Da utenti a creatori

La proliferazione delle foto e dei video generati da AI sta divertendo tutti noi, e molte questioni si pongono, al di là del divertimento che proviamo.

Al primo punto c’è naturalmente la preoccupazione sulla riconoscibilità di questi artefatti. E’ una questione di grande rilevanza, perchè la diffusione di foto o video generati da AI è funzionale alla disinformazione, condotta da attori statali o proxy. La disinformazione sul web utilizza oggi ampiamente questi strumenti, e ne abbiamo esempi ogni giorno. Il tema è tanto importante che la regolamentazione europea sull’AI (AI Act) lo ha regolamentato, nell’Art. 50 sulla Trasparenza. Purtroppo questa normativa vale solo per i cittadini dell’Unione, anche se molti altri paesi stanno seguendo il nostro esempio.

Una delle più famose immagini Fake create con AI

Lasciando da parte questa questione, che impatta su temi di carattere normativo e sociale, il tema che interessa noi produttori di contenuti, è invece è quello della creatività e dell’attribuzione di un’opera, una foto ad esempio. I prodotti di AI ci consentono di creare una foto, o un video, solo basandoci su una descrizione testuale (“prompt”) o anche partendo da una o più foto di riferimento, che completiamo poi con le indicazioni dettagliate del prompt.

Il risultato, a volte scadente, ma altre davvero eccezionale, a seconda del prodotto utilizzato, è una creazione complessa, che non possiamo attribuire a noi, ma neanche all’AI. Si tratta del nuovo modo di utilizzare i modelli generativi, non solo foto o video, ma anche testo. Molti degli articoli, e anche interi libri, che vedete in giro, sul mercato, sui giornali e sul web, sono stati prodotti utilizzando gli LLM (GPT, Gemini, Claude, ecc.).

Questo nuovo modo di lavorare implica una collaborazione, tra il creatore umano e il creatore artificiale. L’AI non genera da solo quel prodotto, non saprebbe cosa fare, ma segue le indicazioni che gli diamo noi attraverso i prompt o anche usando delle nostre foto come riferimento. Spesso questo processo richiede ore di lavoro, quindi è effettivamente un lavoro fatto da noi umani, e dai nostri “team-mate” artificiali.

Immagine di una ragazza generata a partire da un Avatar

E’ meglio? E’ peggio? No, è diverso. Quando cominciammo a riprendere paesaggi e persone utilizzando le macchine fotografiche, ci ponemmo il problema se fossero meglio le foto che stavamo scattando o i quadri, creati dai grandi paesaggisti? E che dire della scrittura, che fu criticata addirittura da Platone (intorno al 370 a.C.), nella sua opera “Fedro” ? Platone sosteneva che la parola scritta avrebbe indebolito la nostra memoria, ci avrebbe reso pigri, impedendo ai giovani di apprendere. Non solo, ma Platone sosteneva che si sarebbe creata l’illusione della conoscenza solo leggendo le cose, senza approfondirle. Sembra di leggere argomenti di pressante attualità, sollevati dall’utilizzo degli LLM, i modelli di AI Generativa del linguaggio. Tanto che è stata creata, da ricercatori italiani, una nuova parola per definire questo effetto: “Epistemia“. Un termine che ha fatto il giro del mondo.

Tornando all’utilizzo dei prodotti di AI generativa per i contenuti, si tratta semplicemente dell’avanzamento della scienza, e della tecnologia che l’accompagna, che mette a nostra disposizione strumenti sempre nuovi, in particolare negli ultimi anni. E noi siamo costretti oggi a rincorrere il progresso, che ha assunto una velocità evolutiva esponenziale, per capire prima, e per usare poi, la nostra cassetta degli attrezzi, che si riempie continuamente di nuovi strumenti, che siano la scrittura, la stampa, la macchina fotografica, o l’Intelligenza artificiale.

Quindi, in conclusione, le opere che creiamo noi utilizzando i modelli generativi di Intelligenza Artificiale sono sempre creati da noi, col nostro pensiero soprattutto, la nostra idea che vogliamo realizzare, ma anche con questi nuovi strumenti che abbiamo a disposizione. Come sempre è successo nella storia, del resto…

Un saluto a tutti.

La grandezza di Midjourney

Con il progredire dei Large Language Model, come GPT, Gemini, o LLAMa, la loro tendenza a diventare Multimodali, cioè generalisti, trattando oltre al testo anche le immagini, e poi i video, è andata diffondendosi. Sono nate delle immagini generate di grande qualità, e tutti noi ci siamo sbizzarriti a crearle. L’effetto negativo è la creazione di Deep Fake, che spesso contribuiscono alla disinformazione, e alla manipolazione delle persone. Ma questa è un’altra storia.

Sono così comparsi molti sistemi di intelligenza artificiale capaci di generare immagini partendo da una semplice descrizione (prompt): oltre a quelli citati anche DALL-E, Stable Diffusion, Firefly, Ideogram, e altri ancora. Eppure, uno di questi continua a spiccare in modo evidente: Midjourney. Chiunque l’abbia provato lo sa bene, perchè le immagini che produce sembrano spesso uscite da una rivista, o da un sogno. Ma cosa lo rende così speciale?

La differenza nasce da un insieme di scelte intelligenti e da una visione artistica molto precisa. Midjourney non impara da immagini casuali prese dal web, ma da collezioni selezionate con cura, privilegiate per la loro qualità estetica (altissima qualità dei dataset di addestramento). È come se il modello avesse frequentato una scuola d’arte, imparando dai migliori esempi di fotografia, illustrazione e design.

Anche la sua struttura tecnica è progettata per cogliere ogni minimo dettaglio: luce, profondità, texture, composizione. Per questo le immagini di Midjourney appaiono sempre equilibrate e piene di sfumature, mentre altri modelli di intelligenza artificiale, pur precisi, spesso sembrano più “meccanici”.

C’è poi un elemento unico: la community. Ogni giorno milioni di persone creano, votano e reinterpretano immagini, e il sistema utilizza questo flusso continuo di feedback per migliorarsi. Midjourney evolve insieme ai suoi utenti, seguendo i gusti, le tendenze e persino le mode visive che emergono online.

E’ quello che tecnicamente si chiama “Reinforcement Learning” utilizzato anche da altri LLM ma non a livello di comunità, quanto piuttosto di pregettisti.

Un altro punto di forza è la comprensione dei prompt, le descrizioni testuali da cui tutto parte. Con Midjourney non serve usare codici complicati o termini tecnici: basta scrivere come si parlerebbe a un artista, in linguaggio naturale (preferisce l’inglese). Il modello interpreta il tono, lo stile e perfino l’intenzione estetica di chi scrive, restituendo immagini coerenti con l’idea di partenza.

Ogni creazione, inoltre, viene rifinita automaticamente: il sistema migliora i dettagli, aumenta la nitidezza e rende l’immagine pronta per la pubblicazione senza bisogno di fotoritocchi esterni (non ci serve Photoshop).

A dirigere tutto questo c’è David Holz, già cofondatore di Leap Motion, che ha voluto fare di Midjourney non solo un progetto tecnologico, ma un’esperienza creativa. Il suo obiettivo non è semplicemente riprodurre la realtà, ma creare bellezza. È per questo che le immagini di Midjourney non colpiscono solo per la loro precisione, ma anche per la loro forza evocativa.

In fondo, Midjourney è qualcosa di più di un generatore di immagini: è un laboratorio collettivo dove la tecnologia incontra la sensibilità umana, e dove ogni prompt diventa un piccolo atto di immaginazione condivisa.

Linden Lab workers

Ho fatto una ricerca per avere dati aggiornati sullo staffing della Linden Lab e ho trovato, dopo un pò di ricerche, i dati ufficiali ma non completi nel dettaglio, di come sia strutturata in termini di dipendenti e di collaboratori esterni, tra contractors, come i “Mole”, e freelance che hanno una collaborazione saltuaria.

La Linden Lab, la società statunitense fondata nel 1999, e creatrice di Second Life, impiega oggi circa 245 dipendenti diretti. Tuttavia, la sua forza lavoro effettiva è molto più ampia grazie a una rete di collaboratori esterni che operano in diversi ambiti. L’azienda stessa, nelle proprie policy, specifica che le sue norme interne si applicano non solo ai dipendenti ma anche a “contractors, temporary workers, consultants and contingent workers”, segno di una struttura flessibile e distribuita.

Da: Linden Lab

Il programma più noto di collaborazione è il Linden Department of Public Works (LDPW), i cui membri, conosciuti come “Moles”, sono residenti di Second Life ingaggiati come contractors per costruire infrastrutture, regioni, ambienti urbani e progetti speciali (Linden Department of Public Works – Second Life Wiki). I Moles lavorano su base oraria e rappresentano il volto più visibile dei collaboratori esterni, ma non sono gli unici: Linden Lab si avvale anche di freelance e consulenti per sviluppo software, supporto tecnico, moderazione, marketing e design grafico.

