La nuova stagione all’isola Imparafacile

By Maryhola McMillan

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Con una lunga serata inaugurale abbiamo dato inizio, mercoledì 26 settembre, alla nuova stagione di eventi e iniziative all’isola Imparafacile. Proveremo anche quest’anno ad appassionare i nostri amici e i curiosi con corsi, cicli e serate a tema sugli argomenti che più ci sono congeniali. Abbiamo cercato di offrire occasioni varie, interessanti e divertenti agli amici che ci seguono da tempo e a quelli che vorranno via via unirsi a noi durante la stagione che ci aspetta.

 Per quanto riguarda gli avvenimenti seriali previsti nella prima parte della stagione, si terranno alcuni corsi e un ciclo di serate musicali, che inizieranno a breve, curati da persone che fanno parte integrante o collaborano ormai stabilmente con il gruppo.

Il primo a partire sarà il Corso Base di Building, riedizione dell’anno passato, in cui Solkide Auer insegnerà ai nuovi e vecchi allievi a costruire forme a partire dai semplici prim e ad elaborarle fino alla creazione di oggetti complessi con il supporto dell’editor interno di SL.

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Livio Korobase invece terrà un corso su come si realizza un eBook in formato ePub. Ci è sembrata una buona idea, dal momento che viviamo tempi in cui il rapporto tra libro e lettore sta cambiando radicalmente grazie alle nuove tecnologie. Sarà necessaria una dotazione di base sia per quanto riguarda le conoscenze che i mezzi, ma speriamo sia un corso interessante e apprezzato.

Samya Silberman ed Andrej Nansen cureranno un ciclo di serate sulla musica per pianoforte, letta dal punto di vista dell’interpretazione di grandi musicisti come Keith Jarrett, Philip Glass e Arturo Benedetti Michelangeli.  Intendendo lo strumento come un prolungamento del corpo, Samaya e Andrej ci spiegheranno il diverso approccio alla musica di questi grandi autori.

E poi ci sono i libri e la lettura, nostra grande passione da sempre, per parlare dei quali abbiamo una nuova serie di Libriamo Tutti, condotta da Imparafacile Runo, con qualche piccola novità, come rendere noto, in anticipo rispetto alla serata, un titolo tra quelli presentati, per favorirne la discussione tra i presenti.

Di libri, di editoria e di argomenti ad essi correlati parleremo anche in una serie di eventi in mixed-reality dalla biblioteca Chiesa Rossa di Milano, ci occuperemo di Social Reading, presenteremo nuovi libri insieme agli autori e non ci occuperemo solo di romanzi e saggi, ma anche di fumetti, fumetti Bonelli.

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L’esperienza passata ci ha mostrato come sia proficua la collaborazione con altri gruppi, lavorare insieme arricchisce tutti e porta a uno scambio di conoscenze e professionalità a cui non si può e non vogliamo rinunciare nemmeno in futuro. Ospiteremo quindi anche il lavoro di amici, prima fra tutte la commedia “Due partite”, curata da Viola Tatham e dallo staff di L’Arme d’Amour, liberamente tratta dal testo teatrale di Cristina Comencini. Tutto questo soltanto fino all’inizio del nuovo anno, poi altri progetti e nuove esperienze si aggiungeranno per crescere, imparare e divertirci insieme.

Vi aspettiamo all’isola!

 

I buchi nella rete.

by AquilaDellaNotte Kondor

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Si sta discutendo negli ultimi giorni, anche sull’onda di alcuni episodi venuti alla luce nella comunità di Second Life, sul tema dello “stalking”. Cioè della messa in atto, da parte di un “molestatore”, di comportamenti persecutori verso una persona, mediante atti di vario genere, e ripetuti nel tempo, che creano nella vittima uno stato psicofisico di disagio, e un senso continuo di timore e di ansia. E’ un fatto molto positivo che su questi temi, spesso taciuti per timore di ripercussioni, o per personale timidezza, si faccia una pubblica discussione. Ho quindi partecipato personalmente a discussioni su questo tema, anche durante una serata recentemente organizzata  e condotta con efficacia dalla mia amica, e reporter di VWM, Serena Domenici. Ho rilevato tuttavia, in questi dibattiti, che il tema dello stalking non viene affrontato in maniera diretta, poiché la discussione spesso sfocia, anche da parte di persone esperte di diritto (ma è comprensibile, vista la “novità” del tema) in temi che riguardano invece la diffamazione. Non parliamo qui di calunnia che costituisce un caso specifico di reato, rilevabile quando la falsa denuncia è rivolta all’autorità giudiziaria o a chi possa esserne un tramite diretto.

Entrambi gli atti, di stalking e diffamazione, costituiscono reato penale, la cui tipologia è sanzionata dagli artt. 612 bis e 595 del codice penale Italiano. Naturalmente questi atti costituiscono reato penale anche negli altri paesi, ma con alcune differenze riguardanti l’onere della prova, ma su questo non è il caso di approfondire. Cerchiamo quindi di distinguere le due casistiche, tenendo conto che entrambi i reati possono essere denunciati alla forza pubblica per richiedere di procedere contro il molestatore. Esiste addirittura un apposito ufficio online della Polizia Postale a cui ci si può rivolgere (vedi linkografia).

Quello che vorrei mettere in evidenza, nel sottolineare questa distinzione, è che non è solo questione di reato penale, ovviamente da perseguire nei casi di gravità rilevata e di condizionamento ripetuto della vita online della vittima, ma che queste fattispecie di reato, presenti da sempre nella nostra vita sociale, risultano purtroppo notevolmente amplificati da questa nuova dimensione di vita sociale in rete. Infatti, la dimensione di comunità “in rete”, non solo non ne è esente, ma addirittura moltiplica e amplifica i casi, poiché gli strumenti di vessazione sono purtroppo pervasivi e di grande impatto nella vita quotidiana, visto il nostro modo di vivere la rete in ormai perenne connessione, tra PC, tablet e smartphone.

Il mio punto di vista è di estrema intolleranza per i casi di stalking, che vanno pubblicamente denunciati, nella comunità online, e all’autorità pubblica se persistenti. Questa gente non deve trovare spazi di azione, deve sapere che si pongono, con tali comportamenti, al di fuori della comunità e della convivenza civile in rete. Sul tema della diffamazione la questione è molto più complessa, dal mio punto di vista, poiché mette in evidenza l’esistenza di un notevole “buco” nella rete, che ormai è uno dei nostri ambienti di vita quotidiani.

La nostra presenza in rete è di due tipi: diretta, se ci presentiamo col nostro nome e cognome, o mediata da un avatar, ed è il caso della stragrande maggioranza dei residenti in Second Life. In entrambi i casi, il tema della “reputazione” in rete è di grande importanza, ma mentre se siamo presenti con la nostra identità reale, è la nostra personalità, la nostra storia reale, e la nostra effettiva reputazione, nota a molti di quelli che ci vedono in rete, che ci viene in aiuto e rende evidenti alcune falsità o di invenzioni, se siamo presenti invece con un avatar, tutto quello che di noi si sa in rete, passa attraverso la nostra reputazione, costruita in molti casi in anni di presenza online. La personalità di un avatar è la sua reputazione. Gli atti che facciamo durante la nostra permanenza online rappresentano la nostra storia e la nostra identità. E’ questo il motivo per cui la diffamazione costituisce un attacco diretto alla stessa nostra presenza in rete.

Molteplici sono i casi di abbandoni della vita online, di avatar eliminati e poi ricostruiti da zero, dopo esperienze catastrofiche o fenomeni di distruzione della reputazione. Così come pure è diffusissima la pratica degli Alter, avatar doppi, per mettere l’avatar principale al riparo di certi rischi. Io non credo che la pratica degli Alter sia uno strumento efficace, penso che il problema vada affrontato alla radice, contrastando efficacemente questa pratica. Da un lato è necessario che la comunità online, e quella nostra italiana in Second Life è abbastanza ristretta, sviluppi dei propri anticorpi, e una rete di solidarietà verso i soggetti colpiti da questa pratica, dall’altra, le vittime devono porre in atto tutti gli strumenti di protezione, denunciando efficacemente i casi di diffamazione, “sputtanando” i soggetti pettegoli o diffamatori. Questa autodifesa deve essere costante, non occasionale o dettata dalle specifiche emergenze.

Il primo livello di denuncia da porre in atto è, ovviamente, verso i gestori della rete di Second Life, e cioè la Linden Lab. Contrariamente a quanto si pensi, la Linden è molto severa nei casi di violazione dei Terms of Services (ToS), l’unica legge, ma molto efficace, imposta dai gestori ), e di cui una traduzione in italiano è stata diffusa in world. Un caso recentemente verificatosi, di violazione di dati sensibili, e di diffusione di informazioni sulla vita reale di una persona (che conosco direttamente, in quanto collaboratrice di questo Magazine), è un caso che grida vendetta. Una violazione così palese dei ToS, se fosse stata denunciata alla Linden da parte di più soggetti, e molti ne erano a conoscenza per diretta testimonianza, avrebbe comportato provvedimenti seri nei confronti del violatore. Ma forse questa coscienza della comunità e della solidarietà, che anche in rete deve esistere tra gli individui (con troppa superficialità definiti “friends”), è un qualcosa che molti non hanno affatto nel proprio DNA. Teniamone conto, nei nostri rapporti quotidiani online, e sforziamoci di crescere anche da questo punto di vista.

Per concludere. Credo che la discussione debba andare avanti, e so che altri dibattiti si stanno organizzando nei prossimi giorni, ma soprattutto occorre comprendere il fenomeno nella sua vera portata, distinguendo i casi di stalking e di diffamazione, e costituendo una rete di solidarietà che potrebbe aiutare ognuno di noi, nel momento in cui fossimo minacciati da queste pratiche. Solo così potremo definirci una “comunità” il primo passo verso una stabile organizzazione sociale del Metaverso.

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Linkografia:

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Polizia Postale:

http://www.commissariatodips.it/

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Stalking (art. 612 bis c.p.):

http://it.wikipedia.org/wiki/Stalking

http://www.filodiritto.com/index.php?azione=visualizza&iddoc=1660

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Diffamazione (art. 595 c.p.):

http://it.wikipedia.org/wiki/Diffamazione

http://www.mondodiritto.it/normativa/codice-penale/art-595-codice-penale-diffamazione.html

La calunnia è un venticello …

by Serena Domenici

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Mercoledì scorso, presso la land Plusia Ars Island, si è dibattuto di un tema spinoso, che è agli “onori” della cronaca Real Life ormai da tempo. Si è parlato di stalking all’interno del Metaverso e si è discusso sull’uso che in genere si fa di questo termine, che, spesso erroneamente, viene caricato di implicazioni puramente sessuali. In realtà lo stalking non è altro che un atteggiamento persecutorio ai danni di una persona. Una vessazione continua e persistente che in taluni casi può sfociare in minacce e violenze non solo verbali nei confronti dell’oggetto causa dell’ossessione, fino alla sua soppressione fisica. Ovviamente, nel Metaverso l’eliminazione fisica non è possibile, come non è possibile la violenza sessuale. Ma lo stalking si sviluppa in tante direzioni, come un antibiotico a largo spettro. Si tratta di un discorso molto complesso e, per quanto io sia piuttosto documentata sulla materia, non ne sono un’esperta e non ho certezze assolute in proposito, né possiedo ricette o soluzioni.

Nel corso del dibattito la presenza di uno psichiatra avrebbe probabilmente reso la discussione  ancora più esaustiva. Forse sarebbe stato più corretto parlare di maldicenza, calunnia, invidia, pettegolezzo, sopraffazione. Atteggiamenti che, se portati all’estremo, assumono i connotati di una vera condotta persecutoria e, gettando la maschera, rivelano il loro vero volto: quello, truce e detestabile, della violenza. Lo stalking ha tanti fattori scatenanti, e altrettanti modi, per insinuarsi nella vita altrui. Di certo causa, in chi lo subisce, paura, ansia e prostrazione. Quella che dovrebbe essere una seconda vita rilassante e appagante, per alcuni diventa motivo di sofferenza o insofferenza. Dal dibattito sono emersi disagi personali che hanno portato a più di una considerazione. C’è chi fa spallucce e afferma di poter risolvere il problema con un MUTE, chi decide di andar via da Second Life e chi vi resta, vivendo male in un contesto che, invece, dovrebbe essere l’occasione per trascorrere in tutta serenità il proprio tempo libero.

Nonostante la buona volontà di alcuni, pensare che Second Life sia solo un teatro dove si rappresentano, di volta in volta, opere o operette, è mera illusione. Siamo troppo umani per distaccarci dalla carne e vivere e ragionare solo in termini di pixel. Io non ho mai visto un cartone animato in cui dall’inizio alla fine trionfano i buoni. Figuriamoci se ciò possa accadere in un ambiente in cui, dall’altra parte dello schermo, c’è tutto un genere umano sull’orlo di una crisi di nervi. Questo vale per ogni contesto virtuale, non solo per Second Life. Un tempo pensavo che Seconda Vita significasse libertà, ed anche espiazione da tutte quei bordelli mentali di basso profilo che fanno parte della nostra vita reale. Invece, le uniche libertà che ho riscontrato, sono state quelle sessuali e creative. Intendiamoci, validissime anche quelle, in un certo senso strutture portanti della rete sociale radicata nel Metaverso. Ma c’è anche dell’altro. Ci sono le amicizie, i rapporti sociali, le relazioni comunicative. Questo ed altro ancora, che spesso assume i connotati di una brutta copia del mondo reale. Ma … shhhh! Non bisogna dirlo, bisogna far finta che non sia così. Invece io lo penso, lo dico e lo scrivo.

