L’invidia è sempre vista in termini negativi, di condanna. Ma, a pensarci bene, non sempre merita questo disprezzo. L’invidia verso qualcuno che ha delle qualità, o che ha raggiunto dei risultati migliori dei nostri, oppure possiede qualche dono di natura che noi non abbiamo, è un sentimento naturale. Diventa patologico se questa invidia porta all’odio, al disprezzo, alla diffamazione.
In questo caso c’è poco da discutere, si tratta di un sentimento di basso livello, quasi animalesco, e non merita la nostra attenzione. Ci vengono in mente le parole di H. de Balzac: “L’invidia è una confessione di inferiorità”. Dante pone gli invidiosi nel purgatorio (Purg. 43-72), ma è evidente che da qui all’inferno il passo è breve per quelli che dall’invidia passano all’odio. La gente che si comporta in questo modo va evitata, perché, prima o poi, troverà qualcosa da invidiare anche in noi, e ci disprezzerà.
Quello che ci interessa è invece l’invidia positiva, che ci fa riconoscere nella persona invidiata delle capacità, o dei risultati, che noi non abbiamo, o forse, non abbiamo ancora. Questa invidia si può trasformare in ammirazione, stimolo, autocritica, voglia di raggiungere gli stessi risultati. Quindi ci può spingere a fare qualcosa per andare in quella direzione, a metterci alla prova, a misurarci, o almeno a provarci.
L’invidia è un sentimento naturale, trasformarla in odio oppure in una opportunità di crescita, è compito di ognuno di noi, ed è da come ci comporteremo che deriverà il giudizio e l’immagine che gli altri avranno di noi.
Se c’è un tema classico, inflazionato quando si parla di Mondi Virtuali, è quello degli “Amori virtuali“, sempre citati e molto spesso banalizzati, o criticati. Il motivo di questa visione discutibile è originato dalla superficialità con cui si discute questo tema, e dalla mancanza di una visione chiara del contesto, che lo collochi nella corretta visione, in termini sociali.
Non tutti i mondi virtuali utilizzano le stesse tecniche e le stesse modalità di interazione, si va dalle chat rooms di una volta, in cui la comunicazione avveniva quasi esclusivamente tramite chat scritta, fino ai Mondi Virtuali “sociali” alla Second Life, in cui la “presenza fisica”, tramite l’Avatar, diventa un elemento caratterizzante e fondamentale della comunicazione.
Un primo punto su cui occorre fare chiarezza, e mettere dei punti fermi, è quello del ruolo dell’Avatar, scartando decisamente le folli teorie, da qualche buontempone diffuse in passato, della vita propria dell’Avatar, distaccato dalla persona che lo ha creato. Argomentazioni da psichiatria, ovviamente. E occorre mettere anche da parte le modalità con cui viene utilizzato un avatar nei GdR, perchè lo scopo a cui è destinato è di tipo ludico, orientato al Role Playing. La figura dell’Avatar è fondamentale nelle relazioni tra i residenti dei Mondi Virtuali: è infatti una realizzazione oggettiva, e visibile a tutti, del modello concettuale che rappresenta noi stessi in questi Mondi. Il modello che esprimiamo può essere di qualsiasi tipo, da una rappresentazione di se stessi, la più fedele possibile al corpo fisico, alla idealizzazione di un modello visivo per come lo vorremmo interpretare. Non importa come viene rappresentato, il punto è che l’Avatar assume la nostra personalità, il nostro comportamento sociale. In questi Mondi Virtuali l’Avatar siamo noi, comunque siamo rappresentati.
Il secondo punto da chiarire è quello dell’ambiente virtuale in cui l’avatar si muove. Un Mondo Virtuale come Second Life è certamente una costruzione, in ambiente tridimensionale, realizzata dalla tecnologia, dal codice software scritto da qualcuno, e dalla scheda grafica del nostro computer che renderizza le immagini tridimensionali inviate dai server del gestore del Mondo Virtuale. Ma questo aspetto, ai fini della nostra analisi, è irrilevante. Non ci interessa affatto l’aspetto tecnologico, ci interessa dimostrare che ci troviamo in presenza di un “luogo fisico” in cui si muovono gli Avatar, un vero e proprio “posto” in cui si va, ci si incontra, e si vivono esperienze. Certo, mentre avviene tutto questo, si è nella realtà seduti al computer, a manovrare i comandi con cui si effettuano le interazioni in questo Mondo. Ma anche questo è irrilevante ai nostri fini, in questo momento, perchè quello che conta è che noi, attraverso l’Avatar, frequentiamo un posto fisico effettivo, fatto per noi, secondo la nostra fantasia, per consentirci degli scambi sociali con altre persone come noi.
Chiariti questi due punti di partenza, è evidente che in un posto dove ci sono interazioni sociali fra persone di ogni origine, cultura e nazionalità, nascono rapporti di ogni genere: amicizia, collaborazione professionale, vicinanza culturale, fino ad arrivare a vivere delle storie affettive intense, che, dal nostro punto di vista, non sono distinguibili da quelle che viviamo nella vita reale. I centri cognitivi del nostro cervello, che vengono stimolati, sono sempre quelli, qualunque sia il posto che noi frequentiamo: un locale, un ufficio, una piazza, o anche un posto virtuale attraverso gli Avatar. Quando nasce una storia d’amore in un Mondo Virtuale occorre dargli la stessa importanza che assume un rapporto del genere nel mondo reale, perchè le sensazioni, gli stimoli, le difficoltà e gli ostacoli, sono sempre quelli, dovuti a noi, ai nostri pregi e ai nostri limiti. Il posto in cui questo avviene non ha importanza.
