L’arte e la grafica

Negli ultimi mesi, grazie ad un proliferare di prodotti di AI generativa, molti si stanno divertendo a creare immagini e video, che ormai hanno raggiunto una qualità molto elevata. Non siamo più nella fase iniziale di sviluppo di questi strumenti, in cui venivano prodotte immagini di persone con sei dita o tre gambe, siamo arrivati ad un livello di definizione delle immagini elevatissimo. Questo grazie ai grandi modelli fondazionali, creati addestrando su miliardi di immagini e di corpus documentali una rete neurale, che, a partire da un “prompt“, una descrizione di quello che si vuole ottenere, genera mediante un processo di approfondimento successivo, una immagine, attingendo dalle caratteristiche di miliardi di altre immagini su cui è stato fatto l’addestramento. Un procedimento tecnico, basato su analisi di dettagli, pixel dopo pixel, zone dell’immagine dopo zone, riconoscimento di certi pattern caratteristici che aiutano a comporre ad un livello via via più astratto, l’immagine che alla fine ci viene presentata.

Detta così, e non è altro che una spiegazione sommaria del processo di generazione, la cosa sembra banale, pochi secondi, ed ecco l’immagine creata. Nessuna abilità particolare, se non quella di descrivere nel modo migliore possibile quello che vogliamo ottenere, poi ci pensa il modello a generarlo. Ci “pensa il modello” è qualcosa che ci va più che bene in tanti casi, ma se si fa un lavoro di grafica, o di illustrazione di manuali tecnici, non è così semplice come sembra arrivare ad un risultato di qualità. Certo, possiamo fermarci lì, ma se vogliamo un risultato specifico, che corrisponde a quello che vogliamo esprimere, o descivere nel caso di immagini tecniche, allora il nostro lavoro comincia da qui.

E badate che questo ragionamento è lo stesso, nel caso io sia un fotografo, un illustratore professionale, o persino un artista. Occorre piegare la tecnologia alle idee che vogliamo esprimere.

Quindi il lavoro bisogna affinarlo progressivamente, modificando e perfezionando le istruzioni che passiamo al modello generativo, in un processo iterativo. Possiamo aggiungere descrizioni, affinare il contesto, far inserire nuovi elementi nell’immagine, o modificarne altri, modificare i colori, l’illuminazione, la forma. E’ un procedimento che richiede vari passaggi, e non è una semplice formulazione di richieste, ma un’affinamento progressivo dell’immagine che vogliamo ottenere. Anche perchè non sempre si parte da un’idea specifica, che già abbiamo in testa, ma si esplorano diverse composizioni, angolazioni, pose, illuminazione.

Si tratta quindi di imparare a comporre le istruzioni, i “prompt”, nella maniera più efficace possibile per guidare il modello, cosa non banale, ma che si impara progressivamennte. Ed è un processo continuo, perchè i modelli evolvono, aggiungono funzionalità, includono clip video, musicali o sintesi vocali, e quindi, se vogliamo, possiamo seguirne l’evoluzione, ottenendo un prodotto sempre più articolato. E’ un’attività che richiede pazienza e anche una certa capacità di astrazione, man mano che le possibilità che ci vengono offerte si ampliano, includendo sempre nuove forme di espressione. E’ nata addirittura una nuova professione, quella del “Prompt Engineer“, che in ambito industriale è una professione ormai molto richiesta.

Tutto questo non fa una piega, non facciamo alcuna fatica a capire quello che sta avvenendo, e a utilizzare, in modo più o meno professionale, questi nuovi strumenti. E ci divertiamo parecchio anche …

La questione si complica, dal punto di vista filosofico ed etico, se parliamo di “Arte“. I ragionamenti potrebbero essere infiniti, su cosa sia l’arte e su quali forme può assumere. Non ci addentreremo in queste discussioni, che avvengono molto spesso fra puristi o cultori d’arte. Quello che possiamo dire è che abbiamo a disposizione dei nuovi strumenti, e che imparare a utilizzarli per creare cose nuove, è una forma artistica, come è sempre stato nella storia, dalla fotografia al cinema, al design. Abbiamo solo altre modalità, nuove e straordinarie, di esprimere idee e concetti. Il risultato è un’emozione, uno stupore, da parte di chi osserva. Un’immagine piatta e banale, non trasmette nulla. Certo, può servire a degli scopi nobili, come illustrare un libro, o spiegare un concetto astratto, ma se non provoca uno stupore da parte di chi osserva, vuol dire che non trasmette nulla di nuovo. Non aggiunge nessun contributo di idee. L’Arte, a mio parere, deve essere qualcosa che trasmette proprio quell’emozione.

La conclusione che traggo è che le idee e gli strumenti sono indispensabili a trasmettere un messaggio. Se mancano le idee il risultato può essere tecnicamente perfetto, ma senza “anima“. L'”artista”, a mio parere, si percepisce dal “messaggio” che trasmette. Il tecnico dalla grafica che produce. Ad ognuno il suo …

Un saluto.

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