Allo stesso tempo, affermo che, se siamo ancora sul Metaverso, è perché per fortuna non ci scontriamo solo con il brutto, o saremmo affetti tutti da masochismo delirante. Quindi dibatterne, parlarne, aiuta a capirsi, ed  a cercare di migliorare atteggiamenti viziati in origine. Credo  che la soluzione sia nell’individualità, nella capacità di ognuno di noi di andare oltre determinati schemi, e vincere i pregiudizi che portano ad isolare, solo per sentito dire, determinate persone.

Tempo fa, al mio ingresso su Second Life, fui messa in guardia verso una persona (la chiamo persona volutamente e non avatar, perché è poi entrato nella mia RL). Me ne dissero di tutti i colori a riguardo, avvertendomi finanche di starne alla larga. Per circostanze che ora non sto a raccontare, lo incrociai sul mio cammino. E siccome non sono una persona influenzabile, decisi di conoscerlo. Sono passati circa tre anni, e posso oggi affermare di aver conosciuto una delle persone/avatar  più squisite del Metaverso. Un vero signore. Certo, ha i suoi difetti, chi non ne ha di noi … ma sul piano etico e civile è senza dubbio una persona correttissima. Mentre chi me ne parlava male, non sempre ha dimostrato di esserlo. Questo per dire che forse sconfiggere determinate persone consiste anche nella capacità di andare oltre. Oltre i preconcetti, la calunnia e le falsità. Convincerci che bisogna dare sempre, a chiunque, una chance di dimostrarci quello che è realmente. Per tutto il resto c’è la Polizia Postale. Più si ha visibilità, in qualsiasi contesto, e maggiori saranno gli attacchi.

L’invidia e la gelosia accecano, ma dovrebbero essere anche uno sprone per chi li subisce. In fondo, se si è invidiati, è perché si hanno quelle caratteristiche e capacità che rodono il fegato agli invidiosi. Poverini, sanno di arrivare sempre secondi, se gli va bene. E in fondo amano, a modo loro, i loro “prescelti”,  li amano a tal punto che vorrebbero tanto somigliar loro. Come non è da sottovalutare anche l’altra faccia della medaglia: c’è chi si spaccia per vittima e in realtà non è tale, anzi, è peggiore dei carnefici. Questa condizione è ancor più difficile da smascherare, solo il tempo riesce a fare giustizia. Mi rendo conto che il discorso non è dei più semplici, perché c’è un sottobosco troppo vasto da affrontare; l’unica arma che abbiamo è di andare oltre, superare i nostri limiti ed evitare di fissarci. Se non ha risolto il problema Walt Disney, figuriamoci noi!

P.S.: Colgo l’occasione anche di ringraziare lo staff di Plusia Ars Island per il tema della serata.

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La calunnia è un venticello

Un’auretta assai gentile

Che insensibile sottile

Leggermente dolcemente

Incomincia a sussurrar.

Piano piano, terra terra

Sotto voce sibillando

Va scorrendo, va ronzando,

Nelle orecchie della gente

S’introduce destramente,

E le teste ed i cervelli

Fa stordire e fa gonfiar.

Dalla bocca fuori uscendo

Lo schiamazzo va crescendo:

Prende forza a poco a poco,

Scorre già di loco in loco,

Sembra il tuono, la tempesta

Che nel sen della foresta,

Va fischiando, brontolando,

E ti fa d’orror gelar.

Alla fin trabocca, e scoppia,

Si propaga si raddoppia

E produce un’esplosione

Come un colpo di cannone,

Un tremuoto, un temporale,

Un tumulto generale

Che fa l’aria rimbombar.

E il meschino calunniato

Avvilito, calpestato

Sotto il pubblico flagello

Per gran sorte va a crepar.

 

Rossini – Il Barbiere di Siviglia

 

Intervista creativa

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by Serena Domenici

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Ho scritto più volte di creatività e arte all’interno del Metaverso, e spesso sono stata volutamente fraintesa, perché non ho nascosto una certa insofferenza per tutto ciò che a parer mio, e non solo, non era meritevole di tale definizione. L’arte esiste anche in Second Life, ne sono sempre più convinta. Diciamo che attorno all’arte c’è anche tanta spazzatura, spacciata per tale. E chi entra in Second Life per una breve toccata e fuga, non ha il tempo di rendersi conto di quante iniziative, progetti e realizzazioni di ottimo livello sia impregnato il mondo virtuale.

Di recente ho conosciuto due creativi, a mio parere eccezionali, una coppia di architetti. Mi sono piovuti dal cielo, è il caso di dirlo… Ci siamo conosciuti per caso e in modo anche simpatico, avevano casa dove io ora ho la mia, e ogni tanto me li ritrovavo in giardino :). Casper e Stephan, sono di poche parole, ma di una gentilezza e disponibilità mai riscontrata a questi livelli nel Metaverso. Mi ricordano, per certi versi, la disponibilità di un’altra grande builder: Sniper Siemens… E’ nata così la nostra amicizia, tra una chiacchiera e l ‘altra ho scoperto la loro arte e li ho messi alla prova anche.

Volevo una casa particolare in Second Life, che richiamasse un po’ le costruzioni dell’antica Roma, (e mi riferisco alle case romane patrizie fuori porta) ma riadattata in chiave moderna. Ora posso confessarlo: ero molto scettica, visto che loro prediligono soprattutto lo stile moderno, ma gli ho dato carta bianca. Il risultato è stato, al di là di ogni previsione, fantastico. Usano texture di ottima qualità per cominciare, e ascoltano ogni  desiderio o consiglio che gli si voglia dare. E, cosa molto apprezzabile, ti dicono in faccia  cosa pensano. Fanno coppia anche nella vita, non solo sul Metaverso, e lavorano con un affiatamento non comune. Compensano i loro gusti e canalizzano la loro energia in un unico obiettivo: fare belle case, vivibili e a prova di telecamera. Finalmente non mi sento più una falena impazzita che sbatte ovunque, che si sposta da un punto all’altro della casa. Cosa molto frequente in altre abitazioni di Second Life.

Chi mi conosce, o ha imparato a conoscermi, sa benissimo che non parlerei mai così, per scopi di interesse personale. Sul Virtual Worlds Magazine nessuno di noi accetta offerte di denaro, o favoritismi vari, per parlare bene di chicchessia. Il nostro è un “lavoro” no profit. Sul Magazine si scrive e discute di ciò che cattura la nostra attenzione, e che secondo noi merita di essere conosciuto da chi ci legge. Ovviamente, gusti e opinioni restano personali. Ho deciso di scrivere di loro perché ciò che fanno è oggettivamente particolare, bello o meno è soggettivo, anche se io ritengo i loro lavori bellissimi. Ritenevo importante farli conoscere a quella parte del Metaverso che ancora non li conosce. Ogni loro creazione rimane unica. Lo stile è inconfondibile, del resto è la loro impronta, il loro marcare il territorio nel mondo del designer e non solo… ma di volta in volta viene trasformata ed elaborata in base ai desideri dei committenti.

Ho avuto il piacere di intervistare entrambi, ed è stato un piacere misurarmi con la loro eleganza innata, che traspare anche dai loro avatar, molto particolari anche nei loro AO ( “animazione avatar” per i non addetti ai lavori). Di seguito l’intervista a due artisti  che hanno, a mio parere, interpretato magistralmente l’arte del design e dell’architettura moderna all’interno del Metaverso.

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 Sere (serena.domenici): Siete su Second Life da molto tempo?

 Casper (eterprising.kingmaker): io da circa due anni e qualche mese, 804 giorni per la precisione

 đonniearo (stephan.lanfier): anche io, praticamente tra il mio avatar ed il suo ci sono 17 giorni di differenza.

đonniearo (stephan.lanfier): 787 giorni.

Sere (serena.domenici): 🙂 Vi siete conosciuti subito? 

Casper (eterprising.kingmaker): no, ci è servito circa un anno per incontrarci

đonniearo (stephan.lanfier): si, circa un anno, ci siamo incontrati mentre lui lavorava

Sere (serena.domenici): Quale mezzo ha usato il destino per farvi “scontrare”?

Casper (eterprising.kingmaker): una mostra d’arte… io la seguivo da profano, lui invece più da critico.

Sere (serena.domenici): 🙂

Sere (serena.domenici): Insomma come nelle migliori commedie romantiche…

đonniearo (stephan.lanfier): 🙂

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Sere (serena.domenici): L’arte, in generale, mi sembra il filo conduttore della vostra storia, o sbaglio?

Casper (eterprising.kingmaker): arte e design, diciamo

đonniearo (stephan.lanfier): si, più che altro il filo conduttore è la passione per il “bello”

Casper (eterprising.kingmaker): esatto

Sere (serena.domenici): Mi sembra di capire che non riguardi solo Second Life, ma anche la vostra vita reale …

Casper (eterprising.kingmaker): si, in un certo senso la vita su Second Life è una estensione più creativa e libera di RL, ma trattiamo entrambi gli stessi argomenti anche in Real

Sere (serena.domenici): In Second Life avete trovato intoppi o avete potuto manifestare la vostra creatività al massimo della sua potenzialità?

Casper (eterprising.kingmaker): mai nessun intoppo, forse qualche piccola “noia” ma troppo piccola per essere ricordata

đonniearo (stephan.lanfier): bhè, penso che su Second Life la creatività superi il limite che ci impone la RL, nel senso che su Second Life si possono fare alcune cose che in RL si possono solo pensare

Sere (serena.domenici): Qual è la forma d’arte che preferite in assoluto assecondare nel Metaverso?

Casper (eterprising.kingmaker): per quanto mi riguarda il design, l’architettura, perchè mi permette di ideare fuori dagli schemi. La maggior parte dei costruttori su Second Life cerca di avvicinarsi il più possibile alla realtà, e quindi ai vincoli che la caratterizza. Io invece creo edifici (case, palazzi, discoteche) partendo dalla progettazione, con l’idea che dovranno essere abitate da avatar e non da esseri umani… prediligo principalmente case moderne, open spaces, e discoteche.

đonniearo (stephan.lanfier): è quello che intendevo prima. Su Second Life puoi uscire fuori dagli schemi, senza copiare dal reale, ma creare una sorta di nuovo mondo.

Sere (serena.domenici): Come funziona il vostro Team?

Casper (eterprising.kingmaker): la HQB nasce circa due anni fa, io e il mio primo socio decidemmo di creare qualcosa per finalizzare la nostra attitudine per l’architettura… nacque così la High Quality Builders. Fin dall’inizio progettavamo, disegnavamo e creavamo gli edifici per lo più facenti parte di città, quindi sempre con un tema comune. Poi abbiamo cominciato a chiedere l’aiuto di altri builders perchè il lavoro aumentava, le SIM da costruire erano sempre di più, poi, alcuni mesi fa, ho preso una pausa da Second Life, e diciamo che da quel momento ho lasciato tutto in standby. Quello che ha sempre accomunato, nel corso del tempo, tutte le creazioni HQB è che sono uniche, poiché abbiamo sempre costruito CUSTOM ovvero su misura… il cliente sceglie ogni aspetto, questo fa si che la HQB si impegni a non rivendere o cedere progetti di case già venduti, ed è uno dei motivi per cui non esistono case in vendita sul Market Place. Al momento la HQB è composta da me, il mio socio Stephan Lanfier, e la nostra manager Lunastella Drachios. Anche se a breve troverete dei prodotti in esclusiva anche su Market Place, ci stiamo lavorando con buona lena.

Sere (serena.domenici): Cosa vi diverte in assoluto e vi soddisfa allo stesso tempo di più, l’inizio o la fine del progetto  o i lavori in corso!?

đonniearo (stephan.lanfier): dal mio punto di vista i lavori in corso, sono quelli più divertenti a mio parere

Casper (eterprising.kingmaker): l’inizio, l’ideazione, ma soprattutto la soddisfazione del cliente a lavoro finito

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Sere (serena.domenici): Vi è capitato di rifiutare un lavoro che consideravate non nelle vostre corde ?

Casper (eterprising.kingmaker): si, spesso succede che ci chiedono di creare delle cose che sono oggettivamente di bassa qualità, e quindi, a prescindere dal compenso, lo rifiuto, preferisco scegliere i miei clienti …

Sere (serena.domenici): Cosa vedete nel vostro futuro… è facile realizzare i vostri sogni qui indubbiamente, ma credete entrambi in un ponte che colleghi tutto questo tra Second Life e RL? E’ possibile, secondo voi, cominciare a sognare e progettare qui, per farsi poi conoscere nel mondo reale?

Casper (eterprising.kingmaker): spesso Second Life è stato precursore di mode e stili di vita, io credo che non sia solo uno specchio distorto della realtà, ma una vera e propria scatola magica dalla quale fuoriescono idee innovative, maturate nella libertà assoluta. Quindi, perché no, potrebbe essere l’inizio virtuale di un progetto di vita reale.