Il terzo punto quindi, che vorrei fissare come concetto chiave, è esattamente questo dei rapporti affettivi. Sgombriamo il campo dai gossip, dalle critiche stucchevoli, e dalle banalizzazioni. Gli Avatar sono persone che si incontrano, interagiscono tra loro, e possono odiarsi, criticarsi, o anche amarsi. E le modalità con cui l’interazione si sviluppa, sono quelle fornite dall’ambiente in cui ci si trova: gli sguardi, il modo di muoversi e di parlare nel mondo reale, ed espressioni analoghe, ma mutuate dalla tecnologia, nei Mondi Virtuali. Non è il mezzo che è importante, è lo scopo dell’interazione, e le emozioni che si sviluppano tra due persone. Un amore che nasce nella vita virtuale si sviluppa, e cresce, indipendentemente dal mezzo usato, entra nella quotidianità delle persone, nella vita e nei pensieri reali, e diventa parte del vivere quotidiano. Viene inserito nel contesto sociale e familiare, e si conquista infine un suo spazio effettivo nella vita reale. Quindi, giù il cappello quando si guarda a questi episodi, essi meritano il rispetto che si deve alle persone, e alla vita reale. Nessuno ha il diritto di entrare nella vita degli altri, se non gli è consentito.
All’altro estremo ci sono, naturalmente rapporti più limitati e superficiali, gli “amori” che durano pochi giorni, ma anche forti amicizie o collaborazioni, che possono durare anni. Non c’è differenza anche qui da quello che succede anche nella vita reale, cambia solo il mezzo che utilizziamo per comunicare.
L’ultimo punto che vorrei condividere riguarda i limiti, e i possibili rischi, insiti nei Mondi Virtuali. Perchè la facilità con cui ci si muove, la possibilità di avere diverse versioni di se stessi, l’impossibilità, a volte, di distinguere il vero dal falso, la realtà dall’inganno, ci pone in situazioni di esposizione emotiva, che spesso sono difficilmente gestibili. Anche qui, occorre sgombrare il campo dai moralismi o dal vittimismo, di cui sono pieni i profili delle persone “tradite” in Second Life. E’ davvero un campionario stupefacente, degli errori e delle delusioni, quello che si legge sui profili, quasi esclusivamente delle donne, in Second Life. E’ una pratica che non ho mai apprezzato, che mette il piazza problemi ed esperienze personali, esponendoli alla pubblica piazza.
E la stessa cosa avviene anche su Facebook, diventato un Mondo Virtuale integrativo, e qui non c’è distinzione tra uomini e donne, è una vera fiera di ovvietà e recriminazioni su pubblica piazza. Ed è in Facebook che gli Avatar di Second Life, aggirando i limiti posti da Facebook nei suoi ToS, si sono ricavati uno spazio complementare, in cui si confrontano durante tutto il giorno, siano essi a casa, in ufficio, o in giro per il mondo, prima di arrivare a sera ed entrare in Second Life. Bisogna sgombrare il campo dai vittimismi stucchevoli e umilianti, perchè chi naviga questi mari virtuali deve accettarne vantaggi e rischi. Deve sapere che ci sono delle possibilità di vivere situazioni ambigue, spesso false, e deve essere attrezzato per gestirle e limitarne le ricadute. La protezione da questi raggiri non è nella morale, ma nella fiducia e nella stima che si crea tra le persone. Perchè, senza di queste, non c’è alcun rimedio, e il vittimismo non serve, umilia solo chi lo pratica.
Ho cercato qui di esprimere la mia visione della vita e dei rapporti che si sviluppano nei Mondi Virtuali, ma molto altro ci sarebbe da dire sulle dinamiche di gruppo, ad esempio, o sui progetti e sulle realizzazioni artistiche, che si sviluppano nei Mondi Virtuali, in modi spesso originali e innovativi. Ma di questo abbiamo parlato in altre occasioni. Un saluto a tutti.
Al di fuori, e al di sopra, di ogni tipo di suddivisione dell’umanità in classi, razze o religione, c’è la separazione tra uomo e donna. Almeno da quando gli umani hanno smesso di essere cacciatori-raccoglitori, con la rivoluzione agricola circa 10.000 anni fa, e hanno creato insediamenti stabili, e regole di convivenza da rispettare.
Per migliaia di anni la donna è stata semplicemente una “proprietà” dell’uomo, da cui dipendeva in tutto e per tutto, assumendosi il compito della cura e della crescita dei figli. Ma questa suddivisione di compiti ha motivazioni biologiche, o ha semplicemente radici nelle regole sociali che ci siamo dati? In fondo, ci sono stati nella storia esempi di società matriarcali, che hanno funzionato altrettanto bene di quelle a prevalenza maschile. Non si è quindi creata questa separazione unicamente per scelte casuali, legate a specifici eventi storici, a particolari modelli di vita che si sono affermati nei secoli passati?