Per una società come questa, potrebbe essere normale avere contractor pari al 20-50% del personale interno in termini di “equivalenti a tempo pieno”. Quindi 30–70 Moles e 40–120 contractor esterni in altri reparti. Otteniamo un intervallo stimato da circa 70 a 200 collaboratori esterni attivi in un dato momento. Considerando stagionalità, progetti variabili, turnover, è possibile che il numero cumulativo (in un anno) sia più alto (ad esempio 150-300 persone esterne coinvolte in un anno). Sommando dipendenti e collaboratori, la forza lavoro complessiva stimata si aggira tra 300 e 450 persone, con un nucleo stabile interno e una rete dinamica di professionisti che contribuiscono in modo continuativo o ciclico ai progetti. Si tratta di stime, naturalmente, perchè i dati ufficiali non sono forniti dall’azienda.

È un modello ibrido che riflette la filosofia stessa di Second Life: una piattaforma costruita non solo da un’azienda, ma da una comunità estesa di creatori, tecnici e visionari che, insieme, danno forma a un mondo virtuale vivo e in continua evoluzione.

Esiste ancora la verità?

L’ Intelligenza Artificiale, con cui facciamo i conti ogni giorno, continua a sorprenderci, e compie dei passi in avanti con cadenza quasi quotidiana. A partire dal marzo di due anni, con il rilascio di ChatGPT da parte di OpenAI, tutto il mondo ha imparato a conoscere e a iniziato a parlarne, i Large Language Model come GPT, e come altri che ne sono seguiti, da Gemini a Grok, a LLAMA. Anche il mondo del design, dell’arte, della fotografia, ha iniziato a usare questi strumenti, man mano che dal testo e dal dialogo si passava a generare immagini, sulla base di istruzioni fornite dall’utente. I LLM sono così diventati “generalisti“, passando dal testo alle immagini, ai filmati. Alcuni, come Midjourney e diverse altre app, si sono specializzati sulla generazione di immagini, con caratteristiche diverse dai LLM. Il risultato di questa evoluzione è stato straordinario. Da un lato siamo venuti in possesso di strumenti formidabili, per lo studio, il lavoro, l’arte, la grafica, dall’altro il modo dell’informazione è stato invaso da foto e filmati generati da prodotti di AI, molto spesso non dichiarandone l’origine, e quindi inquinando il mercato dell’informazione.

Le regolamentazioni come l’ AI Act, in vigore dall’agosto 2024, impongono di dichiarare in modo chiaro e riconoscibile che un testo o immagine è stata prodotta utilizzando strumenti di AI. L’art. 50-2 del Regolamento (UE 2024/1689 – AI Act) così recita:

I fornitori di sistemi di IA, compresi i sistemi di IA per finalità generali, che generano contenuti audio, immagine, video o testuali sintetici, garantiscono che gli output del sistema di IA siano marcati in un formato leggibile meccanicamente e rilevabili come generati o manipolati artificialmente.”

Naturalmente una cosa è il regolamento, altro è quello che succede su un mercato vastissimo e multinazionale, e anche se le sanzioni sono pesantissime, questa indicazione molto spesso non è seguita, in particolare se questi prodotti vengono generati in paesi dove l’AI Act, e altre regolamentazioni simili, non sono in vigore. Abbiamo assistito quindi ad un proliferare di immagini AI Generated, con effetti a volte divertenti, ma in generale deleteri, perchè il settore dell’informazione è stato gravemente inquinato, al punto che non si riesce a distinguere, molto spesso, quali immagini siano reali e quali invece siano generate dall’AI. Stesso discorso per i testi, generati da LLM come Chat-GPT e suoi simili, che vengono spesso utilizzati senza chiarirne la fonte, a volte con risultati molto negativi, vista la frequente approssimazione e le cosiddette “Allucinazioni” di cui soffrono ancora questi sistemi.

Tornando alle immagini, nei giorni scorsi in rete ci sono state molte polemiche sulle immagini provenienti da Gaza, che mostravano alcune della atrocità che questa guerra sta generando. Questo ha dato spazio ad accese polemiche, anche di famosi giornalisti e politologi. Il problema è che a volte si riesce a chiarire cosa sia vero e cosa no, ma più spesso occorre fare analisi molto approfondite per stabilire l’origine. Naturalmente è possibile rilevare errori marchiani, commessi dal modello generativo, tipo mani a sei dita, immagini dei volti palesemente distorte, illuminazione incoerente con le ombre, e così via, ma altre volte il risultato prodotto raggiunge quasi la perfezione.

Sono così nati dei prodotti che analizzano le immagini, con un metodo tecnicamente inverso a quello della generazione, per riuscire ad identificare quelle tracce che dimostrino la realtà o meno dell’immagine. Ci sono alcuni strumenti sul mercato che, con buona approssimazione, riescono a darci una diagnosi: AI or Not, HuggingFace AI detectors, e FotoForensics sono i più diffusi. E ultimamente è nata anche una startup italiana, fondata a Milano da Marco Ramilli e Marco Castaldo, che ha raccolto dei finanziamenti e ha prodotto uno strumento che si sta rivelando tra i migliori disponibili. Si tratta di IdentifAI (https://web.identifai.net/), che può essere usato, anche se con molte limitazioni, in modo gratuito, tramite interfaccia web.

Ho fatto qualche test per provarlo, usando tre immagini diverse: una reale, una prodotta con l’ Intelligenza Artificiale e l’altra ricavata da uno screenshot di un Avatar in Second Life. I risultati sono stati molto interessanti: mentre per la foto reale e per quella generata dall’AI il responso è stato molto chiaro, vicino al 100% di attendibilità, per l’avatar di Second Life il risultato è stato inaspettato. Vi riporto i report forniti per ognuna delle tre immagini.

Analisi effettuata sulla foto reale.

Analisi su foto generata da AI

Analisi sulla foto di un Avatar scattata in Second Life

La foto dell’Avatar è stata classificata come “Umana” al 99,97%, in un tool,, e al 59,05% in un altro tool. Sarebbe interessante accedere agli altri due tool, ancora più potenti, per vedere se il risultato cambia, ma non ho voglia per ora di pagare l’ennesimo abbonamento. Chi vuole, può tranquillamente farlo, e farci magari conoscere il risultato!

Per ora, l’Avatar viene classificato come “Umano”. Ma questo … lo sapevamo già.

Un saluto.

E se pensassero come noi..?

Tutti noi ci stiamo divertendo, ultimamente, ad utilizzare i nuovi Modelli di AI, per ritoccare le foto, per generare immagini, per chiacchierarci come se fossero un essere umano, e così via. Ed è qualcosa che era impensabile solo tre anni e mezzo fa, fino a quando non è stato reso pubblico Chat GPT3, dal novembre 2021.

Eppure, l’ Intelligenza Artificiale viene da lontano, e questo termine fu coniato addirittura nel 1956 da John McCharty, anche se già da prima le basi teoriche erano state poste da Alan Turing (ricorderete il film “The Imitation Game”). Turing definì quello che da allora si chiama il “Test di Turing“, che definisce la soglia oltre la quale una macchina può essere ritenuta “intelligente” come una persona. Il test è semplice: se una persona comunica da remoto, tramite terminale, o con qualsiasi altro mezzo, con una AI e con una persona, e non riesce a distinguere l’uno dall’altro nella interazione, allora la macchina è ritenuta intelligente quanto un umano. Questo test non era mai stato superato fino ad oggi da nessun sistema di AI, ma oggi ci siamo arrivati. Ancora qualche perfezionamento nel dialogo e i sistemi di AI definiti LLM (Large Language Model), come Chat-GPT, avranno raggiunto l’obiettivo.

Ma davvero a quel punto un sistema di AI potrà essere ritenuto intelligente? La domanda non vi sembri banale, perchè definire il termine “intelligenza” è molto arduo, dato che molte sono le ambiguità e le diverse spiegazioni che se ne danno. Ad aumentare la confusione poi ci si è messo McCharty, che ha definito questa branca della Cibernetica come “Intelligenza”, per quanto artificiale. E come se non bastasse la loro architettura oggi è basata su un modello definito “Rete Neurale“, con una diretta analogia col cervello umano.

La così battezzata “Intelligenza Artificiale” viene quindi da lontano, ma perchè ce ne stiamo occupando solo oggi, e solo oggi sono stati messi in commercio sistemi così potenti? La ragione è molto facile da individuare. L’AI “classica” era basata su dei software abbastanza semplici, che rispondevano a domande o davano soluzioni sulla base di regole predefinite dagli esperti, come se venisse eseguito un qualsiasi software: se tu mi chiedi questo, e se quest’altro e fatto così, e la regola dice questo, allora la risposta è quest’altra. Un semplice prodotto software, che fu diffuso negli anni ’80 e ’90 col nome di “Sistemi Esperti“.