đonniearo (stephan.lanfier): io penso che Second Life rimanga collegato alla RL solo in alcuni minuscoli punti, per il resto, nella maggior parte dei casi, rimangono due mondi totalmente diversi.

Vi ringrazio per l’intervista concessami e vi auguro in bocca al lupo!!!

Questo è un loro video: http://www.youtube.com/watch?v=BprsFQYvOy8

Phil Setner: dal Jazz al pop. Il massimo, e anche di più

by Francesca Caeran

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Ecco, oramai le vacanze sono praticamente  finite  per tutti, e le land stanno tornando a fare animazione alla grande. E dunque si riprendono i concerti live, che per circa sei settimane sono andati al ritmo del caldo italiano, cioè più siesta che voci, heheheh. Intanto, approfitto dell’occasione di questo articolo per ringraziarvi, infatti l’articolo dedicato a Putri Solo ha battuto tutti i record di lettura, e questo lo dobbiamo solo a voi.

Ma iniziamo questa presentazione di Phil Setner con due domande. Lo avete già sentito cantare? Sapete chi è? Se siete amanti del jazz e dei Golden Oldies (gli anni d’oro della musica) allora è impossibile non conoscerlo, perchè Phil è “IL” cantante live per eccellenza, per quanto riguarda questo stile di musica. Phil ed io, è una bella storia di amicizia, che dura da tanto tempo. Stranamente, non l’ho incontrato in una land straniera, ma in una land italianissima, cioè una di quelle land create da Evelina Bonetto ai tempi di Italia Vera, e di tutte quelle sue sim, come Torino Vera (dove sono nata e cresciuta io), Milano Vera, Marostica, ecc. Phil era una presenza abituale in Italia Vera, dove veniva spesso invitato. Poi, quando sono cresciuta e diventata grande anch’io :), cioè quando sono diventata Manager di land, ho avuto spesso l’occasione di invitarlo, per uno show lì dove lavoravo.

Phil Setner è un gran bell’uomo, scozzese, di 44 anni, che  da circa 4 anni canta su Second Life. Approdato anche lui nel Metaverso perchè un amico gli fece conoscere questo Mondo Virtuale. Phil ha cantato anche in RL, e viaggiato pure all’estero, per proporre i suoi concerti. Infatti, un giorno è anche arrivato a Bruxelles per cantare. Purtroppo ancora non lo conoscevo altrimenti di sicuro sarei andata ad applaudirlo. Poi la vita gli ha fatto uno brutto scherzo, e, per colpa di un grave  incidente d’auto, i suoi sogni furono stroncati. Ma il sogno, per fortuna, proseguì su Second Life, per il piacere dei suoi numerosi fans.

Come vi dicevo prima, Phil Setner è il Crooner per eccellenza. La sua bellissima voce è calda, profonda e  sensuale. Lui canta il jazz come nessun altro, ma non solo quel tipo di musica, può eseguire un repertorio intero di Michael Bubble o Frank Sinatra. Passa tranquillamente da Elvis Presley a Nat King Cole. Non vi piace il jazz? No problem, la pop music non ha segreti per lui. Inoltre, Phil Setner è un grande professionista, serio in quel che fa, e vi assicuro che, da quando lo conosco, si è sempre impegnato per dare il meglio nei suoi concerti, facendosi in quattro per non annullare mai uno show. Certi cantanti del Metaverso dovrebbero infatti prenderlo ad esempio, e, magari,  prima di annullare per futili motivi un loro concerto live,  pensare un pò alle conseguenze, per un owner che ha impegnato tempo in pubblicità, magari anchè Linden Dollars, e mobilitato diverse persone per quella serata. Insomma amici, Phil Setner è la garanzia di una serata riuscita, con un gran bel momento live, parola di Francesca Caeran!

ASCOLTALO QUI : http://www.youtube.com/watch?v=cfHxlPOjuYc

The Cube Project

By AquilaDellaNotte Kondor

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Molti di voi hanno di sicuro sentito parlare del “Linden Endowment or Artist in residence program” (http://lindenarts.blogspot.it/), una iniziativa, patrocinata dalla Linden Lab, per favorire la conoscenza delle maggiori realizzazioni artistiche in Second Life (https://wiki.secondlife.com/wiki/Linden_Lab_Official:Linden_Endowment_for_the_Arts_Committee). Vogliamo cogliere l’occasione di una iniziativa particolare promossa in quest’ambito, “The Cube Project”, per parlarne con Bryn Oh, la massima animatrice del gruppo che gestisce il progetto, una delle artiste più note in Second Life (http://brynoh.blogspot.it/2012/08/the-cube-project.html). Abbiamo incontrato Bryn presso la sede dell’esposizione (http://maps.secondlife.com/secondlife/LEA23/165/229/24) ed ha accettato volentieri di rispondere alle nostre domande.

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[09:20] AquilaDellaNotte Kondor: Hello Bryn, thank you for this meeting. I’d like to talk with you about the LEA. It’s wonderful that Linden Lab dedicates 20 sims to this project, how the idea was born?

[09:21] Bryn Oh: The 20 regions we are now on, were from a program called the “Linden Endowment or Artist in residence program”. Each artist had them for five months and just finished, so between the finish and the next set of artist who come on the 1st of september, we had two weeks, and i proposed to create this project to use the resources. But the artist in residence program will give each a full region for 6 months

[09:23] Bryn Oh: the 20 regions we are on, are used all year for artists who apply with projects , 6 months residence, but when one ends and another begins, there is two weeks where the regions are not being used, so i created this for those two weeks, then it comes down and the artist begin their projects for 6 months

[09:25] AquilaDellaNotte Kondor: 6 months + 2weeks free + 6 months, etc. …..

[09:25] Bryn Oh: yes, the two weeks are just to allow us to remove everything and flatten the land etc

[09:25] AquilaDellaNotte Kondor: and each artist can remain here

[09:26] Bryn Oh: yes, and we will announce the new set of artists in a week or so

[09:26] Bryn Oh: each proposal is different, but they may have numerous exhibits

[09:26] AquilaDellaNotte Kondor: I see

[09:26] Bryn Oh: there will a main exhibit after four months, where all artists are expected to have their work ready, but they are quite welcome to have numerous shows before and after [09:27] AquilaDellaNotte Kondor: how many artists are involved in this projecy?

[09:27] Bryn Oh: the Cube Project has 25 artists, i think

[09:28] AquilaDellaNotte Kondor: but others will came …

[09:28] Bryn Oh: i will give you a notecard with their names

[09:28] AquilaDellaNotte Kondor: tks

[09:28] AquilaDellaNotte Kondor: what countries they mostly come from?

[09:29] Bryn Oh: the wonderful thing about Second Life art is that there is a huge range, many countries, we are not limited to local artist when in a Virtual World, so the breadth of cultural vision is quite varied and impressive

[09:31] AquilaDellaNotte Kondor: in this case, of the Cube Project, you give a theme to the exhibition: white and black…

[09:31] Bryn Oh: yes

[09:31] AquilaDellaNotte Kondor: will it be always so? With a specific theme?

[09:31] Bryn Oh: i think perhaps there is still some confusion, this show here that is black and white cubes, is just for two weeks, and essentially it is curated, but the main use of this land is for endowment artists with their own projects , who use the land for six months, so we do not interfere with them. They apply for the land with a project description and they follow their project.. we merely supply land for them.

[09:33] AquilaDellaNotte Kondor: I understand, so this kind of exhibition, with a specific subject , is only for this case?

[09:33] Bryn Oh: right, and in six months time. When the next set of artists are done, there will be two weeks between new artists, and perhaps we plan another event, with a theme

[09:36] Bryn Oh: we would think up some 2 week project, then back to endowment artists

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[09:37] AquilaDellaNotte Kondor: why Linden Lab accepted to dedicate so many resources to a not commercial project?

[09:38] Bryn Oh: actually linden labs is not directly involved with the LEA, it is run by a group of resident volunteers, so they then ask their shareholders and we negotiated with Linden Labs to get the regions to give to artists

[09:39] Bryn Oh: but the reason they give the land is because it creates content for them

[09:39] AquilaDellaNotte Kondor: yes, but the sims are available from Linden Lab as a free use, or not?

[09:40] Bryn Oh: yes we dont pay tier, but the virtual world needs content for its users, so this for example. People come to see it, they bring friends, have fun, they dont have to pay

[09:41] AquilaDellaNotte Kondor: but it’s not usual to obtain such a contribute by Linden Lab, don’t you think? Maybe in this case the project is very important for them

[09:41] Bryn Oh: so they get much value, very rare for them to do, and increasingly so they drop out of burning life and SL birthday party. They dont wish to organize events anymore, they dont have the employees to do this, so now they wish residents to do it

[09:42] AquilaDellaNotte Kondor: I know

[09:42] Bryn Oh: they will watch to see if what we do with the LEA is effective, if it makes sense for them, as a business, they will keep giving us these resources, if we do a poor job they will take them away

[09:43] AquilaDellaNotte Kondor: so, it is a succes for you as group too

[09:43] Bryn Oh: it is rewarding, they occasionally do give land, like for the World Expo in Shanghai, and other events, but very rare, it sets a precedent. If they give land to one then others will want free land etc, so they are quite careful

[09:45] AquilaDellaNotte Kondor: what are your plan for the future for this project? or it’s too early to talk about that?

[09:46] Bryn Oh: Oh lots of things. We have educational classes and the avatar games to begin again, different curated art shows, film festivals. Lots of work

[09:47] AquilaDellaNotte Kondor: I see

[09:47] Bryn Oh: there is a group called the Linden Endowment for the arts info, where we announce things, as well as a website

[09:47] AquilaDellaNotte Kondor: it’s a lot of work for your group too

[09:48] Bryn Oh: yes more than I expected 🙂

[09:48] AquilaDellaNotte Kondor: 🙂

[09:48] Bryn Oh: little things take forever

[09:48] Bryn Oh: not to mention the big projects

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[09:48] AquilaDellaNotte Kondor: are you an artist in your RL as well?

[09:50] Bryn Oh: yes, I am an oil painter by profession, that is my career. But i find the medium of Virtual Worlds fascinating to work in. It is like making a painting you can go into

[09:50] AquilaDellaNotte Kondor: You live in Canada, don’t you?

[09:50] Bryn Oh: yes

[09:51] AquilaDellaNotte Kondor: Bryn, may I take some pics for the article?

[09:51] Bryn Oh: yes

[09:51] AquilaDellaNotte Kondor: thanks a lot for your time Bryn

[09:56] Bryn Oh: thanks for your interest

[09:56] AquilaDellaNotte Kondor: see you soon

[09:56] AquilaDellaNotte Kondor: bye

[09:56] Bryn Oh: bye have fun

[09:56] AquilaDellaNotte Kondor: and congratulation again

[09:57] Bryn Oh: thank you 🙂

Una chiacchierata illuminante, su cosa voglia dire, in termini di risultati, creare un gruppo qualificato ed affiatato nella realizzazione un progetto.

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Di seguito le “regole” per l’organizzazione del progetto, diffuse a suo tempo dal team:

“Artists of the Cube Project. The Cube Project begins now and there are very few rules.  You may use only cubes (prim, sculpt or mesh) in either black or white.  If you texture the cube yourself then it should remain within the aesthetic of black and white.  Scripting is allowed but should be fairly subtle.  The overall build will have a feelling of stillness.  If you plan something dramatic using scripting or video then try to make it innitially concealed only being discovered perhaps after turning a corner allowing it again to dissapear upon turning the next.  Pockets of things to find is the idea and we don’t want to be competing with each other for attention.     

The landmark provided takes you to the arrival point for the build and from there please explore and find a place to begin building.  The idea for the Cube Project is to create an environment for the guest to navigate by foot or by flying so keep an eye out for the overall composition.   We want variation so areas of calm or emptiness for the eye to relax are fine when juxtaposed against other areas of chaos  or movement.  So look at your neighbour and play on what they are doing, if they are chaotic then build minimal… or move to another area.    Use a variety of scale, surface or sky.  I will be going around adding ambient sounds so let me know if you wish to use your own and for me to stay away.”

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Ed ecco l’elenco dei partecipanti al progetto:

charlotte bartlett, sea mizin, remington aries, misprint thursday, bryn oh, rag randt, tony resident, nessuno myoo, kicca igaly, Cajska Carlsson, haveit neox, tyrehl byk, Rowan Derryth, PatriciaAnne Daviau, Solo Mornington, L1 Loire, Werner Kurosawa, Lapiscean Liberty, Pol Jarvinen, Xineohp Guisse, oberon onmura, london junkers, Dancoyote Antonelli, Solkide Auer, Giovanna Cerise

 

Servizio fotografico

Le foto che illustrano l’articolo, relative al “The Cube Project”, sono state prese, col permesso di Bryn Oh, presso la sede dell’esposizione.

‘The Mistery of Lighthouse’ di Kicca Igaly

by Loredana Loring

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Il Mistero del Faro è il titolo della suggestiva installazione di Kicca Igaly esposta nella Art Gallery di Maryva Mayo, che si potrà visitare fino all’8 settembre 2012: http://maps.secondlife.com/secondlife/Hugo/190/185/23. L’invito recita: “Un faro, su una scogliera… che cosa nasconde? Chi ha voluto porre fine a una vita spesa nella solitudine di questo posto, alla ricerca di se stesso? Sali i cento scalini e trova la risposta nella tua mente…” E li abbiamo saliti in tanti, quei cento gradini, osservando le pareti spoglie della torre e spiando dalle piccole finestre il paesaggio sottostante, le ondate che a tratti illuminano gli scogli… una barca da pesca abbandonata… per giungere, curiosi, alla sommità. Qui la vista è fantastica e inquietante, enfatizzata dal settaggio delle luci: è consigliabile visitare il luogo con il cielo impostato sui valori London 2026 e l’acqua Water (TOR) Negative ultras pace.