Neanche il sesso è sufficiente a giustificare questa suddivisione dei ruoli, perchè in natura la sessualità (tanto più oggi, come nell’antichità) non è esclusiva del rapporto uomo – donna.
Un ruolo fondamentale è stato svolto, nei secoli recenti, dalle religioni, che, con le loro leggi moralistiche, hanno contribuito a consolidare la separazione dei ruoli, come se fossero “naturali”, da accettare come fatto ineluttabile. Questo, almeno, fino all’avvento del Papa rivoluzionario che abbiamo oggi, da cui verranno sicuramente ulteriori aperture su sessualità e convivenza civile.
Naturalmente, ci sono anche alcune differenze fisiche tra i due sessi, differenze tra i cromosomi X-Y maschili e quelli X-X femminili, e ci sono differenze di conformazione fisica e di tratti distintivi, derivanti dall’evoluzione della nostra specie nel corso dei millenni, ma non sono questi che hanno dato origine ad una suddivisione di ruoli e compiti sociali.
Non c’è alcuna motivazione biologica per suddividere l’umanità in due categorie sociali distinte, se non quella, ineludibile, del ruolo di procreazione, perchè la donna ha l’utero e l’uomo i testicoli, ineludibile differenza fisica. Ma questo non rendeva affatto inevitabile il tipo di società maschilista che si andò creando nei millenni scorsi.
E’ quindi assolutamente giustificato, e sacrosanto, il lento movimento di liberazione della donna da soprusi e prevaricazioni, sia nella società che nei nuclei familiari, che, a partire dal XIX secolo, sta cambiando i ruoli sociali a cui eravamo abituati da millenni. E’ un movimento che ha conquistato alle donne diritti e possibilità di espressione, a pieno titolo.
Oggi molte aziende hanno a capo dei CEO donna, e fanno della parità di genere un tratto distintivo delle loro politiche sociali, ma tutto ciò ancora non ha pervaso l’intera società umana, e non in tutto il mondo. Ed è intollerabile che all’interno dei nuclei familiari sopravvivano ancora residui di prevaricazione, e di violenza vera e propria.
Questo processo di affermazione della parità di genere, dei ruoli e dei compiti (così come anche di posizione economica, non dimentichiamolo) andrà avanti, senza fermarsi. Ma ognuno di noi può contribuire ad accelerarlo, uomo o donna che sia. L’unica cosa da evitare è la creazione di contrapposizioni, sterili e dannose, che possono ostacolare questo processo.
E la questione della lotta per il cambiamento non riguarda solo il genere femminile, perchè nella società attuale le posizioni di potere prevalenti le ricoprono ancora gli uomini. Riguarda l’intera società, la sua cultura, le sue regole, le sue leggi. Ma riguarda anche, personalmente, ognuno di noi nelle idee, e nei comportamenti.
La giornata contro la violenza sulle donne, che si celebra ogni anno il 25 di novembre, deve essere l’occasione per fare il punto sullo stato di avanzamento di questo processo, e per allargare la platea delle sensibilità e dei comportamenti virtuosi. Diamoci da fare, dipende da noi, da ognuno di noi.
Sembra che la situazione che si è venuta a creare, di mancanza di land da vendere da parte della Linden Lab, sia dovuta ai “ritardi” con cui va avanti la migrazione dei server della Linden su quelli del cloud Amazon AWS. Non so se questa sia una scusa o meno, per coprire altri problemi. Certo è che questa migrazione va avanti da più di tre anni, e neanche migrare i server della NASA avrebbe richiesto tanto tempo.
Spero che le cose si risolvano rapidamente. Effetto di questa carenza è, naturalmente, la lievitazione dei prezzi delle sim possedute dai privati che le affittano a terzi. Nulla di strano, nè di criticabile, sono le leggi del mercato. Purtroppo c’è chi questi prezzi non è in grado di permetterseli, così, se si trova costretto a cambiare land, o a iniziare un nuovo progetto, si trova in grosse difficoltà, che per alcuni risultano insormontabili.
Oltre a questo problema generale, ci sono casi specifici dovuti a difficoltà nel mantenere l’affitto di land esistenti, come sta succedendo alla nostra italianissima Museum Island, in difficoltà per il venir meno della presenza di alcuni contributori. Questa situazione sta facendo decidere gli attuali owners di lasciar perdere tutto e, a malincuore, ritirarsi. Sono stati presi contatti con la Linden Lab, per poter accedere ad una nuova sim, a prezzi standard o scontati (sarebbe l’ideale, vista la rilevanza culturale e storica di questa sim) ma il problema della non disponibilità di land non consente di dar corso alla richiesta.
Speriamo naturalmente che questa situazione possa sbloccarsi, o con la messa a disposizione da parte della Linden Lab di una sim esistente, o che, superati i problemi sul cloud, possano essere create nuove sim e procedere a far fronte alla richiesta. Ma cosa si può fare, nel frattempo? E se dovessero passare altri sei mesi? E’ disposta la comunità italiana a perdere il valore storico, e anche simbolico, rappresentato da Museum Island?