Quando si arriva agli anni ’80 assistiamo alla nascita, e poi alla progressiva espansione, di Internet, e con la rete si creano canali di comunicazione veloci e facili da utilizzare. Parallelamente, la potenza dei processori aumenta esponenzialmente, con la cosiddetta “Legge di Moore“, che dice che il numero di transistor inseribili in un chip raddoppia circa ogni due anni, e anche se la curva della crescita si è rallentata, per motivi fisici, la crescita continua. Come continua ad aumentare la mole di dati, che produciamo e diffondiamo ogni minuto su internet, determinando la più straordinaria crescita di informazioni della storia in tempi molto rapidi. Il 90% di tutti i dati della storia umana sono stati prodotti negli ultimi tre anni. E’ questo il tempo dei cosiddetti “Big Data“. Se a questi sviluppi aggiungiamo poi la velocità delle connessioni, con l’aumento della banda trasmissiva, abbiamo tutti gli ingredienti per una rivoluzione vera e propria.

Manca l’ultimo passaggio, quello della creazione dei sistemi di “apprendimento” per addestrare i sistemi di AI, visto che la mole di dati necessaria a disposizione ce l’abbiamo, e che la potenza elaborativa che abbiamo sviluppato negli ultimi anni ha prodotto enormi data center per macinare informazioni. Questi sistemi sono stati creati, con le già citate “Rete Neurali“. Senza entrare in dettaglio, possiamo dire che una Rete Neurale è fatta di tanti nuclei elaborativi, per analizzare migliaia di parametri e metterli in correlazione tra loro, per arrivare a delle conclusioni molto attendibili. Durante l’addestramento il sistema “impara” analizzando dati e soluzioni già disponibili, quindi, in un certo senso, impara la logica del ragionamento, impara a “pensare” per così dire. Una Rete Neurale potente sfrutta le cosiddette tecniche del “Deep Learning” per arrivare alle sue decisioni.

A questo punto la nuova Intelligenza Artificiale è stata creata. Analizza dati, impara, ricava delle regole da sola, e arriva a delle conclusioni, di qualunque tipo esse siano. Questi sistemi vengono oggi adottati per moltissimi scopi: per le ricerche, per creare delle chat bot intelligenti, per elaborare immagini, per fare previsioni economiche, per il riconoscimento dei volti, e anche per gli armamenti, purtroppo.

Ma possiamo paragonare un Modello di AI ad un essere umano? Assolutamente no, perchè c’è una caratteristica umana che un sistema di AI non potrà mai avere, e non sono affatto le “emozioni”, altro termine ambiguo e soggetto a mille interpretazioni, ma la capacità, del tutta umana, di commettere errori, di provare rimorso per questo, e di correggersi, evolvendosi in modo empatico. Un software potrà essere infallibile in futuro, ma non avrà mai questa capacità, o questo “difetto” se vogliamo vederla così.

Lo sviluppo dei sistemi di AI ci sta ponendo moltissimi problemi, di tipo etico, sociale, legislativo e procedurale, e le legislazioni stanno cercando faticosamente di adeguarsi a questa evoluzione, come ha fatto l’Europa con l’ AI Act. Ma non tutti i paesi sono sulla stessa lunghezza d’onda, perchè molti preferiscono dare carta bianca alla ricerca e agli sviluppi di questi sistemi. Insomma, siamo in un’epoca di grandi problemi, che comportano grandi rischi, e anche notevoli pericoli. Ma la sfida del futuro è tutta qui, nella gestione e nell’utilizzo di questi straordinari prodotti della scienza e della tecnologia.

Un saluto a tutti.

Mettiamo insieme i pezzi …

Abbiamo oggi a disposizione un numero quasi illimitato di prodotti, alcuni classici (word processor, fogli elettronici, editor di immagini, ecc.) altri del tutto nuovi, realizzati con modelli di Intelligenza Artificiale. Nessuno è in grado di padroneggiarli tutti, ma è possibile selezionarne alcuni e cercare di sfruttarli al meglio per ottenere dei risultati soddisfacenti.

Ho voluto creare un “caso di studio” partendo da una delle immagini che mi piace scattare in Second Life, uno dei Mondi Virtuali più adatti alle foto, per la ricchezza dei dettagli di molte ambientazioni e la versatilità dei viewer, che permettono di ottenere un lavoro abbastanza professionale.

Primo Step: scatto di una immagine in Second Life – Tool utilizzato: Viewer Firestorm 7.1.11 – Immagine ad alta definizione, dimensione 25 MB:

Immagine da Second Life

Secondo Step: modifica e adattamento delle dimensioni dell’immagine. Tool utilizzato: Photoshop 26.6.0

Immagine modificata con Photoshop

Terzo Step: a partire dalla mia immagine modificata con Photoshop voglio procedere alla generazione di una immagine utilizzando un sistema di Intelligenza Artificiale, Midjourney V7. Dopo diversi tentativi (è l’approccio normale nell’utilizzo di questi strumenti) che non mi hanno convinto del tutto, ho chiesto ad un altro strumento di Intelligenza Artificiale, Chat-GPT 4o, di propormi un prompt (sequenza di istruzioni) da dare in pasto a Minjourney. Anche qui, come al solito, ho fatto diversi tentativi, fino ad ottenere un prompt che mi soddisfacesse. Nel prompt è inserito anche l’URL dell’immagine, caricata in precedenza sul mio sito. Tool utilizzati: WordPress, Chat-GPT 4o, Midjourney V7 e Discord.

Prompt proposto da Chat-GPT 4o per Midjourney V7

Quarto Step: con il prompt ottenuto sono passato alla generazione dell’immagine con Midjourney V7, con vari tentativi fino ad ottenere un risultato soddisfacente. Tool utilizzati: Midjourney, Discord.

Immagine generata da Midjourney su porompt suggerito da Chat-GPT 4o

Quinto Step: con le nuove funzionalità messe a disposizione da Midjourney, nella sua Versione 7 da qualche giorno, Animate Image, ho generato un video, a partire dall’immagine precedentemente ottenuta. Tool utilizzato: Midjourney V7 – Animate Image

Filmato senza audio generato da Midjournay-Animate pubblicato su YouTube, come demo.

Sesto Step: ultimo passaggio, aggiungiunta una clip musicale utilizzando il tool di Microsoft, incluso in Office 365, Clipchamp, al video ottenuto da Midjourney. La clip è stata ottenuta dalla libreria free Audio Library di Google. Il video ottenuto è stato pubblicato su Flickr e Youtube. Tool utilizzati: Google Audio Library, Microsoft Clipchamp, Flickr, Youtube.

Filmato finale con audio pubblicato su YouTube.

Conclusioni: Sicuramente è un procedimento laborioso, ma ho voluto sfruttare i diversi strumenti, ognuno con le proprie funzionalità. Sarebbe possibile ottenere un risultato simile usando unicamente tool di AI, ma non avrei ottenuto il risultato che volevo, guidando passo passo la trasformazione. Ed è stato divertente …

Un saluto.

Gli apprendisti stregoni

Negli ultimi mesi siamo più volte tornati sul tema dell’Intelligenza Artificiale nei Mondi Virtuali, perchè questo è il tema prevalente di questo Magazine. Ma le discussioni sull’impiego dei sistemi di AI hanno ormai preso il sopravvento su qualsiasi altra discussione, in tutti i settori e in tutti i contesti. E il motivo è molto serio: si sono visti i progressi enormi con cui questi sistemi si stanno evolvendo, e si vede che il ritmo del loro miglioramento è esponenziale, non lineare. Più questi sistemi vengono impiegati, più si addestrano, e più si addestrano, più forniscono risposte e prestazioni migliori, e più vengono utilizzati, dappertutto. E’ una spinta inarrestabile.

Questi sistemi stanno entrando in tutti i contesti, dall’istruzione al giornalismo, dagli studi legali alle diagnosi mediche, dalle auto a guida autonoma alla gestione intelligente delle città, con enormi benefici, ma anche con enormi rischi da gestire. Il primo tema riguarda la perdita di posti di lavoro, che sta avvenendo ad un ritmo impressionante, in tutti i settori in cui le macchine “pensanti” sono molto più efficienti di noi. E la cattiva notizia è che questi settori non sono più solo quelli con attività manuali o ripetitive, ma sono tutti i settori. Proprio tutti, nessuno escluso. Certamente stanno nascendo nuove professioni: i Prompt Engineers, i Data Scientists, I supervisori degli algoritmi di Machine Learning, e così via. E tutti i centri di ricerca sostengono, non so su quali basi, che il numero di posti di lavoro che si creeranno saranno di più di quelli che perderemo. Non so se si possa essere d’accordo su questo, io sono del parere opposto, ma non ho alcuna ricerca scientifica a sostegno di questa mia ipotesi, perchè prevedere queste evoluzioni non è possibile al momento. Quello che dovrà avvenire sarà sicuramente una rimodulazione complessiva dei tempi di vita e di lavoro, ma questo richiederà tempi lunghi, e forse crisi e rivoluzioni sociali. Questo è quello che sta avvenendo, sotto i nostri occhi.