 

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Il faro si trova a più di 1200 metri sul mare, appena sopra le nebbie: un’elevazione sufficiente per essere avvistato con il necessario anticipo dalle navi in transito; la lanterna fa pensare a una struttura di metà dell’800 ma… i suoi vetri sono spezzati e la lampada è spenta; la torre ci appare abbandonata, sospesa in mezzo all’oceano. Il generatore di luce rotante è sostituito da una sorta di occhio e la membrana dell’iride nasconde la sagoma di un uomo rannicchiato… Chiediamo dunque all’autrice di rivelarci i dettagli dell’opera e del mistero che nasconde:

 

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Loredana Loring: Kicca, la salita al faro fa pensare di entrare, ospiti forse indesiderati, in una casa abbandonata improvvisamente: come è nata l’idea di questa singolare installazione?

Kicca Igaly: Effettivamente il faro, nel momento in cui lo visitiamo, è una casa abbandonata. L’idea di questa opera è venuta ammirando struggenti tramonti in cui i fari dominavano la scena. Considerando poi che il faro esercita su di me un fascino particolare, spesso abbinato al desiderio di quel tanto di solitudine per poter indulgere all’introspezione. Ecco che ha preso forma l’idea.

 

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L.L.: Quale storia, quale mistero si nasconde nella lanterna?

Kicca Igaly: Ho volutamente evitato di dare indicazioni dettagliate circa la storia precedente del personaggio che si individua nel faro, ma qui voglio darvi una indicazione più precisa. La mia idea segue un uomo che, appunto preso dal desiderio di solitudine e di voler guardare dentro se stesso, si rifugia in questo faro per abitarlo. Nel trascorrere dei giorni, si accorge che il faro lo sta rendendo schiavo di questa atmosfera e non riuscendo a liberarsi, ad andarsene, pensa che l’unica possibilità di tornare libero sia il suicidio. Sale per questo in cima alla lanterna per gettarsi nel vuoto, ma il faro, rendendosi conto di stare perdendo il suo nuovo compagno, lo risucchia nella lampada, congelandone per sempre l’esistenza.

 

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L.L.: Il mistero è un fil rouge che lega molte tue creazioni… come si inserisce quest’opera nel tuo percorso artistico?

Kicca Igaly: E’ vero che il mistero è spesso presente nelle mie opere. Lo ritengo un elemento che rende più interessante la vita in genere, caricandola di fascino e di indeterminatezza. Il faro è, probabilmente, l’opera più suggestiva incentrata sul mistero.

 

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L.L.: Kicca, come prendono forma le tue opere prima di mettere mano, a quello che chiami “scalpello digitale”? Che  tipo di progetto artistico hai seguito questa volta? E gli strumenti… hai realizzato tutto da sola?

Kicca Igaly: Alcune opere nascono da un progetto mentale, più raramente comincio a lavorare qualche prim e dalle prime forme che emergono, prende vita l’opera che nascerà in seguito. Per questa ultima installazione, l’idea è stata indubbiamente determinata da quella panoramica dei fari. Escludendo gli effetti di particelle, che ho comunque allestito secondo il mio gusto, tutta l’opera è prodotta con prims nativi di Second Life.

 

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L.L.: Il faro è immerso in un oceano sospeso nel vuoto, c’è una barca abbandonata, immersa nella luce surreale di Londra…

Kicca Igaly: Ho scelto questa luce per enfatizzare le atmosfere drammatiche che circondano il faro. La barca è un po’ il simbolo della vita passata dell’uomo: il mondo da cui proveniva e il mezzo di trasporto per arrivare fin lì.

L.L.: Questa installazione è una tappa di un percorso? Hai programmi per il prossimo futuro?

Kicca Igaly: Ogni ultimo lavoro è il risultato di un percorso mentale e di sperimentazione e questo non fa eccezione. Ultimamente sto producendo lavori piuttosto grandi. Sto lavorando anche a nuove installazioni, ma nei miei progetti c’è il ritorno a sculture più contenute.

 

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Ecco i LM per visitare le sue opere:

– Artwork’s Gallery, lo showroom dove potrete vedere le sculture realizzate in Second Life e i dipinti di Real: http://slurl.com/secondlife/Battlestar/62/57/22

– I lavori su Flickr: http://www.flickr.com/photos/31465953@N05/

– Le foto su Facebook:

Io ringrazio Kicca per le emozioni che le sue creazioni ci regalano e vi invito a non perdete l’opportunità di visitare “Il mistero del faro” il suo mistero merita una visita accurata !!!

http://maps.secondlife.com/secondlife/Hugo/190/185/23

Per concludere, due bellissimi video sull’installazione:

http://www.facebook.com/photo.php?v=403621573032038 (di Julio Juste Ocaña)

http://www.youtube.com/watch?v=TFkSF5vZdvY&feature=youtu.be (di  Fiona Saiman)

Buona esplorazione!

Flop Art

By Eva Auerman

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Digital Beauties è un volume edito da Taschen (in inglese, francese e tedesco, ISBN 978-3-8228-1628-8) così presentato: “The first book in our groundbreaking new series on digital culture focuses on beauty and cutting-edge computer-generated female characters.

Una prima riflessione mi porta a pensare che ciò che noi facciamo in Second Life è, da un tempo ben precedente i nostri discorsi, considerato come attività artistica. Con il di più che le nostre creazioni non solo generano immagini, ma queste possono interagire tra di loro e con l’ambiente in una serie, piuttosto ampia, di attività.

Tra queste attività vi è quella di fruire di “arte”, come pubblico di un museo o come chi ascolta un concerto e pertanto mi viene subito un dubbio: gli avatar possono essere considerati pubblico nel senso classico del termine? A mio parere no, essi non potranno mai essere un pubblico così come comunemente è inteso. Ciò contribuisce solo a confondere questioni del tipo “il mio è un avatar vero” “il mio è quasi vero” “il mio è completamente stravolto” “il mio è come Scooby-Doo perché mi piace così” “il mio è un uomo…” “il mio è una donna…”

Credetemi, quando apprendo soprattutto queste ultime due “informazioni”, dentro di me rimbomba sempre la domanda: “Un uomo? Una donna?… Ma che dice?” Voglio subito specificare che so benissimo chi e cosa sono un uomo e una donna, pertanto, non credo sia sufficiente una fattezza maschile per fare un “uomo” così come ho la speculare convinzione che non sia sufficiente un avatar femminile per fare “una donna”. E ciò a prescindere che “dietro” l’avatar ci sia un maschietto o una femminuccia. Per questo sostengo che non ci sono questioni né di voice, né di cam, né di dati olfattivi evocati, il più delle volte, a sproposito.

Giustamente noi spendiamo parole in proposito ma un avatar, umano o non umano, è da tempo classificato una creazione artistica, il cui campo di indagine può infatti spaziare dall’intrattenimento alla realtà e spingersi a sondare il mistero. Ora, se l’intrattenimento è relativamente facile da configurare, già la realtà è più difficile inquadrarla nei suoi infiniti rivoli. Ma se le premesse sono confuse da discorsi sviati da pseudo questioni di identità e assortita etica consumistica d’intorno, il mistero è precluso in partenza all’esperienza. Aggiungo che non giova, alla chiarezza di idee, se -sottolineo se– dell’arte se ne fa una questione meramente espositiva, fornendo oltretutto ragioni all’intendere SL come luogo dove si vive soprattutto l’ansia di dire chi si è con tanto di nome e cognome, indirizzo e targa della propria auto. In questo caso si creano solo occasioni per avatar gironzolanti tra occupazioni variamente altre che la mia fantasia non basta ad immaginarle tutte.

Cosa intendo per mistero? Intendo il fatto che se per esempio tra due persone vi è “amore”, significa che queste persone accettano il loro reciproco mistero consistente in quello che si farà anche da soli nell’ambito della coppia, in relazione agli eventi che il futuro può comportare e che, per molti motivi, costituiscono un qualcosa di insondabile. Poi, certo, anche il passato contiene una sua insondabilità e questo lo racconta soprattutto il web, che è fitto di racconti di “passati”, altrettanto fittamente commentati.

Non vi è mai capitato di apprendere di amori naufragati perché un qualcosa, foss’anche una percezione, nel futuro materializzato in un presente, è inaspettata? A me è capitato e credo che, in quel caso, di amore non si trattava. Ecco perché dalla delusione si guarisce: perché la nostra elaborazione  prima o poi ci porta a capire che si trattava di altro. Convenienza, feticismo, libido, narcisismo, controllo, invidia, gelosia, sadismo, masochismo e tante altre belle cose che siamo stranamente sempre convinti riguardino solo gli altri. O, peggio, i “perdenti”.

Cosa c’entra l’arte con tutto ciò? Centra perché ciò che non sappiamo vedere è l’arte che ha il compito di mostrarcelo, allargando la nostra capacità percettiva tramite “produzioni”. Ma negli attuali tempi ,quando ci scandalizziamo per tutto e dove “rivoluzionario” è indotto significhi paradossalmente affermare l’essere conformi. Come dobbiamo comportarci per allargare la capacità percettiva?

Oh, comprendo, dobbiamo tutelare il semplice che da tutto ciò è confuso. Sono certa che questa “tutela” è in genere solo funzionale al conformismo e, oggi, certamente prodigherebbe a banalizzare messaggi sferzanti come per esempio “L’origine del mondo” di Courbet, dipinto esposto nientemeno che al Museo D’Orsay al quale non mi stupirei se qualcuno troverebbe rivoluzionario “trasgredire” cercando di affermare che l’unica cosa comprensibile è la rappresentazione a colori della grisaglia che amiamo svisceratamente grazie all’educazione sentimentale tipica della nostra epoca che ci rende capaci di immaginare solo burocrazia.

http://www.musee-orsay.fr/it/eventi/mostre/archivi/archivi/browse/15/article/lorigine-du-monde-autour-dun-chef-doeuvre-de-courbet-6775.html?tx_ttnews[backPid]=252&cHash=d6486a38ae

Vedere qualcosa di simbolicamente altrettanto potente (che il gusto estetico avvezzo al porno può trovare difficile classificare in modo altro), nelle proposte che si fregiano della qualità artistica su SL, è pertanto impensabile. L’arte in SL dev’essere definita “seria” senza timore che così facendo si ricopre il discorso di un’indelebile patina di ridicolo che è percettibile anche se la definizione è espressa nelle segrete stanze. Avviene invece qualcosa di similmente efficace all’opera del XIX secolo nelle situazioni create da avatar senza nessuna dichiarata pretesa artistica, a volte inconsapevoli di proporre tematiche decisamente inquietanti.

La parola inquietante è per me una specie di garanzia che l’indagine si addentra nell’ attuale: non è forse inquietante l’alienazione subita dal lavoro intellettuale al cospetto dell’organizzazione imposta per renderlo funzionale alle macchine? Non è inquietante che la società si muova all’unisono, stimolata da problematiche iniettate da informazioni accordate, in senso musicale, a precisi modelli narrativi che avvolgono realtà e sogno di derivazione pubblicitaria? Non è inquietante che ci hanno resi spettatori di tutto, peraltro  incapaci di distinguere la claque? Non è inquietante che le nostre energie si spendono per identificare metodi di “content marketing” e similari? Non è inquietante che pretendiamo lecito solo ridurre l’opinione ai “mi piace”, “non mi piace più”, “mi associo/dissocio”? Non è inquietante che esista una realtà rispetto alla quale Gillo Dorfles si esprime così:

Quando assisto alla facilità vertiginosa con cui degli adolescenti, anzi dei bambini, si impadroniscono di nuovi gadget, della maestria con cui manovrano i tasti, i pulsanti, deputati alle più complesse operazioni, mi chiedo fino a che punto questa immane espansione delle conoscenze segnaletiche e informative vada a scapito dei faticosi sentieri della memoria e di quelli – un tempo beati – della fantasia creatrice.

Quello che aggiungo io è che reagire solo a segnali e informazioni non è un problema solo dei ragazzi, semmai è più ampio e si persegue pure con ostinazione, nella speranza che i criceti dentro il plastico siano sempre altri: anche questo, secondo me, fa parte del mistero di cui parlavo in precedenza.

Tutto ciò detto, adesso, pensando a come noi chiediamo alla politica una via d’uscita da tutto, commento che questa richiesta è in certi casi decisamente erronea, perché impossibile per questioni di competenza. In errore ci inducono molti fattori, compresa un arte didascalica, scolastica e schematizzata quale si vuole fortemente ridurre la nostra capacità creativa elettronica che ci si ostina ad ignorare come tale rispetto a discorsi di aderenza alla realtà fondati sullo sventolare repertori tratti maliziosamente dalla letteratura della concorrenzialità.