Partendo da questo caso specifico, credo vada fatta una riflessione di fondo sulla gestione delle land, usate da tutti, ma pagate da uno, o da un gruppo ristrettissimo di “soci”. Certo si potrebbe procedere ad una sottoscrizione, con cui, per alcuni mesi, si possa aiutare a sostenere le spese, e spero vivamente che questo possa essere fatto, ma occorre a mio parere creare un nuovo modello di gestione.
Certe sim, per il valore che rappresentano, o per i servizi che offrono, potrebbero essere gestite come “public sim“, suddividendo la spesa, e quindi la proprietà, fra un gruppo di “azionisti“, dai 12 ai 15, ad esempio.
Questi, oltre a ripartirsi la spesa (a questo punto limitata, essendo il gruppo di azionisti superiore a quello solito dei due tre amici), potrebbero anche suddivedersi l’uso della sim, per i progetti o gli eventi che possano interessare loro, sempre seguendo ovviamente i canoni etici stabiliti dal gruppo.
Questo modello sarebbe altamente efficiente, con l’unico vincolo della costanza e dell’affidabilità nel partecipare a un progetto innovativo, limite che molte volte è stato insuperabile per la comunità italiana. Spero che questa volta un nuovo corso possa partire, proprio iniziando da Museum Island. In bocca al lupo alla land, ai suoi owners John Noone e Morgan Darkrose, e a chi vorrà collaborare con loro in qualche modo.
P:S: Chiunque sia interessato al sostegno della sim può rivolgersi agli owners, su Facebook o su Second Life, il prima possibile.
Ho incontrato Moki Yuitza nello spazio da lei creato per la sua installazione “Synapses”, e ho affrontato con lei il tema di come nasce un’idea, come si riesce a creare un’opera del genere. Dopo qualche suo (vano) tentativo di spiegarmi come è fatta tecnicamente questa installazione (prims, particles, ecc.) entriamo nel merito delle domande che avevo in mente di farle. Riporto la discussione così come si è svolta, per mantenere la struttura colloquiale della chiacchierata, per come si è sviluppata.
AdN: a parte gli aspetti tecnici, Moki, vediamo come ti nasce questa idea. Hai preso spunto da qualcosa che hai visto, o cos’altro?
Moki Yuitza: è una domanda difficile, mi spiego… In realtà quello che vedi è una “evoluzione” se così possiamo dire, di diversi lavori precedenti, li hai visti
AdN: si, certo, sempre sul tema delle luci e delle proiezioni
Moki Yuitza: se ti ricordi, io finisco sempre per creare questi spazi a più dimensioni. E’ una via di mezzo tra una illusione ottica e un gioco matematico. Sono affascinata dagli spazi che si muovono, che cambiano. Quasi tutti i miei lavori girano intorno al concetto delle dimensioni multiple, strati sovrapposi, a seconda di come li guardi, ti danno una impressione diversa
AdN: il punto di vista varia
Moki Yuitza: si, ed è per questo che invito sempre le persone a camminare, invece di usare la cam. Quando cammini, i punti di vista cambiano molto di più, che girando con la cam. Il massimo è muoversi in mouselook, ma molti si sentono disorientati a farlo
AdN: anche perchè hai il tempo di osservare, la cam è troppo veloce a spostarsi, non ti fa osservare bene i dettagli
Moki Yuitza: si, a me piace stare ferma in un punto, e guardare come cambia quello che ho davanti, e i miei lavori alla fine sono concepiti così, puoi muoverti, ma anche rimanere fermo e osservare come cambia intorno a te. Inoltre, e questo non ci pensa mai nessuno, la percezione dello spazio cambia totalmente insieme al punto di vista
AdN: quindi l’idea di questa installazione segue un tuo percorso di ricerca, come un filo conduttore che si dipana un pò alla volta, attraverso i tuoi lavori
Moki Yuitza: si, anche se sono idee magari diverse, o che nascono in condizioni e per posizioni differenti, c’è sempre un filo conduttore
AdN: questo però vuol dire una cosa, che la costruzione dell’opera è una, per così dire, “ricerca in corso d’opera”, non c’è un “progetto” iniziale, ma un percorso da seguire
Moki Yuitza: si e no. Ogni cosa che faccio è pensata di per se. Nasce, ha il suo momento di esposizione, e poi viene cancellata. Il fatto che ci sia un percorso è una cosa naturale, perché il legame sono io
AdN: ma non l’hai pensato così fin dall’inizio, lo hai sviluppato poco alla volta
Moki Yuitza: provo a spiegarmi, è difficile da dire quando è nata l’idea originaria, in genere mi viene parlando con chi mi offre la possibilità di esporre, mi mostra lo spazio. E così nella mia testa parte un processo naturale, sul come “riempire” quello spazio, cosa creare, nascono immagini, sensazioni. Tutto quello che faccio è cercare di realizzarle, sfruttando le conoscenze tecniche che ho acquisito.
La cosa bella è che le cose cambiano durante la realizzazione, magari imparo una tecnica nuova, o uno strumento, e provo ad applicarlo al lavoro in corso, e vedo se fa scopa con l’idea che ho in mente oppure no. Se lo fa, viene inserito, se non lo fa, viene accantonato e sperimentato altrove. Per esempio, qui, le rampe, inizialmente dovevano essere diverse, l’idea era di creare una illusione ottica. Ma una volta realizzata, ho visto che non dava per nulla l’idea dello spazio che volevo creare, l’impressione dello spazio era distorta. Ma te ne accorgi solo quando la realizzi, e ci cammini dentro. L’idea funzionava, la realizzazione no.
