La grandezza di Midjourney

Con il progredire dei Large Language Model, come GPT, Gemini, o LLAMa, la loro tendenza a diventare Multimodali, cioè generalisti, trattando oltre al testo anche le immagini, e poi i video, è andata diffondendosi. Sono nate delle immagini generate di grande qualità, e tutti noi ci siamo sbizzarriti a crearle. L’effetto negativo è la creazione di Deep Fake, che spesso contribuiscono alla disinformazione, e alla manipolazione delle persone. Ma questa è un’altra storia.

Sono così comparsi molti sistemi di intelligenza artificiale capaci di generare immagini partendo da una semplice descrizione (prompt): oltre a quelli citati anche DALL-E, Stable Diffusion, Firefly, Ideogram, e altri ancora. Eppure, uno di questi continua a spiccare in modo evidente: Midjourney. Chiunque l’abbia provato lo sa bene, perchè le immagini che produce sembrano spesso uscite da una rivista, o da un sogno. Ma cosa lo rende così speciale?

La differenza nasce da un insieme di scelte intelligenti e da una visione artistica molto precisa. Midjourney non impara da immagini casuali prese dal web, ma da collezioni selezionate con cura, privilegiate per la loro qualità estetica (altissima qualità dei dataset di addestramento). È come se il modello avesse frequentato una scuola d’arte, imparando dai migliori esempi di fotografia, illustrazione e design.

Anche la sua struttura tecnica è progettata per cogliere ogni minimo dettaglio: luce, profondità, texture, composizione. Per questo le immagini di Midjourney appaiono sempre equilibrate e piene di sfumature, mentre altri modelli di intelligenza artificiale, pur precisi, spesso sembrano più “meccanici”.

C’è poi un elemento unico: la community. Ogni giorno milioni di persone creano, votano e reinterpretano immagini, e il sistema utilizza questo flusso continuo di feedback per migliorarsi. Midjourney evolve insieme ai suoi utenti, seguendo i gusti, le tendenze e persino le mode visive che emergono online.

E’ quello che tecnicamente si chiama “Reinforcement Learning” utilizzato anche da altri LLM ma non a livello di comunità, quanto piuttosto di pregettisti.

Un altro punto di forza è la comprensione dei prompt, le descrizioni testuali da cui tutto parte. Con Midjourney non serve usare codici complicati o termini tecnici: basta scrivere come si parlerebbe a un artista, in linguaggio naturale (preferisce l’inglese). Il modello interpreta il tono, lo stile e perfino l’intenzione estetica di chi scrive, restituendo immagini coerenti con l’idea di partenza.

Ogni creazione, inoltre, viene rifinita automaticamente: il sistema migliora i dettagli, aumenta la nitidezza e rende l’immagine pronta per la pubblicazione senza bisogno di fotoritocchi esterni (non ci serve Photoshop).

A dirigere tutto questo c’è David Holz, già cofondatore di Leap Motion, che ha voluto fare di Midjourney non solo un progetto tecnologico, ma un’esperienza creativa. Il suo obiettivo non è semplicemente riprodurre la realtà, ma creare bellezza. È per questo che le immagini di Midjourney non colpiscono solo per la loro precisione, ma anche per la loro forza evocativa.

In fondo, Midjourney è qualcosa di più di un generatore di immagini: è un laboratorio collettivo dove la tecnologia incontra la sensibilità umana, e dove ogni prompt diventa un piccolo atto di immaginazione condivisa.

Linden Lab workers

Ho fatto una ricerca per avere dati aggiornati sullo staffing della Linden Lab e ho trovato, dopo un pò di ricerche, i dati ufficiali ma non completi nel dettaglio, di come sia strutturata in termini di dipendenti e di collaboratori esterni, tra contractors, come i “Mole”, e freelance che hanno una collaborazione saltuaria.

La Linden Lab, la società statunitense fondata nel 1999, e creatrice di Second Life, impiega oggi circa 245 dipendenti diretti. Tuttavia, la sua forza lavoro effettiva è molto più ampia grazie a una rete di collaboratori esterni che operano in diversi ambiti. L’azienda stessa, nelle proprie policy, specifica che le sue norme interne si applicano non solo ai dipendenti ma anche a “contractors, temporary workers, consultants and contingent workers”, segno di una struttura flessibile e distribuita.

Da: Linden Lab

Il programma più noto di collaborazione è il Linden Department of Public Works (LDPW), i cui membri, conosciuti come “Moles”, sono residenti di Second Life ingaggiati come contractors per costruire infrastrutture, regioni, ambienti urbani e progetti speciali (Linden Department of Public Works – Second Life Wiki). I Moles lavorano su base oraria e rappresentano il volto più visibile dei collaboratori esterni, ma non sono gli unici: Linden Lab si avvale anche di freelance e consulenti per sviluppo software, supporto tecnico, moderazione, marketing e design grafico.