E’ parallelamente inutile discutere sul come la vita vera avverrebbe nelle “piazze”. Lì, oggi, si passa soltanto con un cellulare attaccato ad un orecchio che, come sa bene chi stila il codice della strada, rende traslati altrove e soggetti solo a collisioni alle quali si reagisce di malomodo. Nei casi migliori si tratta, analogamente agli avatars, di individui indaffarati in tutto piuttosto che essere lì. Reale è solo conformarsi più velocemente possibile, con comunicazioni pretese immediate, a decisioni di un élite di figure indistinte ma qualificate, rinchiuse in studi e uffici. Immaginare quegli spazi pervasi di rarefazione sexy è interessante: prova la realtà di tutto ciò che, appunto, riguardando l’umano, è infatti lecito esplorare con tutti i sensi. Inevitabilmente compreso quello artistico.

Chiudo proponendo due dubbi: il ricambio generazionale apporterà fantasia creatrice a tutto ciò? Quale arte descrive e dove avviene la catarsi della fantasia creatrice del (naturale) ricambio generazionale?

La parola

By Serena Domenici

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“Com’è arrapante il tuo avatar!” Me l’hanno detto ieri. Anzi me l’hanno scritto. Ma non è la stessa cosa? Forse sì. O forse no… Quanti me l’avrebbero “detto” in voice? E quanti lo avrebbero fatto a voce nella vita reale, e, soprattutto, che significato avrebbe avuto? Adulazione, sfacciataggine, menzogna, voglia di “provarci”, arroganza, volgarità, ironia? E in Second Life si possono semplicemente trasporre dal parlato allo scritto tutte queste sfaccettature lessicali e concettuali? Me lo sono chiesto quando ho letto (ascoltato?) questo “complimento” tutto particolare-ma-non-troppo. Si impone, a questo punto, qualche riflessione. Si è parlato spesso del no/voice, si/voice, all’interno del Metaverso, e dei vari Mondi Virtuali. In realtà ho sempre ritenuto che fosse un falso problema. Sono dell’avviso che sia una scelta del tutto personale. E che ogni tentativo di demonizzare o, al contrario, esaltare l’uso della voce sia un atto di “prepotenza”. Personalmente trovo comodo il voice: non mi va sempre di scrivere, e con gli amici più cari mi piace ridere e chiacchierare senza dover digitare sui tasti, a tratti in modo frettoloso e compulsivo.

Ho rispetto verso chi non lo usa per ragioni personali, relative al contesto “Real” in cui si trova, molto meno invece, per chi resta muto per potersi comodamente spacciare per qualcun altro/a. Non mi riferisco all’annosa questione di cambio di sesso. Se sul Metaverso a qualcuno piace sentirsi “altro” o poter essere “altro”, ritengo siano fatti suoi, soprattutto se rimane all’interno di un contesto virtuale senza implicazioni real life. Intendo approfondire, invece, il rapporto tra comunicazione e parola scritta, se su di essa si incentrano e si basano le relazioni interpersonali in Second Life. Questione di approccio, di metodo, di mentalità e, purtroppo, o per fortuna, a seconda dei casi, di stile. Invece, poco e meno approfondito è il discorso sull’uso della parola scritta. Mi scuso in anticipo se la questione fosse già stata dibattuta, ma, a meno che mi sia sfuggito, ho letto poco al riguardo. Si digita tantissimo in chat local o in “im” privati. Si scrive per comunicare, si scrive per rendere viva e palpitante la vita all’interno dei Mondi Virtuali. Si scrive in tutte le lingue e si scrive per necessità di proporsi e manifestarsi agli altri. Si scrive per dare e ricevere emozioni, si scrive per fare sesso virtuale, per litigare, amare, sognare, calunniare, spettegolare, lavorare.

Si scrive in modo sgrammaticato, colto, ricercato, confuso o poetico. Si scrive inventando ogni volta, e si scrive per stereotipi, slogan e luoghi comuni. Qualunque sia la ragione, la parola scritta è indubbiamente per molti il veicolo principale per scegliersi, “annusarsi”, valutare e cercare chi, per una serie di varie e spesso misteriose alchimie, più ci piace, o al contrario, chi proprio non ci aggrada. E chi ha la capacità di “leggere tra le righe” riesce a farlo con tempi più rallentati e pertanto con maggiori possibilità di discernimento rispetto a quelle che l’intuito e le sensazioni epidermiche, mediate dal linguaggio del corpo, possono regalare nella vita reale. E, al contrario del voice, la parola scritta aiuta i timidi e li rende audaci. Aiuta chi millanta nobili intenzioni e sentimenti, riesce a far sognare, se si ha il dono di scegliere con cura le parole, ma è capace di distruggere al pari di Attila chiunque incroci il suo “percorso”. Può essere un’arma o un dono, un pugnale o una carezza, una rosa o una spina. La scrittura parla di noi attraverso noi, che diventiamo gli artefici, non sempre consapevoli, di “giochi” di ruolo, che ci vedono di volta in volta vittime o carnefici. Sono certa, per esempio, che molta arroganza scritta trovi la forza di essere tale solo perché, al riparo da sguardi o inflessioni vocali, diventa l’arma principale di qualche imbecille (uomo o donna), che attraverso l’uso della chat, o di messaggi privati, crede che quattro cazzate scritte in maiuscolo possano avere il potere di intimorire gli interlocutori con i quali si rapporta.

Ci sono poi i beffardi (per non dire peggio…), quelli che ti sbattono in faccia risate sardoniche (secondo loro) “bannando” e “mutando” a più non posso, con annesso corredo di faccine doppie, triple e con salto mortale. E tu resti lì a ridere in Real Life, e a chiederti il perché la madre dei cretini sia sempre incinta. Ci sono i seriali, quelli che scrivono a tutti le stesse cose, usano direttamente il copia e incolla, e se li fai uscire fuori dal seminato, sono colti da crisi isterica e/o sindrome da impotenza. Un’altra ineffabile categoria è rappresentata dagli scurrili, che usano definire il loro prossimo con appellativi non proprio eleganti. Hanno la sindrome della troia a tutti i costi, e costi quel che costi. Se non gliela dai sei troia, se gliela dai sei troia lo stesso. Della serie: poche idee e confuse.

Ovviamente c’è l’analogo femminile: l’uomo se ci prova è un porco, se non ci prova è un coglione. Tutto ciò ha un vago (ma non troppo…) sentore di deja-vu Real Life, ma, si sa, non c’è mai nulla di nuovo sotto il sole, di idrogeno o di pixel che sia. I suadenti, poi … ah, loro sì che ci sanno fare: usano la parola danzandoci, sanno quali corde toccare e se alla fine ti prendono in giro sei pure contenta/o. Gli affabulatori sono i cugini larghi dei suadenti, e i parenti stretti dei seriali, ma conoscono più aggettivi e sono più furbi/e.  Riescono a fregarti, però, solo una volta, la seconda sanno già di stantio.

Interessanti, inoltre, sono i profili. Ne parlai già tempo addietro: molti di essi sono per lo più citazioni prese in prestito e raccolte qua e là; il trionfo del copia e incolla da cui è difficile capire la reale personalità che viene fuori col tempo, se si vuole farla venir fuori e, soprattutto, se vale davvero la pena cercarla.

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E’ inevitabile, a questo punto, parlare di “menzogna” nel Metaverso. Difficile stilarne una definizione accettabile, e valida per tutti. La realtà virtuale è essa stessa finzione, sia pur entro certi limiti, e non dire tutto di sè, o dire cose non vere o fuorvianti, fa parte del gioco. Un gioco, però, che spesso si fa duro e coinvolge sentimenti ed emozioni “reali”. O che si fa illusorio o, se vogliamo, consolatorio, rendendoci più vivibile la vita reale, nei casi, e non sono pochi, che essa sia avara di soddisfazioni. E allora ecco che, mentire agli altri e mentire a se stessi, diventano due facce della stessa medaglia, non necessariamente intrise di malafede o cattiveria. Abbiamo bisogno anche di illusioni, “un po’ per celia, un po’ per non morir”. Ma nello stesso modo in cui la propria libertà finisce dove inizia la libertà altrui, la propria menzogna deve arrestarsi dove inizia l’altrui sofferenza. E le parole … bisogna saperle usare.

Ci sono parole che ti arrivano dentro e ti confondono, ci sono parole nelle quali credere aiuta a sopportare meglio la vita, ci sono parole che lasciano il segno e che scrivono la tua storia, al di là del tempo. Il Metaverso è un teatro di vita … E i ruoli sono interscambiabili. Ecco perché non potrà, a mio avviso, esserci un pensiero avatariano autosufficiente ed autoreferenziale. Siamo troppo coscienti e incoscienti per poter prendere le distanze dal nostro pupazzetto. Siamo noi, al di là dello schermo, a dargli il modo di agire e trasmettere input. Sono in pochi ad ammettere di avere una vita sessuale cerebrale all’interno di SL. In realtà solo una minoranza non pratica il cybersex. Fare sesso, mediante scrittura, è per molti l’unico modo per comunicare al proprio partner il desiderio. La letteratura, d’altra parte, è piena di opere erotiche, e sono convinta che il Metaverso, o le chat history, racchiudano dei veri e propri capolavori di Ars Amandi (Ovidio Docet). Quasi quasi, proporrei attraverso questo Magazine la pubblicazione in anonimato (i nomi degli amanti celati) non di racconti, ma di esperienze scritte di erotismo. Che poi non è tanto importante praticarlo, il sesso, ma renderlo desiderabile e perfetto attraverso le parole giuste al momento giusto. Il nostro cervello può godere in mille modi diversi e sublimi, tutto il resto sono dettagli. Pensateci: scrivere, soprattutto in anonimato, ci libera. Libera il meglio e il peggio di ognuno di noi. Sta a noi metterlo su “carta”.

Da un pezzo di carta…una storia per Ashraya

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Questa l’iniziativa che prenderà il via mercoledì 25 luglio alle ore 22:00 italian time, 1:00 pm SL time, presso: http://maps.secondlife.com/secondlife/Xigola/241/100/97

Virginia Lupindo, grazie alla disponibilità ed accoglienza di Violetta Veeper, Elisa Milo e di tutto lo staff di Italian Lesbian vi renderà partecipi di un momento “creativo” a metà tra SL e RL. Mescolando gli insegnamenti e le teorie di Bruno Munari e Gianni Rodari, Virginia vi porterà a creare una vostra storia per mezzo di tecniche legate allo strappo della carta e all’uso creativo del tratto grafico e della parola… E tutto questo, a favore dell’Associazione indiana “Ashraya” di cui Virginia si occupa da tempo. I “capolavori”, creati dai partecipanti, verranno, con il permesso degli stessi, messi in mostra e venduti negli spazi della land; il ricavato delle vendite, e delle offerte, sarà interamente devoluto all’Associazione.

Vi aspettiamo, sicuri che vorrete partecipare a qualcosa di speciale. Qui troverete immagini e indicazioni per arrivare; sappiate che aldilà del monitor, per quella serata, vi serviranno: un foglio bianco, alcuni fogli colorati, presi da riviste o cartoncini colorati, della colla, una penna nera… e una buona dose di curiosità e fantasia.

Per le iscrizioni contattare Violetta Veeper (IM o Note).

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Notizie su Ashraya/Info about Ashraya

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Ashraya”, che significa “riparo”, “protezione”, ha portato speranza e amore nella vita di centinaia di bambini e donne, per molti anni. Fondata e registrata nel 1982, l’organizzazione, con sede a  Bangalore, si dedica a cercare soluzioni per i bambini dentro  alla propria famiglia biologica, o in case adottive.  Dall’inizio, la funzione principale dell’organizzazione era quella di lavorare con la riabilitazione di bambini poveri e  abbandonati. Ora ha esteso i suoi servizi per la famiglia nel suo complesso. Asharaya ha fondato un secondo centro chiamato Tara dove donne con i loro figli possono trovare insieme supporto e protezione alla sofferenza e alle difficoltà.

Ashraya Children’s Home”, meaning ‘Shelter’ has brought hope and love into the lives of several hundred children and women  over many years.
Founded and registered in 1982, the Bangalore based institution’s efforts have been dedicated to the promotion of good adoption practice – both national and intercountry – meeting the needs of the children. Ashraya founded a second centre called Tara where women with their children are offered shelter and support to overcome distress and problems together.

English video: http://www.youtube.com/watch?v=ZNOccd9NQxY

Italian video: http://www.3gpdb.com/videoy.php?b=8NLiwPQhHX-&ashraya

Web site: http://www.nriol.com/ashraya/

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Lo staff di Italian Lesbian e Virginia Lupindo.

La voce di un angelo e una donna straordinaria: Putri Solo

By Francesca Caeran

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Vorrei iniziare quest’articolo come se fosse una favola….  C’era una volta, una signora che somigliava più alla Madonna, che all’incredibile cantante pop che vi presenterò nel dettaglio più avanti. Questa signora, in RL si chiama Thala Verani Delhaye (ha origini Belge, hehhehe si si, giuro!)  e vive in Indonesia, nella città di Jakarta, dove, da 12 anni,  esercita la professione di cantante. Un giorno, il suo sposo le disse: “Seguimi, che entriamo in Second Life, perchè il mondo deve aver la possibiltà di conoscere questa voce straordinaria”. Ed è cosi, che tre anni fa, nacque Putri Solo, Live Singer in Second Life. Ed è pure cosi, che tre anni fa, ancora niubba, la sottoscritta ebbe la fortuna di ascoltare la voce di un angelo.