AdN: quindi all’inizio c’è un’idea generale, di cosa vuoi rappresentare, ma l’espressione pratica la sviluppi “sul campo” per così dire
Moki Yuitza: ecco, si, ho una idea, una immagine dello spazio, della sensazione che vorrei creare, e lavoro per raggiungere quel fine
AdN: come un pittore che parte con un’idea e poi la sviluppa sulla tela, senza avere il disegno preciso all’inizio, ma lo crea man mano che lo “vede” nella pratica
Moki Yuitza: si, è così. Io ho una idea di una sensazione, delle immagini, magari parto da un elemento, in questo caso sono i nastri verdi, e da quello si sviluppa il resto
AdN: un lavoro “artigianale” dell’artista digitale insomma 😊
Moki Yuitza: mai riferito il termine “artista”, lo sai, mi sono sempre definita una “spaccaprims”, dico sempre che sono un artigiano, mi piace fare cose. Io ho una idea di una sensazione, delle immagini. Magari parto da un elemento, in questo caso sono i nastri verdi, e da quello si sviluppa il resto
AdN: si, ma qui non ci sono solo prims…
Moki Yuitza: ah invece qui ci sono solo prims, il resto sono effetti speciali, luci, proiezioni, particles. Sono anche quelli dei mattoncini, e da bambina adoravo le costruzioni, qui ci gioco
AdN: anche una cattedrale prima di costruirla erano solo pietre, ma qualcuno poi dalle pietre ha creato qualcosa. Perchè non ami la definizione di “artista” riferita a te?
Moki Yuitza: nono, non è che non la amo. Cosa significa “artista”?
AdN: per me?
Moki Yuitza: si, ora lo chiedo a te 😊
AdN: io credo che arte sia una materializzazione di un’idea, che qualcuno, l’artista, ha trovato il modo di comunicare agli altri, usando tecniche tra le più varie, in questo caso un ambiente digitale in 3D
Moki Yuitza: con questa definizione, posso anche riconoscermi 😊
AdN: però questo vale anche per lo chef che fa la matriciana, ha dei limiti, o no?
Moki Yuitza: quel qualcuno che ha creato la cattedrale di cui parlavamo prima, 9 volte su 10 era un artigiano, faceva il suo lavoro al meglio delle sue capacità, sono altri che lo hanno definito artista, perchè quello che ha creato lo hanno riconosciuto come un’opera d’arte. Io non mi definisco artista, non ho velleità di “creare arte”, cerco di fare qualcosa di bello, per me, e che dia una emozione a chi lo vede, in questo senso, ho difficoltà a definirmi artista 😊
AdN: quindi matriciana, cattedrale, o installazione 3D, possono essere definite tutte manifestazioni “artistiche”? Questa discussione mi porta ad una conclusione che mi lascia perplesso però…
Moki Yuitza: cioè?
AdN: che Cracco fa bene a farsi pagare un primo piatto 40 €, perché, dal suo punto di vista, la sua è un’opera d’arte!
Moki Yuitza: hahahaha, si, hai colto il punto, non è quanto lui pensa che valga, ma quanto gli altri sono disposti a pagarlo 😊
AdN: ma, a questo punto, entra in ballo lo “spettatore”, l’utente, se per me quel primo piatto, o questa installazione 3D, è qualcosa che mi trasmette un messaggio, un’emozione, allora la posso definire “artistica”, sennò dico che quel primo piatto è un furto a 40 €!!
Moki Yuitza: se per te messaggio ed emozione sono il significato di “arte”, allora si 😊 Per inciso, lo sono anche per me, non tanto il messaggio, ma la sensazione e l’emozione
AdN: è il solo metro di giudizio per definire l’arte, a mio parere, altrimenti anche la “fessura” di Fontana è un’opera d’arte…
Moki Yuitza: e infatti, lo è
AdN: vedi? A te dà un’emozione, ma a me no. L’arte dipende da chi la fa e da come la si guarda
Moki Yuitza: concordo 😊
AdN: e con questo possiamo concludere con un interrogativo storico: è più arte la matriciana, o la cattedrale di San Pietro?
Moki Yuitza: hahahahaha
Moki Yuitza: arte edibile o secolare? Chissà…
AdN: e chi lo sa. L’unico osservatore oggettivo sarebbe un extraterrestre.
Moki Yuitza: il poveretto arriverebbe comunque col suo bagaglio di conoscenze e sensibilità
AdN: la matriciana però se la mangerebbe di certo.. 😊 Grazie mille Moki, per la tua disponibilità. Arrivederci a presto!
Era il luglio del 2008 quando un team composto da sistemisti IBM e sviluppatori della Linden Lab effettuarono la prima comunicazione intramondo, facendo sbarcare un avatar da Second Life a una Open Sim appositamente installata per l’esperimento: https://www.ilsecoloxix.it/sport/2008/07/09/news/teletrasporto-di-avatar-da-un-mondo-all-altro-1.33391446?refresh_ce La notizia, all’epoca, fece molto scalpore, perchè Second Life era all’apice della sua popolarità, e qualcuno si azzardò perfino a paragonare questo sbarco a quello di Armstrong sulla Luna.