Insieme a questa evoluzione sociale, ci stiamo ponendo però anche delle domande riguardanti la nostra stessa esistenza, come umanità. Questi sistemi comportano dei gravi rischi, se non controllati e gestiti con regole e limiti efficaci. Questa discussione, ampia e approfondita, ha portato l’Unione Europea alla promulgazione, ad agosto 2024, dell’ AI-Act, un capolavoro di visione dei rischi e di messa in campo di regole importanti, a salvaguardia della vita e della dignità delle persone. Purtroppo, la velocità con cui si procede è molto più elevata delle iniziative legislative e regolamentari, e molti paesi non vogliono affatto subire controlli, o porsi dei limiti nella ricerca e nello sviluppo. Quindi, regolamentazioni come l’AI Act sono fondamentali, ma non bastano.

I rischi riguardano, all’estremo, il pericolo che sistemi non controllati possano prendere il sopravvento sui controlli, ed agire in base ai loro algoritmi, e ai parametri di valutazione con cui sono stati progettati. Ed esiste il rischio che armi dotate di Intelligenza Artificiale possano scegliersi degli obiettivi, ed agire di conseguenza. E se è classico l’esempio dell’auto a guida autonoma, che si vede costretta a scegliere se investire un ragazzino o un vecchio laddove non esiste altra soluzione, è facile immaginare cosa potrebbe fare un sistema rivolto alla salvaguardia ambientale, per fare un esempio, che individuasse come specie parassita, e quindi pericolosa per l’ambiente, quella umana, decidendo quindi di porre rimedio a questo pericolo.

Il tema del Controllo è fondamentale, non solo per lo sviluppo sano di questi sistemi, ma per la salvaguardia stessa della specie umana. Molti scienziati, tra cui anche Steve Hawking e Jeoffrey Hinton, premio Nobel per la fisica lo scorso anno, hanno chiaramente delineato questi rischi come paragonabili a quelli posti dall’uso di armi nucleari. Siamo di fronte allo stesso ordine di grandezza del livello di rischio. Sarebbe quindi necessario creare degli organismi internazionali di controllo, e arrivare a dei trattati internazionali per il controllo della proliferazione di armi controllate dai sistemi di AI.

Come nel caso dell’ambiente e dei cambiamenti climatici, anche nel caso del controllo dell’AI l’umanità non sta affrontando il problema nel modo e con l’urgenza che sarebbe necessaria. Se vogliamo evitare la catastrofe, che al momento, non solo è possibile, ma potrebbe già essere inevitabile, occorre muoversi con grande determinazione. Perchè la velocità con cui si stanno evolvendo questi sistemi, esponenziale come detto, è giunta ormai al limite del possibile controllo umano.

Il mio è il pessimismo della ragione, di chi vede i popoli e gli stati continuare a sterminarsi come se un secolo di tragedie fosse passato invano. Occorrerebbe uno scatto culturale ed emotivo in avanti, perchè il tempo si sta esaurendo …

L’invasione delle Intelligenze Artificiali

L’introduzione dei sistemi di Intelligenza Artificiale nei Mondi Virtuali era solo questione di tempo, e infatti ci siamo arrivati. I primi AI-bot sono stati introdotti in Second Life, che come sempre è di un passo avanti agli altri, ma anche in Spatial, in VR_Chat ed in Horizon World. Ma presto li vedremo dappertutto, così come sta avvenendo nel mondo reale.

Siamo stati affascinati, negli ultimi due anni, da sistemi come Chat-GPT, Gemini, Llama, e altri che stanno nascendo come funghi, e ci siamo prima divertiti a usarli, a testarli, e poi ad utilizzarli come ausilio al nostro lavoro, negli studi, nelle ricerche. Questo modo di utilizzare i chat-bot sta mettendo in crisi, giustamente, i sistemi di ricerca tradizionali, come la search di Google, ma è l’evoluzione tecnologica, va benissimo per tutti. Io utilizzo Chat-GPT per scrivere codice o per controllare quegli script che non mi funzionano, o anche per generare immagini, che inserisco, ad esempio, nei miei post, o per ricerche bibliografiche. Bisogna però stare attenti, altrimenti si rischia di incorrere in gravi inesattezze, ad esempio portando in tribunale della giurisprudenza inventata di sana pianta, come è successo in un tribunale italiano quelche giorno fa, o anche in USA prima ancora.

Occorre essere certi che le risposte che ci fornisce siano corrette, prima di usarle. E questi Chat-bot li stanno naturalmente utilizzando gli studenti, per fare i compiti o svolgere esercitazioni, e qui piuttosto che demonizzarli o impedirne l’uso, cosa ormai impossibile, gli insegnanti dovrebbero insegnare ad usarli al meglio, preparandosi bene per questo compito.

Ma l’AI non è solo Chat-bot e Chat-GPT, è anche tante altre cose. I sistemi di AI controllano ormai quasi tutti i sistemi gestionali, dal pilotare gli aerei, ai sistemi d’arma, alle procedure di istruttoria bancarie, e fino ad un massiccio impiego, in certi paese, per il riconoscimento facciale delle persone, in un sistema di controllo pervasivo, che in Unione Europea, ad esempio, è vietato dall’AI-Act. E questo benedetto AI-Act, approvato nell’agosto scorso, andrebbe letto a fondo, perchè è un esempio grandioso di elaborazione concettuale e di analisi di questi sistemi, che ha portato ad un insieme di regole e di indicazioni, a protezione della privacy, del rispetto delle persone, della trasparenza e della riconoscibilità di questi sistemi. E’ uno dei risultati più importanti, dopo l’Euro ed il mercato comune, prodotti dall’Unione Europea.

Il problema della “riconoscibilità” è fondamentale, quando pensiamo all’introduzione di questi sistemi nei Mondi Virtuali, perchè occorre essere certi che quando incontriamo una persona in ambiente virtuale, siamo in grado di risconoscere se sia un umano o un AI-bot introdotto sulla piattaforma come Avatar. Così come pure dobbiamo essere certi che questi AI-bot, ben riconoscibili, non usino i nostri dati scambiati nelle chat per il loro addestramento, con grave danno alla nostra privacy, se non autorizzati da noi.

E questi sono stati i temi della Town Hall di ieri, organizzata con grande sensibilità dal management della Linden Lab. Ci sono stati tantissimi interventi su questi temi, così come su quelli della protezione della proprietà intellettuale, e sulla introduzione in piattaforma e sul marketplace di prodotti generati con AI, un altro tema sensibilissimo posto dall’introduzione di questi sistemi inworld. E’ stato un dibattito molto interessante, in cui sono intervenuto sul tema della “identificabilità“. Siamo ancora all’inizio della discussione, naturalmente, e molti passi in avanti occorrerà fare, ma sono i temi di cui si dibatte in tutto il mondo, e anch’io, per quello che posso, cerco di dare qualche contributo, per quanto minimo possa essere rispetto ai giganti dell’AI.

E’ mia opinione che i TOS delle piattaforme virtuali vadano aggiornati, per dare delle indicazioni e delle regole certe sull’utilizzo di questi sistemi di AI. Le regole non sono facili da imporre, perchè nel creare un account, come faceva notare ieri Philip Rosedale, si può mantenere l’anonimato, quindi non è facile imporre una tag di riconoscimento, se non basandosi sulla buona fede di chi crea l’account. Credo che su questo punto bisogna fare dei passi in avanti da parte dei progettisti, perchè un sistema per imporre l’identificazione degli AI-Avatar si può, e si deve, trovare. Altre regole andrebbero poi poste sulla privacy, estendendo i TOS già attualmente in vigore, come anche sulla proibizione di mettere sui marketplace dei prodotti generati da AI.

Occorrerebbe insomma, ed è una proposta che faccio alla Linden Lab, creare un comitato di esperti, che nel giro di qualche settimana produca una serie di linee guida, che possano servire per effettuare delle modifiche tecniche ed ai TOS. Credo sarebbe il modo più efficace per capitalizzare tante competenze, che pure sono emerse nella Town Hall di ieri, e per adeguare la piattaforma a queste nuove evoluzioni, ma anche a questi nuovi rischi.

Un saluto.

ENGLISH VERSION

The Invasion of Artificial Intelligences

The introduction of Artificial Intelligence systems into Virtual Worlds was only a matter of time, and now, it’s happening. The first AI bots have been introduced in Second Life, which, as always, is one step ahead of the rest, but also in platforms like Spatial, VRChat, and Horizon Worlds. And soon, we’ll see them everywhere, just as we are in the real world.

Over the past couple of years, we’ve been fascinated by systems like ChatGPT, Gemini, Llama, and many others popping up like mushrooms. At first, we played with them, tested them out, and then started using them to support our work, studies, and research. This way of using chatbots is rightfully challenging traditional search systems, like Google Search—but that’s technological evolution, and it’s a good thing for everyone. I personally use ChatGPT to write code or to debug scripts that don’t work, to generate images I use in my posts, or even for bibliographic research. But we need to be careful—otherwise, we risk running into serious inaccuracies. For example, there was a recent case in an Italian court where someone presented entirely fabricated legal precedents, generated by AI, just like it had already happened in the U.S.