Già all’epoca, andavo in giro alla ricerca di concerti live, per poter trascorrere le mie serate nel modo che più mi interessava, cioè quello di vivere qui la musica. Una di quelle sere, arrivai in una land rigorosamente straniera (eh te pareva…), dove un avatar che somigliava alla Madonna di Lourdes, vestita tutta di bianco e con i capelli coperti da un foulard, anch’esso rigorosamente  bianco, si stava esibendo in un concerto, ed era affiancata da un chitarrista: lei era Putri Solo, lui Naga Lionheart, suo marito in RL.  Vorrei spiegarvi l’effetto che ebbe su di me la voce di Putri. A parte la solita pelle d’oca (oramai lo so, che mi chiamate papera, lol), la sua voce, amici, mi lasciò sbalordita. Ero a bocca aperta, ascoltando con le mie orecchie tanta bellezza, tanta purezza, e tutta quell’emozione che questa voce meravigliosa mi regalava. Pensai, ma lei è un angelo, lei scende dal paradiso, o forse vuol far salire noi, che andiamo lì ad ascoltarla cantare.

Il fatto è, che mi procurò un benessere come nessun altro cantante aveva fatto prima, nemmeno in RL. Presi il gruppo, ed iniziai a seguirli per tutti i loro concerti, e ben presto tutti e tre diventammo amici. Putri Solo è una giovane donna musulmana di 37 anni, vive nella città di Jakarta, ed il suo mestiere in RL è cantare. Infatti, ha già inciso dei CD. È timida, riservata e sensibilissima. Lei non conosce la gelosia o la cattiveria, ha un’umanità straordinaria, ama le persone, ha sempre paura di offendere o ferire, anche senza volerlo. Un aneddoto da raccontare, è relativo a quella sera in cui, un avatar folle, salì sul palco dove Putri cantava, ed iniziò a picchiarla. Lei si mise a piangere. Qualcuno dirà che la sua reazione fu esagerata, ma amici, Putri Solo è cosi, non può immaginare che qualcuno in questo mondo, o in quello reale, possa fare delle cose così assurde.  Putri ama cantare per beneficienza, lo fa molto spesso, se gli impegni glielo permettono (o la sua agente… lol),  lo fa con piacere (conosco tante “dive” in Second Life, che mai si propongono in beneficienza: o paghi, o niente). Lei amici, è una donna meravigliosa, che si merita solo il bene del mondo intorno a se.

Putri, come tante altre donne, ha avuto un periodo della sua vita molto difficile. E così, per diversi mesi, lei e suo marito Naga, sparirono da Second Life. All’epoca non era ancora la mia sorella di cuore in Facebook (adoro quando mi chiama Sista, lol) e così, persi le loro tracce, per parecchi mesi. Poi un giorno, ecco un IM che mi fece saltare di gioia. Era Putri, che mi immava. Pensai, hurrah! eccola di ritorno su Second Life, riprenderà i concerti!! Putroppo, mi disse che lei e Naga avevano divorziato nella RL, ma che come due persone intelligenti, per il bene delle loro tre bambine, erano rimasti in ottimi rapporti. Lei mi chiedeva se potevo aiutarla a riprendere a cantare su Second Life. All’inizio esitai parecchio, perchè mi rimaneva poco tempo da dedicare ad un ennesimo cantante, e Putri si meritava qualcuno che si occupasse unicamente di lei.  Subito dopo, è stato il suo ex marito Naga a contattarmi, e a chiedermi di aiutarli a far lavorare Putri.  Allora, ci sono parole che per pudore non si dicono ma, chi sa ascoltare, può sempre capire le cose non dette. Quella sera feci la promessa a Naga, che Putri avrebbe ripreso a cantare in Second Life. E cosi, iniziarono i suoi concerti live in giro per il Metaverso. Ho detto Live, e vi assicuro che non c’è una sola canzone che Putri manda registrata.

È importante sapere che, tra l’Indonesia e l’Italia, ci sono cinque ore di differenza di orario (sei ore in inverno). Dunque, quando Putri inizia un concerto, la sera per noi, da lei sono le tre di notte, e quando il più delle volte finisce di cantare,  per lei sono  le cinque o le sei del mattino.  Putri dorme di giorno, per poter cantare durante la notte nelle land Europee. Poi, alle 6 del mattino, inizia la sua giornata pregando (pratica la sua religione intensamente, pregando più volte al giorno). Poi, prepara le sue bimbe per la scuola, e finalmente può andare a dormire. Cantare fa parte della sua vita, ed è la sua passione. Putri ha un vasto repertorio musicale, la sua voce le permette di cantare pezzi presi da Barbara Streisand, da Celine Dion, dagli Abba, da Khaty Perry, e tutte quelle canzoni per cantanti con la voce da sogno.  Anzi, mi raccomando, chiedete a Putri di cantarvi la canzone “Bring me to Life”, di Evanescence, e capirete tutto quello che le mie parole non riescono a dire…

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Una sera, Putri mi chiesi di farle ascoltare delle canzoni italiane che piacevano appunto agli italiani… Bhe, molto egoisticamente le ho fatto ascoltare la canzone dei Blue “A chi mi dice”  e lei se ne innamorò… Ma impossibile  trovare una base corretta. Allora chiesi a Tempio Breil che, gentilissimo, gliela mandò, e una sera Putri ci feci la sorpresa di cantare in italiano.  Adesso, si è messo in testa che vuole cantare la canzone che Lara Fabian ha interpretato dopo Massimo Ranieri, cioè “Perdere l’amore”, e così, vediamo se riusciremo a trovarle la base giusta.

Un momento di emozione stupendo, che difficilmente dimenticheremo in tanti, è stata la finalissima del Festival della Canzone Live di Second Life. Il primo festival che è stato organizzato nella land Napoli “La Terra dei Matti”, con la grandissima organizzazione della signora Lukia Halderman e di Mynue Zarco. Putri, avendo già per due volte partecipato al Festival della Canzone di Incanto, senza mai arrivare al risultato che lei sperava, era un pò esitante, ma, alla fine, si lasciò guidare, e… che emozione amici, quando è stata proclamata vincitrice del Festival. La sua emozione fece commuovere tutti. Lei piangeva di gioia, perchè si sentiva amata, perchè l’avevano apprezzata, e perchè tutti erano stati gentilissimi con lei. La mia Madonna di Lourdes riuscì a far piangere anche me 😉

Io mi auguro che un giorno, nella vita Reale, un produttore si renda conto del potenziale di questa donna, e chissà, magari un giorno, potremo dire: io l’ho conosciuta, cantava in un Mondo Virtuale, una specie di paradiso dove lei rendeva più bello ancora questo Mondo, e dove ognuno di noi viveva per ore  i propri sogni.

ASCOLTA PUTRI QUI:  http://www.youtube.com/watch?v=za8efqQutyM

Immersive Wor(l)ds: Letteratura e arte figurativa digitale nella fusione fra mondo fisico e virtuale.

Si è svolto sabato 30 giugno mattina, a partire dalle 10,30, l’attesissimo incontro organizzato presso la sede dell’Accademia di Brera, a Milano ed in Second Life, per presentare ad una platea vasta, in RL come in Second Life, alcune installazioni artistiche realizzate nel Metaverso da artisti virtuali. Gli artisti chiamati ad esporre le proprie opere, alcuni dei quali famosissimi, anche a livello internazionale, sono stati cinque: Giovanna Cerise, Nessuno Myoo, Noke Yuitza, Giulia de Marinis e Lorenzo Liguoro (http://imparafacile.ning.com/).

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Il collegamento è stato effettuato tra la sede dell’Accademia di Brera, con un allestimento nel salone Napoleonico, e la land dell’Accademia, presso Second Life (http://maps.secondlife.com/secondlife/Accademia di Brera/65/180/21). Il pubblico, da una parte e dall’altra, sfruttando anche la connessione in streaming su web, ormai consueta per tutti gli eventi del genere, ha seguito con grande attenzione il percorso, che si è snodato attraverso sei diverse postazioni allestite in Second Life. Ogni tappa è servita a spiegare una diversa opera, commentata dall’artista che l’aveva realizzata. Le installazioni, per chi volesse ripercorrere il tour, sono ancora visitabili presso la land che le ospita. L’organizzazione e la preparazione dell’evento, a cura del team di Imparafacile Runo, e del team di Arte Libera, con Simba Schumann, è stata, come sempre, all’altezza dell’evento. Da cronista, devo dire che un paio di tali installazioni mi hanno davvero impressionato, in termini di bellezza visiva e coinvolgimento emozionale, ma tutte sono state molto apprezzate, sia dal pubblico in Second Life, che da quello in Accademia. I commenti degli artisti, poi, sono stati tutti di grande interesse, all’altezza delle attese.

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La discussione si è andata sviluppando attraverso le varie tappe, ed ha infine toccato un punto fondamentale, che si è espresso con una domanda, posta da uno degli interlocutori presso l’Accademia di Brera. La domanda, davvero dirimente, è stata posta sugli effetti, nel mondo reale, di quest’arte nata e sviluppatasi nel Metaverso. Le risposte sono state pertinenti, mettendo in evidenza le numerose interazioni che si sono sviluppate negli ultimi anni tra installazioni virtuali ed eventi reali, presso musei, sedi istituzionali, eventi e produzioni di Machinima. Tra l’altro, l’intervento di Mexi Lane, promotrice instancabile di molti di tali eventi, insieme a diversi altri artisti e protagonisti del mondo virtuale, ha illustrato quanto di meglio è stato realizzato in questo campo, e portato poi nel mondo reale con grande impatto, attraverso eventi di successo, alcuni dei quali hanno attratto più visitatori in Second Life che nel museo reale.

Tuttavia, devo dire che ogni volta che sento argomentare su tale “ricaduta” dell’arte virtuale in RL, provo un senso di delusione e di perplessità. E’ come se un’espressione artistica, per essere legittimata, debba necessariamente manifestarsi in un posto piuttosto che in un altro: presso un museo piuttosto che in televisione, presso una galleria d’arte o presso invece una land basata in un Mondo Virtuale. Che senso ha una distinzione del genere, per il gusto e la sensibilità di chi la vive?

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Un’opera d’arte, a mio modesto parere, ma anche di molti critici, trova la sua maggior espressione se riesce a sfruttare al meglio il mezzo usato per esprimerla. Un quadro, una foto, una scultura, hanno senso in una galleria d’arte o in un museo, viceversa, una costruzione virtuale, come alcune di quelle di incomparabile bellezza che ho visitato in questo tour, non può che essere apprezzata in un ambiente virtuale, per cui è stata pensata e costruita. Guardare le installazioni, camminarci dentro, essere pervasi dagli effetti visivi e sonori, è qualcosa di una bellezza irripetibile in un ambiente reale. Credo che la critica d’arte cosiddetta “ufficiale” debba cominciare a fare un bagno di umiltà, e porsi anche un problema opposto: come fare a esprimere nel modo migliore, sensazioni nuove e più avanzate, che invece il mondo virtuale riesce a trasmettere ormai prepotentemente.

Non voglio mettere in contrapposizione i diversi ambienti, sarebbe, a maggior ragione, assurdo e fuorviante. Voglio però dire che in futuro l’arte virtuale avrà di sicuro sviluppi inimmaginabili, poiché non ha i limiti e i condizionamenti del mondo reale: non ha problemi di gravità nelle sculture e nelle installazioni, non ha certi limiti di condizionamento da parte di critici d’arte, o sedicenti tali, non deve sottostare al ricatto dei galleristi o alle bieche esigenze commerciali. Le forme artistiche potranno svilupparsi seguendo il talento, o addirittura il genio, di quanti riusciranno a emergere. La critica d’arte “ufficiale” si accorgerà prestissimo di cosa voglia dire avere un mondo vergine a disposizione, per creare e comunicare, ed è molto probabile che questi critici del mondo “reale” scopriranno tale realtà quando questa avrà ormai travalicato i confini del Metaverso. Non dovremo attendere molto…

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Lo sport nazionale: la polemica.

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Il mio ultimo articolo terminava con queste parole: “…con lo stesso entusiasmo, da parte dei valorosi pionieri di oggi, che saranno chiamati a compiere il salto di qualità. Sarebbe quindi il caso di cominciare da adesso … “.

Era un invito alla discussione, all’approfondimento. Il dibattito che ne è seguito, con molte decine di commenti, è stato più o meno simile a quello svoltosi in altre occasioni analoghe. Da un lato non si è colto, a mio parere, il senso dell’invito all’approfondimento, dall’altro, alcuni lodevoli interventi di merito, che hanno espresso pareri molto interessanti, sono stati subissati dai soliti post di rivalsa e di polemica, se non di vero e proprio insulto.

Intendiamoci, non che sia stata una situazione diversa dalle solite discussioni tipiche del popolo di Second Life, ma è servito a focalizzare la mia attenzione esattamente su tale fenomeno. Alcuni interventi notevoli, tra cui mi piace citare quelli di Melusina Parkin, di Eva Auer, di Sniper Siemens, e di pochi altri, sono stati annegati in un mare di repliche sbrigative e superficiali, non propriamente rivolte all’approfondimento. Classico.