A quel tempo parlai con i sistemisti che si erano occupati di quell’esperimento, e li trovai molto possibilisti circa le evoluzioni future. Era quello il momento giusto per una collaborazione, perchè Big Blue credeva molto nei Mondi Virtuali. Aveva creato in Italia una delle land più belle in Second Life, con un magnifico auditorium, in cui ho avuto modo di effettuare anche una sperimentazione ante litteram di formazione rivolta a professionisti specializzati, e una serie di altre land in cui si effettuavano simulazioni e percorsi informativi.
Certo i mezzi erano lontani da quelli di oggi, e anche la rete funzionava con la prima ADSL, altro che il lag di oggi. Esisteva allora una consistente pattuglia di IBMers in Second Life (qualcuno è ancora sopravvissuto) e la compagnia aveva redatto un vero e proprio codice di comportamento per i suoi esponenti che entravano nei mondi virtuali (IBM Virtual Worlds Guidelines – October 11th 2007), riuniti nella Virtual Universe Community, a cui i suoi dipendenti dovevano attenersi. Queste guidelines sono ancora oggi in rete (revisione 2014) e gli IBMers continuano fedelmente a seguirle.
Naturalmente, c’era un interesse di business nelle attività che molte aziende (ENEL, Telecom, San Pellegrino, ecc.) svolgevano e favorivano in Second Life. Non lo facevano certo per divertimento, ma per favorire la creazione di progetti che, sfruttando la nuova piattaforma, creassero nuove occasioni di business sulla rete. Quando le difficoltà divennero evidenti, e le aspettative andarono gradualmente a diminuire, anche l’interesse andò calando, e non furono tentati altri esperimenti.
Certo l’interoperabilità tra Mondi Virtuali vorrebbe dire creare la famosa Hypergrid, dove avatar di ogni tipo sarebbero liberi di scorrazzare da un Mondo Virtuale all’altro. Come se ci si potesse spostare tra Second Life e Sansar, e fra questa e Minecraft o IMVU, e così via…. Una rete virtuale costruita sulla rete fisica di internet, come successe a suo tempo con il Web, che Tim Berners-Lee sviluppò sulla prima Internet. Fantascienza? Forse solo al momento, perchè oggi non ci mancono nè i mezzi tecnici, nè la capacità di banda, nè il knowhow per fare una cosa del genere.
Ci vorrebbero un pò di finanziamenti e una collaborazione tra diverse aziende (come lo fu all’epoca tra IBM e Linden Lab). Magari potrebbe nascere un super consorzio di Mondi Virtuali, una specie di Hyper Grid Consortium. Ma so, per esperienza diretta, che noi italiani saremmo gli ultimi a poter entrare in un progetto del genere, per la nostra indole e per il nostro individualismo. Noi siamo bravissimi a collaborare solo quando ci siamo costretti, e questo è il motivo principale, oltre ai finanziamenti, per cui i nostri giovani vanno all’estero per sviluppare le loro potenzialità e competenze. Ma questa è un’altra storia …
Ho sempre percepito l’ambivalenza di un Mondo Virtuale, un ambiente sintetico costruito dai computer, in cui gli utenti possono fare esperienze di tipo diverso: utilizzarlo come un “luogo” qualsiasi, sintetico certo, ma reale nell’esperienza di incontro e di scambio intellettuale con altri utenti. Oppure usarlo per immergersi in scenari completamente fantastici, in cui si è liberi di vivere i propri sogni, le proprie fantasie, grazie alle creazioni realizzate da macchine sempre più efficienti e intelligenti. Ma le due cose raramente si incrociano, le due modalità di interazioni si mantengono ben distinte nella mente di chi le utilizza.
Quello che invece è successo in Corea del Sud, protagonista una tale Jang, che tre anni prima aveva perso tragicamente la figlioletta di sette anni, costituisce a mio parere un “corto circuito” dagli effetti imprevedibili:
La donna ha potuto interagire con la figlia morta, la cui immagine è stata ricostruita in un ambiente di realtà virtuale, vivendo un’esperienza esaltante e carica di emotività. Certo, nell’immediato la donna ne ha avuto un grande sollievo ed è stata felice dell’esperienza vissuta (e magari vorrebbe ripeterla quando più gli aggrada) ma che cosa succederà nella sua mente, che gradualmente stava accettando la realtà della morte della figlia? Potrebbe tragicamente rimanere in un limbo, in cui non sarà più possibile superare il trauma, replicando all’infinito una condizione non più reale?
La psiche umana è fragilissima, e in certi soggetti ha spesso portato a evoluzioni tragiche. Cosa succederà a questa donna? Gli auguriamo naturalmente tutto il bene possibile, sperando che sia abbastanza forte, e stabile mentalmente, da poter gestire questa esperienza. Ma oggi ancora non sappiamo cosa le succederà in futuro, e da molte parti si sollevano dubbi e perplessità sull’esperimento fatto: https://www.wired.it/attualita/tech/2020/02/14/madre-figlia-morta-abbraccio-3d-realta-virtuale/
La realtà virtuale ci offre grandissime opportunità, e notevoli possibilità applicative, da usare a vantaggio dell’umanità in molti settori, dall’education alla medicina, dall’arte alla ricerca sperimentale, all’esperienza fatta con culture diverse dalla propria, ma, come tutte le tecnologie, può avere dei lati “oscuri” a cui bisogna prestare molta, ma molta, attenzione. In particolare, se all’evoluzione tecnologica si affiancano, come sta avvenendo con una rapidità impressionante, le nuove techiche di Machine Learning e di Intelligenza artificiale. Un computer intelligente, utilizzando la realtà virtuale potrà simulare qualsiasi cosa e, conoscendo intimamente i nostri gusti e preferenze (il nostro computer sa tutto di noi) potrà manipolare, in un modo oggi non immaginabile, la nostra psiche.