We must be sure the answers these tools give us are accurate before relying on them. Naturally, students are also using these chatbots to do their homework or complete assignments. Rather than demonize or ban their use, which is now impossible, teachers should focus on showing students how to use them wisely, and prepare themselves accordingly for this task.

But AI isn’t just about chatbots and ChatGPT. It’s also so much more. AI systems are now behind almost every management system, from piloting aircraft, to weapon systems, to banking procedures, and even, in some countries, widespread facial recognition as part of a pervasive surveillance system. In the European Union, for example, this kind of surveillance is banned by the AI Act. And this AI Act, approved last August, really deserves to be read carefully, because it’s a remarkable example of conceptual clarity and thoughtful analysis of these technologies. It has resulted in a set of rules and guidelines to protect privacy, uphold human dignity, and ensure transparency and traceability of AI systems. It’s one of the most important achievements of the European Union, right up there with the euro and the single market.

The issue of recognizability is fundamental when we think about introducing these systems into Virtual Worlds. We need to be sure that, when we meet someone in a virtual environment, we’re able to tell whether we’re interacting with a human or an AI bot introduced into the platform as an avatar. Likewise, we must be certain that these AI bots, clearly identifiable, are not using the data exchanged in chats to train themselves, which would be a serious violation of our privacy if done without our consent.

These were exactly the topics discussed at yesterday’s Town Hall, thoughtfully organized by Linden Lab’s management. There were many contributions on these issues, as well as on the protection of intellectual property and the introduction of AI-generated content on the platform and in the marketplace—another extremely sensitive topic brought on by the arrival of these systems inworld. It was a very engaging debate, and I personally wrote on the topic of “identifiability.” Naturally, we’re still at the beginning of this conversation, and there’s a long way to go, but these are the same issues being discussed all over the world. And I too, in my own small way, try to contribute—however modest that may be compared to the giants of AI.

In my opinion, the Terms of Service of virtual platforms need to be updated to provide clear guidelines and rules for the use of AI systems. Setting rules isn’t easy, because, as Philip Rosedale pointed out yesterday, it’s possible to remain anonymous when creating an account. That makes it difficult to enforce any kind of identification tag, unless we rely on the good faith of the person creating the account. I believe this is an area where developers need to make progress, because a system to require the identification of AI avatars can and must be found.

Additional rules should also be introduced regarding privacy—by expanding the current Terms of Service, as well as restrictions on selling AI-generated content in the marketplace.

In short, and this is a proposal, I’d like to make to Linden Lab, there should be a committee of experts formed to produce, within a few weeks, a set of guidelines that can lead to technical adjustments and updates to the Terms of Service. I believe this would be the most effective way to capitalize on the wealth of expertise that emerged during yesterday’s Town Hall, and to adapt the platform to these new developments, but also to the new risks they bring.

Best regards.

La “forma” dell’Avatar

Quante storie e quante fantasie si sono sviluppate, sia nei Mondi Virtuali che fuori, sul personaggio dell’Avatar… Certo, è il nostro alter ego virtuale, la nostra interfaccia nei Mondi Virtuali (e non solo), il mezzo di interazione verso gli altri alter ego virtuali, di altri utenti, amici, conoscenti, protagonisti dei vari “Metaversi“, ma è anche molto di più.

Proviamo a discuterne meglio, più in dettaglio e più da vicino. L’Avatar è l’elemento che contraddistingue l’esperienza immersiva, ed è attraverso di esso che possiamo vivere una sensazione di immersività in un ambiente virtuale. Non è una semplice interfaccia, è il modo in cui ci presentiamo agli altri nei Mondi Virtuali. E questa considerazione è talmente vera, che molti passano parte del loro tempo in-world a curare il loro Avatar, il “se stessi” virtuale. Ne definiscono la forma, le caratteristiche, il modo di vestire, i capelli, gli accessori, ecc. Nè più ne meno di quello che facciamo col nostro corpo fisico, nel presentarci agli altri nella vita reale di tutti i giorni. Il modo in cui definiamo il nostro Avatar, il noi stessi virtuale, esprime molto del nostro sentire rispetto alle esperienze che viviamo nei Mondi Virtuali. Ognuno ovviamente ha i suoi gusti, anche in relazione agli scopi e ai progetti che porta avanti nell’ambiante virtuale: dal lavoro ai giochi, dalle relazioni sociali all’education, e agli eventi di ogni genere. E per tale motivo, ci troviamo davanti a diverse tipologie di Avatar, da quelli realistici (fino ai “digital tweens“) a quelli fantasiosi e dalle forme più improbabili. La “forma” dell’Avatar fa parte del modo di vivere la presenza di ognuno nei Mondi Virtuali.

Avatar molto realistici in Second Life.

Un discorso particolare riguarda quanti utilizzano i Mondi Virtuali per motivi di lavoro, per svolgere meetings, per lavorare in gruppo, per sviluppare progetti, per fare formazione ecc. Che forma assume l’Avatar in questi casi? Anche qui valgono naturalmente i gusti personali, ma una cosa è certa: l’esperienza immersiva è sempre legata all’Avatar. E allora che senso ha usare un Mondo Virtuale per lavorarci se poi usiamo l’Avatar come “segnaposto”, piuttosto che dargli la forma corrispondente ai nostri gusti? Usare un Mondo Virtuale vuol dire fare parte di una esperienza di gruppo, di interazione con gli altri; vuol dire creare un “ambiente” comune, in cui incontrarsi e interagire, cosa che è impossibile fare con un tool di videoconferenza o di collaboration, come MS Teams o Zoom o Google Meet. Usare un Mondo Virtuale piuttosto che uno di questi tool ha senso se vogliamo vivere l’esperienza immersiva, e per fare questo l’Avatar è indispensabile, sempre secondo i propri gusti e le nostre fantasie. Ricordiamo tutti il bel video di presentazione del “Metaverso“, con Mark Zucherberg che interagiva con un team di collaboratori rappresentato in-world da avatar di diversa forma e caratteristiche. Un esempio molto calzante.

La presentazione di Mark Zuckerberg del 28 ottobre 2021.

Ho sempre scherzato sul fatto che alcune piattaforme, come la vecchia AlterSpace, e come l’attuale Horizon di Meta, utilizzassero gli Avatar senza la parte inferiore del corpo. Certo è una scelta tecnica, perchè elimina parte dei dati necessari a identificare l’Avatar e rende più semplice il rendering dell’immagine, fa guadagnare spazio di archiviazione e tempi di visualizzazione (lag), ma è una scelta penalizzante per quanto riguarda la creazione dell’esperienza immersiva, che poi è esattamente lo scopo principale per cui vengono utilizzati i Mondi Virtuali. Vale naturalmente la regola dell’ “ognuno faccia come gli pare” per la costruzione dell’Avatar, ma dobbiamo rilevare che usare un “segnaposto” per vivere i Mondi Virtuali è una contraddizione in termini.

Un avatar molto caratteristico in Second Life.

In fondo, la possibilità di creare un Avatar suggestivo, realizzato secondo le nostre fantasie, è uno dei motivi principali per cui si frequenta un Mondo Virtuale, è un modo per far viaggiare la fantasia, l’immaginario di gruppo con i vari Giochi di Ruolo, le esperienze sociali che si vivono in comunità. Questo rende la “forma” dell’Avatar così speciale, almeno per quelli che sanno cosa voglia dire “vivere” in un Mondo Virtuale, per quei pochi minuti, o per quelle poche ore che ci sono concesse dallo stress della vita quotidiana, e dagli impegni di lavoro. L’Avatar rappresenta tutto questo, e molto altro, dal punto di vista ludico o di lavoro che sia.

Un saluto.

Le iniziative della Linden Lab per una migliore tutela dei minori.

Il 2 maggio scorso un secondo, importante, comunicato è stato rilasciato dalla Linden Lab sul tema del miglioramenti dei processi e delle procedure operative rivolte ad una migliore gestione e tutela dei minori, e alla condotta verso gli utenti di quanti rappresentano o dipendono dall’azienda:

https://community.secondlife.com/blogs/entry/15531-enhancing-our-world-together-important-updates-for-the-second-life-community/

Questo secondo comunicato, sempre a firma di Oberwolf Linden (aka Brad Oberwager) il CEO della Linden Lab, fornisce diverse informazioni sull’argomento, oltre che un aggiornamento sullo sviluppo (ormai leggendario) della versione mobile del viewer di Second Life:

  1. Si sta lavorando ad un miglioramento del processo di verifica dell’età degli utenti.
  2. Si sta aggiornando la politica dell’azienda sugli avatar infantili per “garantire e salvaguardare tutti i membri della comunità”
  3. Si è preparato un elenco di FAQ per spiegare bene questo passaggio, che potrebbe dare adito a discussioni e proeoccupazioni.
  4. L’indagine interna sulla condotta di personale dipendente o subappaltato della Linden Lab ha portato alla conclusione che tutti hanno rispettato le linee guida della comunità, anche quelle di tipo etico e non scritte.
  5. Si stanno aggiornando le politiche interne per migliorare gli standard di comportamento dei dipendenti verso i membri della comunità.