Vorrei qui citare, parlando invece di contenuti, una massima di Marco Porcio Catone: “Bada di possedere i contenuti, le parole verranno…”, che ci ammonisce a considerare prima le idee, le cose che abbiamo da dire, e dopo il modo, l’eloquenza, poiché è questa che deriva dalle prime, e non viceversa. Che cosa voglio dire? Dico che una discussione si basa su un confronto di idee, sul mettere a fattor comune punti di vista diversi, poiché la risultante del confronto è sempre superiore alla somma delle idee di partenza. Discutendo si sviluppa l’analisi, si acquisiscono fatti e punti di vista che non si conoscevano, o non si erano considerati, prima, e si arriva perciò ad una sintesi superiore a quelli che erano i punti di partenza. Logico, chiaro, scontato…

Perché allora ci troviamo sempre di fronte a questa vis polemica, addirittura condita di astio e di ripicche personali, e a volte addirittura di insulti?

Io credo che siano due le motivazioni. La prima è che polemizzando con l’altro pensiamo di primeggiare intellettualmente, di sopraffare con l’aggressività, i punti di vista dell’altro. Una voglia, insomma, di prevalere, basata non sulle idee, ma sulla sterile polemica. E’ il mormorio di fondo, la fiera delle vanità e dell’inutilità. La seconda motivazione è che, volendo intervenire nela discussione, e mettersi in evidenza a tutti i costi, non avendo assolutamente nulla di originale da dire, si innescano discussioni basate sul nulla.

Non voglio entrare nel merito degli insulti, se non chiedendo aiuto, ancora una volta, ai latini: “Gli insulti, se non li prendi in considerazione, vengono presto dimenticati; se invece ti ci arrabbi, appaiono meritati (Publio Cornelio Tacito)”. E’ la politica che di solito adottiamo noi della redazione.

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Tuttavia si pone a questo punto un problema: come vogliamo continuare a portare avanti le nostre discussioni e i nostri approfondimenti? O vogliamo forse rinunciare del tutto alla discussione, limitandoci ad un approccio unidirezionale, senza pubblicare interventi esterni alla redazione, o repliche?

Per quanto mi riguarda, questo Magazine è stato fondato avendo tra gli obiettivi quello di contribuire a far crescere la consapevolezza nelle potenzialità e nel futuro dei Mondi Virtuali (lo scrivo in maiuscolo perché mi piace così, se non condividete, rassegnatevi…). Rinunciare alla discussione sarebbe un venir meno a uno degli elementi fondanti di questo progetto. Quindi nessuna rinuncia, il problema neanche si pone.

Esiste però una questione di metodo. E qui io penso, col mio innato ottimismo, che gran parte del miglioramento nel livello della discussione, debba basarsi sull’autodisciplina. Invito quindi tutti quelli che hanno idee e argomenti da portare al confronto, a esprimere liberamente il proprio pensiero, e a seguire sempre i dibattiti, contribuendovi. Saremo sempre riconoscenti a questi amici, che ci stimolano e ci aiutano a crescere. Viceversa, invito i polemici e quanti non hanno voglia di portare contributi di merito, ma solo ripicche e attacchi gratuiti, ad andare a esercitare tali loro prerogative da un’altra parte. Senza rancore, sempre con amicizia, ma senza avere nulla da dirci. Rinunceremo alla metà dei commenti a beneficio dell’approfondimento. E, dato che l’ottimismo non è pazzia o ingenuità, se l’autodisciplina facesse difetto a qualcuno, saremo costretti a tagliare o stigmatizzare i commenti del tipo suddetto.

Sarebbe una scelta dolorosa, poiché nessuna censura è consentita in rete, da prendersi quindi non a cuor leggero. Si potrebbe poi gestire in maniera democratica tale tipo di intervento, ad esempio delegando questi casi particolari a un team di tre persone, di provata obiettività (da individuare). Sarebbe un sistema macchinoso e poco rapido, tuttavia si potrebbe provare… Un altro sistema potrebbe essere quello di pubblicare il commento in questione seguito da una replica immediata della redazione, che lo identifichi come inutilmente polemico o offensivo. Ma qui gli effetti potrebbero essere ancora più perversi, alimentando ulteriori polemiche, se non addirittura risentimenti personali. Insomma è un tema molto delicato e complesso e chiedo quindi anche il vostro contributo per l’identificazione di una soluzione accettabile.

Una cosa è certa, l’auspicato salto di qualità, che citavo all’inizio, non può tardare ulteriormente a compiersi. Ci sono molti segnali di ripresa dell’interesse nelle potenzialità e negli sviluppi dei Mondi Virtuali, occorre prepararsi a sfruttare la seconda ondata, e non tutti ne sono o ne saranno capaci. La storia del progresso ce l’ha insegnato, spesso tocca ricostruire partendo dalle macerie, su un terreno non vergine. Ed è quello che spero vorremo fare…

Il futuro è adesso.

Nelle ultime settimane sul nostro Magazine si sta conducendo, complici alcuni articoli recentemente pubblicati, un dibattito abbastanza contrastato sulla storia, le esperienze, ed il futuro di Second Life. Commenti e riflessioni, spesso accesi, si sono fatti sulle esperienze e i fallimenti passati, come la mitica presenza delle “imprese reali” in Second Life. Altrettanto combattuti sono i giudizi su un nuovo mondo virtuale, che faticosamente sta cercando di fornire una versione di grid diversa da Second Life, ma ancora tutto da costruire. Insomma, una riflessione sul passato ed il futuro di Second Life, o di quanto da Second Life potrebbe svilupparsi. E’ un momento importante di discussione, da sviluppare ulteriormente. Sono convinto che solo metabolizzando e superando i miti dei passati fasti, si possano porre le condizioni per lavorare seriamente, o giocare serenamente, alla costruzione di un nuovo paradigma di utilizzo dei Mondi Virtuali.

Il primo obiettivo da acquisire, è il superamento del “lutto” per i fasti e la notorietà dei bei tempi passati. Second Life ha avuto il suo momento di massima notorietà tra la fine del 2007 e il 2008. Era una novità, i termini immaginifici di “Seconda Vita” e di “Avatar” conquistarono le prime pagine dei giornali e gli inserti tecnologici e culturali di tutte le riviste. Ne nacque una moda mediatica, con libri, interviste, cantanti e politici che si cimentarono con avatar e viewer, e via dicendo. Poi la moda passò, sostituita da altre più diffuse e popolari che durano tuttora. Il solito chiasso dei media, superficiale ed effimero. Ma, per fortuna, Second Life continua la sua evoluzione, senza tanto clamore. Fin qui tutto normale, logico, prevedibile.

La vera bufala, il malinteso, e l’illusione di fondo, è stata quella che propagandava Second Life come la nuova frontiera, il nuovo mondo. Passò quindi l’idea per cui, come la corsa alle terre dei canestoga nel 1893 in Oklahoma, chi fosse arrivato per primo, avrebbe conquistato le posizioni migliori nel nuovo eldorado. Addirittura imprese reali, per motivi di immagine tecnologica da acquisire (sfruttando la notorietà data dai media in quel momento), o per l’illusione di nuovi business, spesero tempo e denaro per una presenza breve ed inconcludente. Altre imprese, del settore tecnologico e dei servizi, verificarono le potenzialità del nuovo strumento, decidendo che non era il caso di investire altro denaro, e lasciarono rapidamente Second Life, o vi mantennero una presenza discreta da “osservatori”. Questa bufala, oltre che per il rilievo dato dai media alla nuova moda, fu diffusa anche a causa dell’errata convinzione che presto il web che noi conosciamo, e usiamo per lavoro o per svago, sarebbe stato sostituito da una sorta di web tridimensionale di cui Second Life era appena l’inizio. Una famosa ricerca di una società specializzata dichiarava, nell’aprile 2007, che: “entro il 2011, l’80% degli utenti internet attivi avrà una seconda vita in un mondo virtuale”. Si capisce quindi, a guardarla a posteriori, l’aspettativa che si era andata creando, verso i Mondi Virtuali.

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Molti i politici, i cantanti, gente dello spettacolo, che entrarono in Second Life seguendo la moda del momento. Da Paola e Chiara (http://www.youtube.com/watch?v=5ZL0w2G8i6s), a Irene Grandi (http://www.youtube.com/watch?v=HI7tgXpsTlM), da Antonio di Pietro, allora ministro delle infrastrutture (http://www.youtube.com/watch?v=5IGThVGGloU), a Segolene Royal (http://www.youtube.com/watch?v=ALCnho6Tvxk) durante la campagna elettorale per le presidenziali francesi, a Barak Obama nel 2008, col suo geniale messaggio “Yes, we can!” (http://www.youtube.com/watch?v=N2pkSaT7eqs&feature=related), seguito a ruota dal suo avversario McCain.

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Le imprese che entrarono in Second Life, investendo pochissime risorse economiche per la verità ma impegnando il proprio brand in un’esperienza rapidamente rivelatasi inconcludente, scoprirono quelli che erano allora, e sono ancora oggi, i limiti evidenti di questo strumento: limitato numero di utenti, ferraginosità dell’interfaccia software, necessità di un hardware adeguato, mancata diffusione della banda larga, ecc. Inoltre, si capì rapidamente che la profezia della sostituzione del web con i Mondi Virtuali, era la bufala che ora sappiamo. Second Life tornò quindi rapidamente ad essere un ambiente frequentato dai resident, al di fuori del clamore mediatico. Cioè da quelli che, entrandovi, avevano scoperto alcune delle reali potenzialità di questo strumento straordinario, rappresentato dai Mondi Virtuali. Questi pionieri hanno continuato a svolgere e a sviluppare sempre di più, le attività che sono tipiche di una presenza “reale”, tramite avatar, in un ambiente immersivo: sperimentazione artistica, education, concerti, eventi culturali e dibattiti, e così via. Sono le attività in cui è importante la presenza “fisica” delle persone, l’interazione con gli altri. Una pagina web piena di dati, o l’utilizzo di un portale di e-commerce, non hanno alcuna necessità di una presenza “fisica” dell’utente. Le pagine web sono utilissime e sufficienti, per svolgere tali attività. Nessun ambiente 3D mi sarà utile per compilare il 730 o stampare i miei certificati anagrafici dal sito del Comune. Ci voleva poco a capirlo, eppure, la bufala fu digerita da molti in quegli anni di boom.

Sgombrando quindi il campo dagli equivoci, si rivela l’effettiva potenzialità dei Mondi Virtuali, di cui Second Life è un prototipo ad uno stato ormai abbastanza avanzato. Le applicazioni possono essere molteplici, andando a sostituire, con una presenza virtuale, quella fisica, con enormi economie di spazio e di tempo. Pensiamo ai servizi di consulenza, allo svolgimento di attività associative, alla telemedicina, agli ambienti di simulazione, e via dicendo. Oltre naturalmente al superamento degli ostacoli dovuti alla distanza, o all’indisponibilità delle persone, per contatti diretti.

Inoltre, c’è una tematica di tipo sociologico tutta ancora da sviscerare. Un Mondo Virtuale è un vero e proprio villaggio globale, un mondo “vivo” con paesi, città, gruppi sociali. Le interazioni e le necessità di governo di un tale nuovo mondo, sono ancora tutte da scoprire e sperimentare. Ce ne sarebbe di lavoro da fare, per sociologi e psicologi. Alcuni tentativi di elaborazione di un nuovo modello sociale sono stati appena abbozzati negli anni scorsi (ricordate l’esperimento di autogoverno di Neufreiestadt? O il nostro italianissimo Post Utopia?). E’ un filone di ricerca completamente nuovo: una società che nasce e si sviluppa da zero. Quali forme organizzative, quali regole, quale ordinamento politico, può darsi? E’ inevitabile passare dal modello tribale a quello capitalistico? Sono possibili nuove forme organizzative che non mutuino i modelli socialisti o anarchici?

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Un universo nuovo, tutto da scoprire e da sviluppare. Così come pure è importante capire  come potrà svilupparsi, in futuro, l’economia interna ad un Mondo Virtuale. E’ innegabile che un’economia, per quanto limitata alle attività interne, esista in Second Life, e consenta anche a diverse persone di vivere con i guadagni che qui si fanno. Non è certamente un eldorado, o un settore che possa creare migliaia di posti di lavoro, ma sicuramente molti ci vivono, per quanto non navigando nell’oro. Sono lontani i tempi dei fasti speculativi di Anshe Chung, all’inizio della bolla immobiliare in Second Life. Questa gente sbarca a stento il lunario, ma ci vive, e di esempi, anche nostrani, ne abbiamo diversi.

C’è poi tutta la tematica dei Giochi di Ruolo, per cui un mondo virtuale fornisce strumenti sufficienti a sviluppare le diverse “storie” ed i personaggi che si vanno man mano creando: clan, organizzazioni, gilde, sette di vampiri o di cavalieri medioevali, ecc. Ma qui esiste già una consolidata esperienza, data dai Mondi Virtuali più avanzati e diffusi di Second Life, come World of Warcraft, Entropia, Everquest, Ultima on line, ecc.

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Esistono quindi intatte le potenzialità di un grande sviluppo dei Mondi Virtuali, purchè le si guardino in una prospettiva realistica e legata alle effettive possibilità offerte dal Metaverso. E naturalmente, per quanto rappresenti il prototipo più avanzato, Second Life è lungi dal poter essere considerato il futuro dei Mondi Virtuali.