Abbiamo quindi un futuro prossimo estremamente stimolante, ma da affrontare in maniera sempre equilibrata e razionale, perchè i rischi, individuali e sociali, potranno essere consistenti. Io credo che finchè riusciremo a gestire consapevolmente la separazione fra esperienze “reali” e “fantastiche”, entrambe possibili con i Mondi Virtuali, saremo in grado di mantenere la nostra integrità prichica, altrimenti correremo pericoli non facilmente valutabili a priori.
Il Natale non è solo una festa religiosa, appartenente alla cristianità, è una ricorrenza festeggiata in tutto il mondo da mille paesi e da mille popoli. E’ la ricorrenza della nascita di un Uomo giusto, che con la sola forza delle sue idee, monumento imperituro alla ragione umana, ha cambiato completamente la storia del mondo.
Betlemme – Basilica della Natività – L’ingresso nella grotta
Non ci interessano le discussioni sorte poi sulla sua divinità, o la sua identificazione con antiche profezie bibliche, lasciamo questo compito a chi è interessato a queste cose, ma quello che Lui ha fatto, e ha detto. Andate a rileggervi il suo lascito più grande, il “Discorso della Montagna”, pronunciato nei pressi di Cafarnao, sul lago di Galilea, dove era ospite del suo seguace Pietro (Vangelo di Matteo, 5, 1-7, 29). E’ un incredibile appello alla civiltà umana e alla fratellanza, inaspettato per quell’epoca, e perciò rivoluzionario.
Betlemme – Basilica della Natività – La preghiera sul sito dove era la mangiatoia (oggi a Santa Maria Maggiore a Roma)
Quest’Uomo non ebbe eserciti, non ebbe armi, si presentò da solo davanti alla violenza del mondo, e il mondo dell’epoca lo giustiziò. I secoli successivi ne hanno fatto una divinità, ma noi oggi festeggiamo semplicemente la ricorrenza della sua nascita, in un momento storico in cui il suo messaggio è ancora in gran parte incompreso. Buon Natale a tutti!
Betlemme – Basilica della Natività – La stella a 14 punte che indica il sito della nascita di Yeshu’a ben Yosef
Da quando la specie umana ha cominciato a formulare ragionamenti complessi, e a cercare di comunicare il proprio pensiero agli altri membri della comunità a cui appartiene, ha iniziato a creare dei messaggi formali da mostrare agli altri.
Dai dipinti preistorici nelle grotte di Lescaux, all’arte egizia e mesopotamica, fino alle meraviglie della civiltà araba e del nostro Rinascimento, e poi alle opere, via via più sofisticate, che si sono succedute nei secoli. Sul concetto di arte si discetta da sempre, e diverse sono le interpretazioni che se ne danno. Tutti però si trovano d’accordo nel definire “Arte” un messaggio che comunichi delle emozioni, che stimoli la fantasia, e che trasmetta un pensiero dell’autore. Certo, ognuno recepisce a modo suo certe sensazioni, e quindi i giudizi comuni sono spesso in contrasto con la percezione che ne ricaviamo noi, ma se ci si ferma un attimo a riflettere, ognuno può farsi un’idea delle differenze che nota tra la banana appiccicata al muro, di Cattelan, e un’opera di Van Gogh, o fra certa musica fracassona e le composizioni di Chopin o dei Queen. Probabilmente le emozioni maggiori ce le danno quelle creazioni che stimolano i nostri sensi distanti, collettivi. Quindi il miscelare luci e ombre, colori e forme, suoni e armonie, stimola maggiormente la nostra immaginazione.
Quando cerchiamo qualcosa in un Mondo Virtuale, patria di mille “artisti” o sedicenti tali, cerchiamo qualcosa del genere. Diversi sono gli artisti che negli anni hanno creato opere e manufatti apprezzabili. Ma anche qui, ognuno giudica a modo proprio quello che vede, e che sente, e ognuno ha quindi le proprie preferenze.
A me è piaciuta molto, ad esempio, una realizzazione fatta da Moki Yuitza che si è inaugurata ieri, e che ho visitato oggi in assenza di avatar. Vi allego delle immagini che ho ripreso da diversi angoli di visuale, ma vi invito ad andarla a vedere direttamente, perchè è il solo modo per farsi un’idea diretta di una realizzazione artistica ( http://maps.secondlife.com/secondlife/Amaro/248/169/23 ).
Il 17 dicembre 1999 l’Assemblea Generale dell’ONU istituiva la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”, designando il 25 di novembre come data della ricorrenza (in ricordo di un episodio che portò al massacro di tre donne nella Repubblica Dominicana, ad opera della polizia del dittatore Trujillo.
