che impatti nella gestione amministrativa degli utenti. Credo che la scelta di chiamare tutti “Resident” sia dettata da motivi tecnici, poiché risulta in tal modo più semplice la gestione di una sola variabile piuttosto che di due, nell’archiviazione e nell’indicizzazione di tali informazioni. Scelta a mio parere miope, dal punto di vista del marketing “sociale”, all’interno del Metaverso. Ma questa miopia nel Marketing non mi stupisce più ormai. Troppi sono stati gli errori commessi, a mio parere, dalla Linden Lab negli anni passati, errori di prospettiva strategica (a cui si sta lentamente ponendo rimedio, sotto la gestione di Ebbe Altberg) e una serie di errori nella gestione delle communities (voglio ricordare anche, tra gli altri, il tema ancora caldo dei diritti intellettuali sulle opere create in world).

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Il festival della solidarietà per l’ALS

aprile 7th, 2015 AquilaDellaNotte Kondor

by AquilaDellaNotte Kondor

 

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L’Harvey Memorial Ensemble ALS Awareness è stata una manifestazione a scopo benefico, nata da un’idea di Kristine Blackadder, e poi di Elettra Beardmore e Sniper Siemens, organizzata dal gruppo Solo Donna, in collaborazione con la land Ametista. La manifestazione si è tenuta in memoria di Harvey22 Albatros, scomparso nell’ottobre del 2014, affetto da SLASclerosi Laterale Amiotrofica, o, in inglese, ALS – Amyotrophic Lateral Sclerosis.

La manifestazione si è tenuta a partire dal 22 febbraio, giorno dell’inaugurazione, e fino al 1 marzo, nella land Ametista in Second Life, messa a disposizione, per l’occasione, dagli owner Reiki Celtico, Asmodeus1x e Luna Oskar.

Molti sono stati i gruppi, circa trenta, che hanno aderito alla manifestazione, partecipando con propri DJ, artisti e cantanti, e molti sono stati anche gli artisti che hanno aderito a titolo individuale. L’adesione ed il supporto dei gruppi ha fatto da traino e da cassa di risonanza, alla manifestazione, richiamando una folla, quasi sempre costante, di oltre 50 avatar. Gli orari dell’evento sono stati dalle 16 del pomeriggio fino a notte inoltrata, per tutta la settimana.

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The Next Generation

marzo 22nd, 2015 AquilaDellaNotte Kondor

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by AquilaDellaNotte Kondor

L’associazione “Virtual Worlds Best Practice in Education”, attiva fin dal 2007, ha organizzato anche quest’anno l’annuale conferenza, partita lo scorso Mercoledì 18 e terminata ieri, che è stata di grande interesse, per il numero di partecipanti e per gli argomenti affrontati. Vi rimando al sito di questa organizzazione, benemerita, per acquisire materiale sulla sua organizzazione e sulle conferenze tenute in questi anni. Lo scopo dell’organizzazione è quello di diffondere le “Best Practices” sui progetti di formazione, negli ambienti immersivi in 3D.

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Il MdM in Craft World

marzo 8th, 2015 AquilaDellaNotte Kondor

by AquilaDellaNotte Kondor

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La giornata di ieri ha segnato una tappa fondamentale nell’evoluzione dei Mondi Virtuali, con un evento senza precedenti: l’inaugurazione del Museo del Metaverso nella Grid Opensim di Craft World.

I protagonisti di questo progetto sono stati tanti, e gli artisti che espongono, nella nuova sede del MdM in Craft, sono più di 40, e sono alcuni tra i nomi più conosciuti del Metaverso. Ma l’anima di questo evento è stata costituita da tre persone, che voglio qui citare esplicitamente. Innanzitutto Roxelo Babenco, che da anni porta avanti questa esperienza artistica, in Second Life e sul web, anche se c’è stata una interruzione negli ultimi anni. Il suo entusiasmo, il suo impegno, la sua visione di questo progetto, la rendono una protagonista indiscussa nel panorama dell’arte virtuale a livello internazionale.

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La storia di Second Life

febbraio 8th, 2015 AquilaDellaNotte Kondor

by AquilaDellaNotte Kondor

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Quando accade che qualcuno, guardandosi alle spalle, senta l’esigenza di condividere una storia, un pezzo di strada avventurosamente percorso, ebbene, quel momento di riflessione coinvolge, per forza di cose, anche coloro che quella storia l’hanno a loro volta percorsa, insieme a chi la racconta.

E’ quello che è successo ieri sera, e che continuerà a svolgersi per i prossimi giorni, e fino al 31 maggio, a quanti hanno percorso il sentiero tortuoso, realizzato da Sniper Siemens attraversando la storia di Second Life, nella land LEA17 . Il percorso si sviluppa attraverso cartelli esplicativi, pietre miliari e immagini dei momenti più significativi di questa avventura. Un grande lavoro, che ci sta regalando questa protagonista della comunità virtuale, non solo italiana, di Second Life.

Rezzable

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Viaggio tra passato e futuro

gennaio 26th, 2015 AquilaDellaNotte Kondor

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By Serena Domenici

Si dice che l’assassino torna sempre sul luogo del delitto, non sono di certo un’assassina ma sicuramente una nostalgica.

Al di là di ogni dietrologia, scrivere per Virtual Worlds Magazine mi piaceva molto. Sono stati tempi furenti e passionali. Forse non erano neanche i tempi adatti per discutere di certi argomenti. Io ci mettevo la faccia e la passione, e i miei modi certamente irruenti non trasmissibili nell’immediato a tutta l’utenza italiana.

Ma ho scritto belle cose, ho scritto della società italiana all’interno del Metaverso, come solo in pochissimi fanno, senza filtri. E se non usi filtri il “gioco” si fa duro.

L’avvento di Facebook nella vita esselliana ha pareggiato i conti, almeno per me. Tutto ciò che io avevo affrontato, rivoltando il Metaverso, me lo sono poi ritrovato su larga scala su quelle pagine: passioni, litigi, gelosie, invidie, ripicche, bontà, conforto, amicizia, rivalità. Tutte le emozioni, nel bene e nel male, di ciò che rappresentiamo nel  Metaverso.

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