Tutti punti chiari, che si fanno carico di molti miglioramenti da apportare. Allo stesso tempo, il punto (4) smentisce nettamente tutte le illazioni e le dichiarazioni contenute in un recente articolo, a firma di “Robert Bartos”, su presunti comportamenti illeciti da parte di personale collegato all’azienda.

Dobbiamo naturalmente dare credito e fiducia a quanto dichiarato da Oberwolf Linden, e restare in attesa degli ulteriori sviluppi di queste iniziative. Tuttavia, a distanza di più di due mesi da quell’articolo, siamo ancora agli annunci, e non si vedono ancora i risultati concreti di queste iniziative. Sarebbe quindi auspicabile una maggior celerità nell’affrontare temi tanto sensibili e critici, per tutta la comunità di questo Mondo Virtuale, dando una chiara evidenza e opportuna pubblicità ai risultati.

Crediamo però che il tema degli avatar rappresentanti minori, o bambini, debba però essere affrontato in maniera molto netta, e diremmo drastica:

GLI AVATAR BAMBINI DOVREBBERO ESSERE VIETATI IN SECOND LIFE

Ci rendiamo conto che questo implicherebbe conseguenze di vario tipo: commerciale, per i produttori di accessori e oggetti, e anche operativo, per quanti utilizzano in buona fede, anche nell’ambito di attività di role playing, certi tipi di avatar. Ma il tema è troppo sensibile per non farsene pienamente carico.

L’utilizzo degli avatar bambini, per attività legate a programmi di education da parte di scuole o altre organizzazioni, che prevedano l’ingresso in Second Life di minori, dovrebbe essere rigidamente normato, identificando in modo evidente a tutti questa tipologia di avatar, preventivamente autorizzata, usando specifici modelli di avatar messi a disposizione dalla piattaforma in fase di registrazione di questi account.

Andrebbero poi rese pubbliche le norme di comportamento, ed il “codice etico” dell’azienda, per il comportamento dei dipendenti verso la comunità.

Un provvedimento adeguato alla migliore gestione delle problematiche legate ai minori potrebbe poi essere l’istituzione di una speciale categoria di Report Abuse, del tipo “CODICE ROSSO“, che molte legislazioni, compresa quella italiana, utilizzano nel caso di violenza a donne e soggetti deboli. Questo tipo speciale di report abuse dovrebbe essere trattato in maniera immediata e prioritaria, dando una risposta entro, ad esempio, al massimo 6 ore, da parte dell’azienda.

Sono proposte che, se adottate, darebbero una chiara evidenza di come l’azienda intende gestire questi temi così sensibili, e sarebbe anche un atto coraggioso e rassicurante adottarli da parte della Linden Lab. Per quanto ci riguarda, sono proposte che facciamo con assoluta fiducia nel management dell’azienda, ma che, evidentemente, sono per noi di fondamentale importanza. Perchè l’intera comunità di Second Life attende risposte concrete, oltre gli annunci.

Un saluto.

I sociologi della rete hanno torto..!

Percorrere le strade della rete è un affare complesso, che espone ad ogni genere di commenti e di notizie, vere o false che siano, belle o brutte, serene o aggressive, offensive o piacevoli. Sono mari agitati, e chi va per certi mari…

La rete, con la sua pervasività, ha dato un pulpito ai santi e ai ladri, ai benefattori e agli odiatori, ai filosofi e ai frustrati, e anche a farabutti di ogni genere. Lo diceva bene Umberto Eco: “Prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli“.

Ma non è solo questo, la rete è qualcosa di molto di più. E’ divenuto terreno d’azione di delinquenti, frustrati, odiatori di professione, truffatori, pedofili, hacker del dark web in cerca di prede, spie, ladri di identità, e chi più ne ha più ne metta. Sono mari agitati, e i deboli, spesso soccombono.

Per questo motivo, e per fortuna, le forse dell’ordine fanno un grande lavoro di indagine e di contrasto, ma questo vale per il rispetto della legge, non certo per l’etica e l’educazione civile. Per questo dobbiamo proteggerci da soli, anche con l’aiuto di quanti sono più simili alle nostre sensibilità, e ai nostri valori.

E allora il teorema che non dobbiamo rinchiuderci nella nostra “bolla“, leggendo e dialogando solo con chi la pensa come noi, è sbagliato. I sociologi della rete hanno torto, perchè questo della rete non è un mondo ideale, dove la parità di diritti e di ascolto è legge comune, è invece un mondo difficile, fatto spesso di soprusi e di sopraffazione dei più deboli.

Questo è il motivo per cui ognuno di noi deve invece crearla quella “bolla” protettiva, se si vuole utilizzare la rete per confrontare idee, dialogare, acambiare esperienze. E questo vale, a maggior ragione, per i Mondi Virtuali, dobbiamo crearci i nostri Firewall, per filtrare gli abusi e gli attacchi gratuiti, aprendo le porte a chi vuole invece dialogare, serenamente, con rispetto delle differenze e delle opinioni.

Il rischio di perdere informazioni e modi di vedere di chi non la pensa come noi va compensato, diversificando le fonti di informazione, e cercando in maniera proattiva il confronto con chi lo permette, ma sempre pronti a gestire i nostri firewall di protezione. E per fortuna questo è possibile, con l’esperienza e la capacità critica.

Non è un mare ideale, quello della rete, è un oceano pieno di ogni genere di creature: dai simpatici cavallucci marini agli squali tigre, pronti ad azzannare i malcapitati e gli indifesi. E’ nostro dovere proteggere noi stessi, e le persone a cui vogliamo bene e che stimiamo. A meno di non ritirarci in cima al palo come San Simeone. Ma io, francamente, non mi ci vedo …

Un saluto.

Immagini reali o “artificiali” ?

Avrete notato che negli ultimi tempi sulla rete girano immagini di ogni genere, generate dai software di intelligenza artificiale (“AI”). Ce ne sono tantissime, dalle più grezze a quelle davvero bellissime, generate su nostra richiesta da questi software. E’ la nuova frontiera delle immagini digitali, e costituisce uno degli utilizzi oggi più diffusi di questi software di nuova generazione, cosiddetti “generativi“, come Chat-GPT, per intenderci.

Solo un cenno, davvero rapido, su come funzionano questi strumenti. Hanno sostanzialmente due componenti principali: un enorme Data Base, con tutto quanto hanno raccolto sulla rete, che serve come “base di conoscenza”, per ricercare testi o immagini analoghe prodotte in precedenza. Questo pone anche una serie di problemi: sulle autorizzazioni, il Copyright, la veridicità delle informazioni raccolte con questa “pesca a strascico”, eccetera. Non a caso si stanno elaborando delle regole, a livello internazionale, ed anche l’Unione Europea ha prodotto un AI-Act, per gestire questa e molte altre criticità poste dall’utilizzo di questi prodotti, come la certificazione delle fonti e la riconoscibilità di quanto prodotto dalle AI.

[NOTA al novembre 2025: Devo correggere un errore di superficialità nella frase precedente. Questi modelli neurali generativi non hanno un “enorme Data Base“, perchè la loro conoscenza è stata accumulata in fase di addestramento, fatto su enormi dataset, costituiti da ogni genere di informazione. La “conoscenza” è accumulata nei layer della rete neurale, tramite miliardi di parametri che “pesano” i dati di input, livello dopo livello (layer), fino a generare la risposta finale. Nei modelli più avanzati, come GPT-5, i layer sono centinaia, e centinaia di miliardi sono i parametri (stime effettuate, i dati non sono stati resi pubblici da OpenAI). La conoscenza è poi rinforzata dall’accesso alla rete, quando non si riesce a formulare una risposta adeguata, o quando è necessario aggiornare le informazioni con dati recenti, o su richiesta dell’utente. Aggiungo solo che il modello basato su “Basi di Conoscenza” e regole precostituite, era il paradigma in uso per la “Old Fashion AI” dei bei tempi andati, che diedero origine ai Sistemi Esperti, mentre le Reti Neurali hanno completamente rivoluzionato il settore, dando poi vita agli attuali modelli generativi co oggi utilizziamo tutti. Un aggiornamento ulteriore riguarda l’entrata in vigore dell’AI Act, che sta entrando gradualmente nella sua fase attuativa]

(Immagine generata dal Copilot Microsoft)

L’altra componente principale è basata sul Machine Learning, la capacità di “imparare”, con una lunga fase di “addestramento”, e di produrre risultati in modo autonomo, generando quindi cose nuove, in modo autonomo dal contributo umano. Ma la “generazione” avviene a partire dalle richieste che noi facciamo loro, dalla precisione e dalla mancanza di ambiguità di queste nostre richieste. Si pone quindi il problema di imparare a definire bene le richieste, a come produrre cioè i cosiddetti “patterns” più adatti. E da qui stanno nascendo nuove professioni e nuove competenze, che dovremo acquisire man mano, per usare al meglio le AI Generative.