Già oggi innumerevoli altre grid, basate su Open Sims, sono operative, per quanto richiamino un numero molto più limitato di utenti, e abbiano caratteristiche ancora piuttosto lontane da Second Life. Ma è solo una questione di tempo. Questi mondi si svilupperanno, così come pure nuove grid proprietarie verranno create, e avranno legittimamente velleità di svilupparvi servizi e attività adeguate alle potenzialità dell’ambiente.

Quello che posso dire, considerando il potenziale sviluppo di servizi, che utilizzino il paradigma dei Mondi Virtuali come strumento, è che prima di sbandierare soluzioni innovative, o nuovi modelli di business, occorrerà avere progetti più che solidi, con idee precise su quanto vogliamo offrire in termini di servizi, e con una pianificazione chiara delle risorse sia economiche che umane che serve mettere in campo. Questo per evitare ulteriori fallimenti o illusioni di business. La gestione delle attività all’interno dei Mondi Virtuali è qualcosa che si impara vivendoci dentro, e molti, in questi anni, hanno sviluppato tali skills continuando a lavorare in Second life. Nessuna agenzia di servizi o di advertising della società esterna ha alcuna competenza in tal senso. I nuovi progetti ed i nuovi modelli di sviluppo nasceranno dall’interno dei Mondi Virtuali. E non saranno proposti da gente improvvisata o con mire di arricchimento. Saranno i volontari e gli entusiasti resident, che in questi anni hanno operato a proprie spese, ed hanno imparato a muoversi nel Metaverso, che forniranno il know how e le risorse per un nuovo inizio. Con entusiasmo, passione, e senza illusione di business. Lo vedremo presto. In una discussione che ho avuto nei mesi scorsi, con un professore americano profondo conoscitore dei Mondi Virtuali, ipotizzammo un arco temporale di cinque anni per ripartire. A valle di esperienze e di tecnologie innovate, ma con lo stesso entusiasmo, da parte dei valorosi pionieri di oggi, che saranno chiamati a compiere il salto di qualità. Sarebbe quindi il caso di cominciare da adesso …

Sfera

by Eva Auer

 

Sono in corso i campionati europei di calcio e tante sono le immagini calcistiche che sopratutto scorrono, nella televisione accesa, in sottofondo, mentre gironzolo per il web con mio portatile. Imbattendomi in discorsi attorno alla “realtà virtuale”, è inevitabile pensare alle simulazioni del calcio che girano su specifiche piattaforme, o consolle. Utilizzando lo schermo televisivo come monitor, a mio avviso anch’esse rappresentano una virtualità che, vista l’animazione che può generare durante le sessions, è meno sedentaria di quella attorno le vere partite di calcio proposte negli altri canali dello stesso strumento visuale.

Il pubblico del calcio su consolle continua a definire la propria attività “videogioco”. Il termine “realtà virtuale” non si estende a quel tipo di situazioni, non che venga rifiutato: proprio non è preso in considerazione. Forse “realtà virtuale” sa troppo di un qualcosa di mentale che non riguarda quel sottoinsieme dell’ampio strato sociale che assiste allo spettacolo del calcio, in TV e talvolta allo stadio. Il loro oggetto d’interesse è dinamico ed essi si definiscono “tifosi” e appresso, senza remore, “sportivi”. Il momento mentale non fa parte del loro hobby. I loro colori sono sgargianti, brillantemente illuminati, tali da distinguere un momento spensierato.

“Realtà virtuale” è invece un qualcosa con colori “alla Matrix”. Grigi virati in blu, verdi vagamente militareschi, ombre scure di conseguenza. Espressioni facciali che la gioia la ignorano o quasi, anzi, quando poi si animano, mostrano l’essere avvezze alle situazioni delle strade del semicentro, quelle popolate solo da automobili e dove a piedi passa chi rientra a casa scontento di non potersi permettere una zona residenziale incrociando altri che invece non possono permettersi la macchina. Gli unici che lì, a livello strada, non guardano quindi di sfuggita il loro prossimo sono i negozianti che economicamente sopravvivono, attenti e rintanati all’interno dei loro esercizi commerciali. Nei momenti in cui non sono assorti a leggere fatture, bolle di reso e bollette varie, rilevano di persona la decadenza. Si chiedono spesso dov’è finito il resto della gente con la quasi certezza che è fortunato chi si trova nel giro di quel “qualcosa di bello” mostrato in televisione.

Con quest’idea di fondo, la “realtà virtuale” è alternativa a ciò che è lecito sognare e che si guarda nel tempo libero. Se contiene temi avvincenti, esso certamente sono simil-Matrix. Infatti, la stessa gamma di blu che virano al grigio sono usati per le immagini delle introspezioni psico-qualcosa che nei casi estremi posseggono implicazioni degne del thriller. In ogni caso si tratta di discorsi inevitabilmente tendenti all’intimo, che per il gusto della suspense sono praticati con sconosciuti che “non si sa mai chi sia, nascosto dietro il monitor”. Su tutto ciò incombe quel “sesso” che è tipico intendere sognato dai ragionieri con l’immancabile pancetta mentre è fattivamente praticato dagli imprenditori. Viene quasi da sé che non si tratta di temi nell’immediato interesse degli sportivi, più propensi al festeggiare il sogno dell’innocenza. Non a caso i giornalisti sportivi, quando preparano il loro pubblico all’evento sgradevole, pronunciano quel loro dannato “ora vi mostriamo delle immagini che non avremmo mai voluto mostrare”. Ciò, da altre parti, sarebbe immediatamente definito “da voyeur”, però non qui: siamo tra gente semplice.

Probabile, com’è probabile siano tutte solo facciate. In ogni caso, assistere a un incontro di calcio virtuale animato da due giocatori abili, può però essere davvero avvincente. La situazione propizia la fantasia e il lato spettacolare è certamente tenuto in forte considerazione da giocatori e piccolo pubblico -come numero- d’intorno. Non v’è dubbio che lo svolgersi della gara sia un evento ludico e il clima, privo dell’incombere dell’ombra di logiche di mercato/borsa e altre varie geopolitiche, è senz’altro leggero. Inoltre, i pali di sostegno del verde urbano restano al loro posto, le birra in bottiglia di vetro non si sente discriminata, i cassonetti non si accorgono di nulla, i venditori di vernice spray penseranno un pochino di più a Keith Haring e i mezzi pubblici (Mercedes e Skoda) se intonsi prima, restano tali anche dopo.

Ho usato qualche frase spiritosa in quanto la virtualità (per es.: Second Life, SIMS, Kaneva, Habbo Hotel, World of Warcraft, Lineage 2, Dark Age of Camelot, Everquest, Croquet, Multiverse, HiPiHi, Go Supermodel, Jumpstart, Stardoll, Twinity) è oggetto di commenti ironici di chi la considera “surrogato della realtà”. Secondo me ne è una rappresentazione con modalità artistiche ma so che esiste chi la considera valida solo se riconducibile a qualcuno che sia “vero”. Per realizzare il nesso con il vero si attiva una specie di “via dello scambio” di dati reali, sul tipo di foto e/o l’uso condiviso del viva-voce. Ci sono state discussioni attorno a questo tema ma non ho notato cambiamenti d’opinione. Vediamo quindi se la situazione calcistica, nel suo specifico insieme, può aiutarci in proposito.

Intanto partiamo dalla realtà. Raccogliendo pareri e testimonianze, emerge l’opinione che la raggiunta uniformità di gioco praticato ha fatto del calcio un qualcosa di noioso. Infatti, i tornei vengono decisi sempre più spesso dai rigori che i commentatori, appunto, definiscono “una lotteria”. Il mancato spettacolo sarebbe quindi compensato da un intorno di miriadi di analisi dei fatti, occasioni colte e mancate, momenti di crisi dei singoli, altre statistiche e infinite minime analisi anche motivazionali. Che l’intorno sia un qualcosa gestito con cura lo testimonia a sua volta il fatto che a volte è tale da costituire uno spettacolo a sé stante.  Alla lunga, tutto questo show soprattutto “talk”, ha reso il calcio -che nel frattempo si quotava in borsa- astratto a tal punto che per ricordare il suo “spirito” è necessario riferire a immagini classiche, tipo quelle di Italia-Germania 4 a 3, per intenderci. Pertanto viene spontanea una domanda: un qualcosa di concreto che si guarda con in mente un sogno, si tratta di un qualcosa di concreto? Quanto è lungo il passo che si deve fare per virtualizzarlo completamente? Quale motivazione può esserci per stimolare la sua virtualizzazione?

Sogni a parte, vediamo un po’ cosa accade nei risultati concreti. Le vincitrici del campionato nazionale di serie “A” degli ultimi trent’anni sono, a rotazione, sempre le stesse tre e mi chiedo, a questo punto, che gusto si provi a fare il tifo per squadre come Atalanta, Bologna, Cagliari, Catania, Cesena, Chievo, Fiorentina, Genoa, Lecce, Novara, Palermo, Parma, Siena, Udinese. Non mi sorprendo, quindi, se i tifosi disertano sempre di più lo stadio e il calcio è, in definitiva, una danza di minuscole figurette in uno schermo. Il di più della realtà, a questo punto, è la sfilata delle star nella tua città e le chiacchiere d’intorno cariche di gossip, sinergico ad altre questioni di Grandi Uomini e le loro donnine, affari di nipoti di politici africani e tatuaggi sull’inguine.

Tutto ciò, restando nel pallone, perché si presuppone immortale uno spirito evocato tramite nomi di altre ere e, se non basta, altre melancolie sul tipo di quelle recitate da Aldo, Giovanni e Giacomo in “tre uomini e una gamba” oppure il campo sempre di periferia, gli amici sempre veri e la nebbia nei polmoni e altre cose che gettano benzina sul fuoco del ricordo e della sua dannata tendenza alla deformazione poetica. Attitudine, quest’ultima, che tende a farci dimenticare che oggi nelle spiagge si paga persino per respirare mentre nei campi di periferia trovi solo capannoni chiusi e rottami. Gli esseri viventi sono figure vaganti, spesso extracomunitari e altri immigrati dall’avventurosa dimora. Dentro le città, invece, imperverserebbero i pedofili e, se uno spazio è felice, niente di strano che possa essere obiettivo per “terroristi” o altri fanatici. Quanto alle “nuove lottizzazioni” che sono attorno le nostre città, quelle dove i progettisti hanno pensato a tutto, proprio tutto, anche lì non vedi l’ombra di un bambino con il pallone.

Parrebbe sia avvenuta una fuga dalla vita collettiva. Questo per me significa fuga dalla realtà che è stata sostituita da ambienti “opportuni”, contestualmente trasformando i residenti in persone incapaci di distinguere un luogo se non dichiarato specializzato da qualche competenza burocraticamente certa. Insomma, siamo diventati animali d’allevamento: in gabbia. La cultura che comunque noi continuiamo a produrre, contestualmente affermava linguaggi visuali, sopratutto grazie alla contemporanea fruizione dell’onnipresente televisione. Da molti anni, infatti, persino i concerti, se privi di un megaschermo, sono “invedibili”.

Queste osservazioni mi portano ad alcune affermazioni. Intanto che non può non avvenire una forma di ribellione a tutto ciò. Se essa avviene, lo farà con mezzi e linguaggi che da tale popolo ingabbiato possa essere compreso. Cioè, parlando per estremi, un gesto che negli anni ’70 poteva essere “di ribellione”, oggi è, come minimo, un innocuo gesto vintage capace, nel migliore dei casi, di far sbocciare un sorriso altrettanto innocuo in chi è di buonumore.

Tornando al discorso calcistico, la sua virtualizzazione la vedo quindi come conseguenza -e non causa- di un processo in atto. Il suo futuro potrebbe riservare diavolerie tecnologiche? E’ plausibile che i giocatori si connetteranno in rete e vorranno tutto più vero. Pensando alle possibilità tecnologiche, si svilupperanno per esempio sensori wireless (da applicare come cerotti per smettere di fumare) per comunicare (ad altro giocatore e, magari, contemporaneamente all’arbitro) il realistico dolore di un impatto tra il piede del difensore dell’e-Inter507883 e la regione tibio-peronea-astragalica dell’attaccante del Virtual Corbetta04? Oppure tali sensori, per rendere tutto più realistico, permetteranno anche le simulazioni (con tanto di scena madre a video) replicate sullo schermo?

Ancora, tali sensori –per amore del vero- sarà possibile tararli secondo una soglia del dolore soggettiva? Sarà possibile o impossibile hackerarli? Esisterà la possibilità di un voice che trasmetta urla che si presuppongono vere?

Oppure ci renderemo conto che la simulazione non è “dati fisici” – tutto sommato impossibili da replicare per via della loro complessità-  e, a un certo punto, com’é già accaduto se ci pensate bene, ci sarà l’evoluzione del software tale da permettere l’affermazione di una narrazione autonoma. Questa narrazione non potrà che essere uno spettacolo perché solo nell’essere tale, questo qualcosa “del futuro”, festeggerà la “vita” vera, nel mondo reale dove tutto ciò è assodato che esiste.

Quanto agli argomenti di contorno, l’ipotetico giocatore che animerà il Virtual Corbetta04… potrà mai essere definito un “wannabe”?