Per una società come questa, potrebbe essere normale avere contractor pari al 20-50% del personale interno in termini di “equivalenti a tempo pieno”. Quindi 30–70 Moles e 40–120 contractor esterni in altri reparti. Otteniamo un intervallo stimato da circa 70 a 200 collaboratori esterni attivi in un dato momento. Considerando stagionalità, progetti variabili, turnover, è possibile che il numero cumulativo (in un anno) sia più alto (ad esempio 150-300 persone esterne coinvolte in un anno). Sommando dipendenti e collaboratori, la forza lavoro complessiva stimata si aggira tra 300 e 450 persone, con un nucleo stabile interno e una rete dinamica di professionisti che contribuiscono in modo continuativo o ciclico ai progetti. Si tratta di stime, naturalmente, perchè i dati ufficiali non sono forniti dall’azienda.

È un modello ibrido che riflette la filosofia stessa di Second Life: una piattaforma costruita non solo da un’azienda, ma da una comunità estesa di creatori, tecnici e visionari che, insieme, danno forma a un mondo virtuale vivo e in continua evoluzione.

L’aggressività in rete

Ci sono molti comportamenti aggressivi che vengono perpetrati in rete che bisogna combattere a tutti i costi, come il cyberbullismo, ad esempio. Questi casi vanno denunciati alle forze dell’ordine, che hanno nuclei specializzati, molto bravi, per seguire questo genere di reati. Sono comportamenti da non sottovalutare, in particolare quando colpiscono dei minori, come leggiamo dalle cronache. Occorre aiutare i nostri figli a conoscere questi rischi, per difendersi e chiedere aiuto in caso di bisogno. Ricordiamoci sempre che la rete non è un territorio franco, le leggi dello stato e i regolamenti internazionali valgono anche su internet.

Ci sono poi comportamenti più subdoli, che creano un clima negativo attorno alle vittime prescelte, che a volte sfociano in reati e a volta creano solo un clima pesante, che compromette l’agibilità e l’accesso alla rete delle persone. Molti abbandonano Facebook, o anche i Mondi Virtuali, per il clima di intolleranza, i gossip, le aggressioni personali da parte di individui o anche di bande di farabutti.

Ci sono anche comportamenti individuali più “leggeri”, diciamo, di quelli che si creano attorno un’aura di vittimismo, denunciando comportamenti fraudolenti di certuni (quasi sempre non si sa chi) a loro danno. Solitamento è l’ex di turno, sempre fedifrago, mentitore e baro! Solitamente, secondo le statistiche, sono di più le donne ad essere dotate dotate di queste fantasie con cui cercano di mettersi in evidenza. Comportamento puerile, ma che fa danno solo se diretto contro qualcuno in particolare.

Comportamenti aggressivi di gruppo sono poi quelli che si originano dalle “tribù”, gruppi di individui, clan, bande, tenute insieme da un qualche interesse, dalla voglia di bullizzare qualcuno, anche solo diffondendo notizie false o inventandosi storie di sana pianta. Nulla di nuovo sotto il sole, individuare un nemico (a volte immaginario, come succede spesso in politica) è tipicamente un modo per fare gruppo, per creare dei legami, per coalizzarsi contro qualcuno o qualcosa: la tribù rivale, i “nemici”, l’odiato avversario.

Spesso la vittima è un personaggio invidiato (un politico di successo, un leader, uno scrittore) e per questo motivo perseguitato, tanto per darsi una qualche importanza, non avendo altro da valorizzare di se stessi. L’aggravante del fenomeno, nel caso della “banda”, è che in rete si crea una forma di solidarietà, o di complicità se vogliamo, verso l’diatore che denuncia la balla. Arrivano gli amici, i parenti, i sodali, che spesso commentano e rafforzano la balla, diventata così di gruppo.

Comportamenti per lo più maschili sono invece quelli, ad esempio, del “bullo di quartiere”, che minaccia a destra e a manca di far crashare, bannare ecc. A volte questi comportamenti arrivano alle richieste di “pizzo”, con varie modalità. Ma qui si sfocia nel penale, e rientriamo nel caso delle denunce per reato. Altri esempi sono quelli del “boss di quartiere” che detiene, e fa valere, una qualche forma di potere, o di ownership. Squallidi personaggi.

Sono tutti comportamenti negativi, di varia entità e gravità, ma che rendono la rete, e quindi anche un Mondo Virtuale, un posto non facile da vivere per degli sprovveduti, o anche per coloro che, in buona fede, cadono in queste vicende perchè poco attenti a certe dinamiche.

La prima forma di protezione è esserne consapevoli naturalmente, e adottare una serie di difese che con l’esperienza ognuno impara a gestire. La prudenza, innanzitutto: non dare mai informazioni personali, o anche foto, o altri elementi di tracciabilità. Non alimentare mai l’acqua in cui certi viscidi personaggi nuotano, insomma.

Ma la cosa più importante da fare è quella di non farsi condizionare, e vivere le proprie interazioni in rete con prudenza, ma senza stare al gioco di chi su queste cose ci campa, non avendo altro da fare o nessuna vita sociale da difendere. Prudenza, ma anche menefreghismo e spensieratezza, sapendo che chi va per questi mari, questi pesci sempre troverà …

Un saluto a tutti. 🦅