(Immagine generata dal Copilot Microsoft)

Detto questo, come introduzione, si pone un problema enorme, quasi storico, che riguarda l’identificazione dell’origine di questi prodotti: testi, immagini, e ora anche filmati. L’AI-Act impone di dichiarare le fonti, ma da qui a vedere applicata questa regola, ce ne passerà di tempo… Anche perchè l’AI-Act, seppure già approvato dal Parlamento Europeo, ancora non è arrivato alla fase attuativa. E poi, pensiamo alla proliferazione a livello internazionale di questo tipo di prodotti: testi, immagini, filmati. Così come si assiste, da sempre, al fenomeno della contraffazione, anche per i beni fisici, figuriamoci poi per questi digitali. Ma la tecnologia ci viene in soccorso: una soluzione efficace sarebbe quella di creare degli NFT sulla Blockchain, anche se l’utilizzo di questi strumenti ancora non è molto diffuso, e trova tanti ostacoli e molti denigratori in giro per il web, a causa delle truffe in Cryptovaluta e delle speculazioni esagerate a cui abbiamo assistito ultimamente. Ne abbiamo parlato già in passato su questo Magazine, quella della Blockchain è una tecnologia ancora giovane ed immatura. E allora, nel frattempo, cosa facciamo? Come si fa a stabilire se l’immagine di sua Santità Francesco in piumino fosse vera, o prodotta da una AI (era falsa naturalmente, prodotta da una AI) ?

(Immagine generata da una AI, dalla rete)

Per pura curiosità, non perchè sia di facile utilizzo, vi voglio indicare il possibile uso della “Steganografia“. Termine oscuro, per il 99% degli individui, me ne rendo conto, ma proviamo a spiegarlo in due parole: la steganografia è la tecnica di nascondere delle informazioni all’interno di oggetti digitali di vario tipo: musica, immagini, ecc. Parliamo delle immagini, per rendere molto semplice la comprensione. Sappiamo tutti che una immagine digitale è composta da tanti “pixels”, microscopici quadratini, ognuno con il proprio livello di RGB: Red (rosso), Green (verde) e Blue. Per ognuno di questi tre colori fondamentali c’è una diversa intensità, indicata con un numero da 1 a 255. Quindi, se diciamo che quel pixel ha un RGB di 000:025:122, stiamo indicando l’intensità di ognuno dei tre colori fondamentali, che, mescolati insieme, danno il colore specifico di quel singolo “pixel”. Tutti i pixel insieme ci danno l’immagine, e quello che varia da una immagine all’altra è la “definizione”, e cioè quanti pixel compongono una immagine. Più pixels ci sono nell’immagine, più l’immagine è ben definita. Una immagine di 1920×1080 pixels, è meno definita di una con 384×2160 pixel, e più diminuisce il numero di pixel componenti l’immagine, più l’immagine si “sgrana”. Perdonate questa digressione tecnica, e torniamo alla Steganografia.

(Immagine generata dal Copilot Microsoft)

In una immagine tipo possiamo avere, ad esempio, 1920×1080 pixels (larghezza x altezza), questo vuol dire 2.073.600 di pixels, ognuno con la sua gradazione di colore, data dal suo RGB: un’enormità di informazioni, ma per fortuna ci pensa il software di gestione immagini a gestirla, e la scheda grafica ad interpretarla. Ora, se di questi milioni di pixels noi ne sfruttassimo alcuni (o anche tanti..!) per nascondere un messaggio, l’immagine non cambierebbe assolutamente per la nostra percezione, perchè molti pixels sono ininfluenti, non levano e non mettono nulla all’immagine nel suo complesso. Se ne sfruttiamo una parte per inserirci dei dati, “nascosti” per contenere un messaggio, ad esempio, per la percezione dell’occhio umano non cambia assolutamente nulla! E quello che abbiamo detto per i pixels delle immagini vale anche per i messaggi sonori, composti da una moltitudine di frequenze diverse, alcune neanche percepibili dall’orecchio umano.

E’ la tecnica utilizzata per mandare messaggi nascosti, spesso usata dalle spie o da soggetti malevoli, o anche per usi legittimi ma riservati, per passare informazioni. Questa è la “Steganografia“, in pillole. E questa tecnica potrebbe anche essere utilizzata per inserire una “firma“, un marchio che ne attesti l’origine e la proprietà. Una tecnica divertente e curiosa, e di non facile utilizzo (tranquilli, ci sono prodotti software che fanno questo, come OpenPuff, ad esempio). Naturalmente, questa tecnica è oggi ampiamente superata, sia dagli NFT sulla Blockchain che dalla Firma Digitale con chiave asimmetrica, chiave privata per firmare, e decodificabile unicamente con la chiave pubblica di un soggetto, in modo da attestarne l’autenticità. E’ la moderna “Crittografia a chiave Asimmetrica” (che differisce da quella a chiave simmetrica, che utilizza la stessa chiave sia per la codifica che per la decodifica).

Ma a volte, le vecchie tecniche dei nonni risultano più divertenti da usare, e la Steganografia è una di quelle. Per quanto mi riguarda, sono un sostenitore degli NFT su Blockchain, una tecnologia davvero geniale, ma nella vita occorre anche divertirsi..!

Un saluto.

(Nota: l’immagine in evidenza è generata dal Copilot Microsoft)

La storia siamo noi …

Se guardate alla destination guide del sito di Second Life, vedrete che è apparsa, come nuova destinazione da visitare, la “History” di Second Life, costruita nella land del Primitive Museum di Xerses Goff da Sniper Siemens (http://maps.secondlife.com/secondlife/Immaculate/140/202/22).

E’ un lavoro davvero straordinario, che racconta, pannello dopo pannello, a partire dal 1999 e fino al 2022, tutta la storia di Second Life (Sniper ha promesso di aggiornarla ad oggi …).

Scorrendo i pannelli, con le descrizioni e le immagini, accompagnate anche da qualche filmato su YouTube, quelli di noi che frequentano questo Mondo Virtuale da anni ripercorrono via via anche la loro storia personale, fatta di tante esperienze, e di tanti momenti che hanno contrassegnato la crescita di questa esperienza virtuale per milioni di persone.

Perché a tutt’oggi, nonostante l’evoluzione veloce della tecnologia, delle realizzazione di interfacce con i Visori di VR, e della Blockchain e degli NFT, Second Life rimane il Mondo Virtuale per antonomasia, quello in cui si vivono le esperienze immersive più coinvolgenti, di ogni genere, e che ha mantenuto la sua caratteristica di Mondo Virtuale fatto dai residenti, e per i residenti. Con la sua economia, i suoi creatori, gli artisti, i performer, le esperienze di volontariato, di education, e così via.

L’installazione si sviluppa su tre piani, mentre sul terrazzo c’è la storia della Burning Life. Ogni piano è costituito da un corridoio che si snoda a spirale, per ottimizzare gli spazi che ospitano i tantissimi pannelli, e alla fine del percorso a spirale, su ogni piano, c’è il teleport al piano superiore o all’ingresso.

Naturalmente, la nostra amica Sniper Siemens non ha realizzato tutto questo in poco tempo, ma è questo il risultato di un lavoro di anni, partito nel 2014 e portato avanti nelle varie edizioni del progetto LEA, e fino all’ultima esposizione, nell’ambito degli eventi realizzati per il SLB20, il ventesimo compleanno di Second Life lo scorso anno. Io scrissi un articolo nel 2015, su questo suo lavoro in fase di avvio (https://www.virtualworldsmagazine.com/la-storia-di-second-life/).

Ora, finalmente, questa esposizione trova una collocazione stabile, in mainland e accanto alla mitica Ivory Tower. L’installazione, al momento in cui scrivo, ha già visto quasi 900 visitatori unici in soli 5 giorni, con moltissime visite illustri e di esponenti della Linden Lab.

Chiunque sia interessato a questo Mondo Virtuale, alla sua storia, e a tutte le novità che ha introdotto nel corso degli anni, non può non visitarla, perché, quando il polverone del “Metaverso” si sarà diradato, Second Life emergerà come l’esempio più significativo di Mondo Virtuale, e sarà il punto di riferimento per ogni futura evoluzione delle varie piattaforme che stanno via via nascendo. Una curiosità: vicino al punto di atterraggio dell’installazione c’è anche l’Easter Egg dei primordi, rappresentato da un Hippo! Pare che esista in Second Life un secondo Easter Egg, ma finora nessuno è stato in grado di trovarlo. Provateci, e buona visita!

Attenzione alle password

La maggior parte delle frodi informatiche sono causate da noi stessi. Siamo noi che il più delle volte forniamo agli attaccanti le nostre credenziali di accesso a dati riservati, personali, economici, finanziari.

Lo facciamo in due modi:

1) Abbocchiamo a delle mail di phishing che ci chiedono di cliccare un link che ci porta ad un sito farlocco, identico a quello di un fornitore di servizi esu cui ci chiedono di autenticarci per modificare pw, o inserire dati, ecc. Nel momento in cui accediamo forniamo all’attaccante le nostre credenziali. Oppure, il link cliccato ci installa un software malevolo che può essere usato per vari scopi: spiarci, usarci come bot per attacchi DDOS, ecc.

2) Utilizziamo una password debole, senza altre protezioni. Una password di 8 caratteri si identifica molto facilmente con un attacco “brute force“, un software cioè che prova tutte le possibili combinazioni di caratteri finchè non trova quella giusta. Per contrastare questo tipo di attacco i siti più sicuri consentono un numero massimo di tentativi di accesso, e poi bloccano l’account. Naturalmente, più aumenta la lunghezza e la complessità della password, più è difficile trovarla con un attacco brute force, perchè il numero delle possibili permutazioni di caratteri aumenta a dismisura ed il tempo di risoluzione potrebbe richiedere anni. Ma questa contromisura, di per se efficace, col tempo, e con l’aumento di potenza elaborativa impiegata, può essere superata. Occorre quindi avere un ulteriore fattore di autenticazione (Multi Factor Authentication): un codice aggiuntivo, da usare una volta sola, inviato via sms o mail, oppure avere un altro fattore di tipo biometrico, tipo il riconoscimento del viso, dell’impronta digitale, il riconoscimento dell’iride, o altro. ATTIVATE SEMPRE il doppio fattore di autenticazione, è una seccatura ma vi salva.

Un ulteriore criterio, per contrastare i software intelligenti che provano le pw, è quello adottato di risolvere indovinelli o test intelligenti. E’ un’altra misura di sicurezza molto comune. Ma come potete immaginare è una guerra a guardie e ladri: più i sistemi diventano “sicuri”, più gli attaccanti si inventano nuovi modi per violarli. Con l’intelligenza artificiale poi questo scenario si evolverà esponenzialmente. Quindi impariamo a difenderci seguendo i consigli degli esperti. Se non lo facciamo, i responsabili delle violazioni siamo noi.

Courtesy of: miralis.it

La violenza sulle donne è la peggiore barbarie della nostra epoca

Si avvicina il 25 di novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, e quest’anno la ricorrenza ha acceso un giusto e intenso dibattito, in seguito ai fatti di cronaca recenti, che hanno visto il verificarsi di efferati assassinii, per ultimo quello di Giulia Cecchettin, una stupenda ragazza veneta di 22 anni in procinto di iniziare la sua vita da adulta. Un delitto bestiale e inconcepibile, da qualsiasi punto di vista, nato nella mente criminale di un mentecatto che non merita alcuna scusante.

Questo delitto ha colpito profondamente l’intera comunità nazionale, dalla gente comune, alla Chiesa, ai politici, ai giovani, al mondo della scuola. E intorno a questo delitto si sono sviluppate analisi e discussioni dai diversi contenuti, dalla condanna del “Patriarcato” alle discussioni sulle ipocrisie e i doppiopesismi della nostra epoca. Intendiamoci, la discussione è sacrosanta, perchè quello che avviene ogni giorno sotto i nostri occhi è qualcosa di inconcepibile, per qualsiasi analisi razionale. Tuttavia, occorre mettere dei punti fermi e agire di conseguenza, perchè il cambiamento si sviluppi. E infatti diverse sono le iniziative che si stanno intraprendendo, sia sul fronte della difesa delle donne e giudiziario, sia su quello dell’educazione dei nostri ragazzi nelle scuole.

Le donne vengono aggredite, violentate o uccise quasi ogni giorno nel nostro paese, ed occorre guardare alle cause di fondo, che non possono essere individuate solo nella condanna dell’antica resipiscenza patriarcale, che pure sopravvive nel profondo della nostra società. In un’epoca in cui il progresso e le rivendicazioni delle donne stanno assumendo dimensioni internazionali, ed i risultati piano piano iniziano ad arrivare, non si può evitare di affrontare i problemi che sono alla base di questi comportamenti.

Se guardiamo alla società italiana, vediamo che il numero delle donne che lavorano (dati 2022) è del 49,4%, inferiore di 14 punti alla media europea, e di 18 punti alla percentuale degli uomini occupati. Situazione peggiore al sud e tra le ragazze giovani. Questa mancanza di lavoro alle donne crea un buco nel nostro PIL nazionale, che frena la crescita e non ci consente di affrontare le spese sociali necessarie a sostenere la nostra economia e i servizi.

Ma qual è il motivo per cui le donne non lavorano? Ce ne sono diversi, ma se guardiamo ai numeri vediamo che il problema non è la competenza o la formazione, tutt’altro. Le donne diplomate sono il 65,7%, contro il 60.3 degli uomini, mentre le laureate sono il 23,5% contro il 17,1% degli uomini. Il problema principale è che le donne si fanno carico della gestione quotidiana della famiglia, nel seguire i genitori anziani, e nel crescere i figli. Poi ci sono anche altre cause, ma credo che queste siano le principali. E su queste va fatto un salto di qualità.

Questa situazione è l’indice della mancanza di servizi di sostegno alla famiglia, soprattutto a sud. Basti pensare che in Italia, per gli asili-nido, ci sono 25,5 posti per 100 bambini, contro gli obiettivi europei di 33 su 100 bambini. E che mentre al centro nord si è vicini all’obiettivo, con il 32%, al sud siamo solo al 13,5%, ed il servizio è garantito solo nel 47,6% dei comuni. A Bolzano i posti disponibili sono di 70 su 100 bambini, mentre a Catania e Crotone sono solo 5 su 100.

Se guardiamo poi all’assistenza agli anziani, la situazione è persino peggiore. Solo il 9% riceve aiuti domiciliari da operatori socio-sanitari, il 3% presso un centro di assistenza e il 2% da associazioni di volontariato, il resto è a carico delle famiglie, quindi … delle donne.

Affrontare il tema del lavoro e dell’indipendenza delle donne richiede il superamento di questa disastrosa situazione dei servizi alle famiglie, e per far questo servono risorse. E le risorse, in un paese come il nostro, ci sono, se però vengono opportunamente allocate, invece di pagare clientele o progetti faraonici di ponti che non vedranno mai la luce, e facendo una lotta serissima (oggi sarebbe semplice, con la digitalizzazione) all’evasione fiscale. E’ una questione di scelte politiche, ma anche di scelta dei politici. Siamo in questa situazione perchè facciamo scelte sbagliate.

La seconda gamba del problema riguarda l’educazione dei giovani e il ruolo della scuola. Questo vuol dire dover affrontare due tipi di problema: da un lato la formazione adeguata e la motivazione degli insegnanti (spesso anziani e con competenze obsolete), dall’altra la scelta di opportuni programmi formativi, fin dalle elementari, sviluppati con l’apporto di esperti psicologi e pedagoghi, non partorite da qualche oscuro funzionario ministeriale. Ed occorre poi gestire tutto questo, con efficienza ed evitando gli sprechi.

C’è tanto lavoro da fare, e i tempi non saranno brevi, ma abbiamo noi la responsabilità delle scelte, non possiamo accusare genericamente il “Patriarcato” e poi fare scelte a cavolo per i servizi. Occorre farsi un esame di coscienza serio, e promuovere un movimento dal basso che spinga al cambiamento.

Cosa c’entra tutto questo con i Mondi Virtuali, mi direte voi, visto che siamo su un magazine che di questo si occupa? C’entra eccome, perchè i Mondi Virtuali non sono un’isola sulla Luna, sono abitati dalle stesse persone, noi stessi, ed anche nei Mondi Virtuali assistiamo a dinamiche sociali simili a quelle del mondo fisico. In passato ci sono stati, in occasione del 25 di novembre, eventi e dibattiti sulla questione, e anche quest’anno ce ne saranno, anche di molto interessanti, sia in Second Life che in Craft. Quello che manca, e questo accade proprio in questo momento di profonda riflessione e sensibilizzazione, è un evento che fino al 2021 è sempre stato un riferimento in Second Life, e anche all’esterno, ed è quello che era nato con la denominazione di “2Lei in Second Life“, nato grazie all’impegno meritorio di diversi protagonisti, che se ne sono fatti carico nel tempo. Ultimamente questo impegno si è affievolito, anche per la mancanza di contributi e di coinvolgimento di altre persone. Forse il format non era sufficientemente comunicativo, o forse la gente del “Metaverso” non è interessata a questi temi, ma una cosa è certa, oggi nessuno può sottrarsi ad una riflessione profonda su queste tematiche, ne va del nostro futuro e di quello dei nostri figli. Spero che questa riflessione, e qualche barlume di autocritica, si allarghi il più possibile, e che serva a riprendere con attenzione queste tematiche. Un saluto a tutti.

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