In Italia è dal 2005 che celebriamo questa giornata e, nel Mondo Virtuale di Second Life, la si celebra dal 2010, ad opera di un piccolo gruppo, instancabile, di volontari, composto soprattutto da donne (https://secondlife2lei.blogspot.com/p/ed-2010.html).
Non ci si può sottrarre ad una riflessione su questa
ricorrenza, a distanza ormai di alcuni anni dalla sua instituzione. E non
possono sottrarsi a questo confronto soprattutto gli uomini, che raramente sono
stati protagonisti di queste giornate. Occorre fare ancora molta strada perché
la lotta a questo fenomeno, a questa manifestazione di barbarie della nostra
società, possa diventare patrimonio comune.
Perché gli uomini sono poco coinvolti in questa ricorrenza?
Perché la discussione con la maggior parte di loro non è mai realmente
decollata? Credo che questa domanda dobbiamo porcela, tutti noi, uomini e
donne, per cercare di fare un passo in avanti, e dare un senso concreto a questa
giornata, che vada oltre le scontate dichiarazioni e gli eventi di facciata.
Naturalmente, un passo importante sarebbe quello di
comprendere appieno questo fenomeno, perché è uno dei più pervasivi e
drammatici della nostra società. Le donne, da secoli, sono la parte “debole”
della società, e da questa debolezza derivano le disparità, le violenze, i
limiti, che le nostre compagne devono sopportare nella vita di tutti i giorni.
E’ sempre stato così nei secoli, d’accordo, ma oggi abbiamo strumenti di discussione,
e di diffusione delle idee, che rendono ormai intollerabile sopportare questa
inciviltà. Inoltre, al di là del problema etico, sicuramente prevalente, ci
sono mille ragioni, civili, economiche, di progresso, di crescita, che rendono
fortemente autolimitata una società in cui una metà dei suoi componenti non
riesce a esprimere liberamente le proprie potenzialità.
Naturalmente il panorama è variegato, le donne hanno spesso conquistato posizioni davvero rilevanti in molti ambienti sociali, accademici, lavorativi, ecc.. Ma se guardiamo all’intero panorama sociale, le donne sono ancora discriminate, nei ruoli, negli stipendi, nella gestione del proprio tempo familiare, e nella propria autonomia economica.
Queste ragioni sociali di discriminazione sono
effettivamente la chiave per un superamento della condizione di debolezza delle
donne in famiglia. Infatti, nei rapporti familiari è spesso difficile
contrastare la violenza che una donna subisce, perché una donna che non riesce
a denunciare il proprio persecutore è una donna che si trova in condizioni di
debolezza, psicologica ed economica. Spesso si trova in una condizione di
subalternità, perché magari non ha un lavoro che possa renderla autonoma, o non
ha la forza caratteriale per opporsi alla violenza, perché prostrata e vessata
costantemente. Troppo spesso è portata a giustificare tutto, senza rendersi
conto che la violenza è un piano inclinato, che può solo peggiorare, e che
porta spesso agli eventi tragici di cui le cronache sono piene, specie negli
ultimi tempi, in cui l’attenzione è sensibilmente aumentata. Ma che cosa
succede nella nostra società?
Ci troviamo in un tempo in cui le persone sono piene di
paure, di incertezza sul futuro, di insicurezze. Un tempo in cui, se non si ha
nessuna speranza, ci si rinchiude nel proprio piccolo, alzando dei muri nei
confronti degli altri. Un tempo in cui la società si incattivisce, dando
cittadinanza a comportamenti che sembravano sepolti nelle fogne della storia.
Ma è proprio questo il tempo, che tra paure e incertezze, la lotta delle donne,
e con le donne, può contribuire alla costruzione di un mondo più civile, più
giusto. E questo si potrà fare nella misura in cui anche gli uomini verranno
coinvolti in questa battaglia di civiltà, partendo dai ragazzi, dalle scuole,
dalla società civile, e soprattutto dall’educazione familiare, in cui le donne
stesse hanno una grande responsabilità. Perché questi problemi, all’interno di
una famiglia disagiata, possono per ora risolversi solo intervenendo a
difendere la parte debole, aiutandola a ribellarsi e a denunciare, e proprio
per questo le organizzazioni di volontariato, di supporto alle donne, stanno
svolgendo un ruolo fondamentale.
Quindi continuiamo a celebrare questa giornata del 25 Novembre, ma con una consapevolezza profonda che questo problema della violenza sulle donne richiede tempo, costanza e chiarezza di obiettivi, e, soprattutto, richiede l’impegno e il coinvolgimento di tutti, uomini e donne.
ENGLISH VERSION
The international day for the elimination of violence against women
On December
17, 1999, the UN General Assembly established the “International Day for
the Elimination of Violence against Women”, designating November 25 as the
date of the anniversary (in memory of an episode that led to the massacre of
three women in the Dominican Republic, by the police of the dictator Trujillo).
In Italy we have been celebrating this day since 2005 and, in the Second Life Virtual World, it has been celebrated since 2010, by a small, tireless group of volunteers, composed mainly of women (https://secondlife2lei.blogspot.com /p/ed-2010.html).
We cannot
avoid a reflection on this anniversary, some years after its establishment.
And, first of all the men, who have rarely been the protagonists of these days,
cannot avoid this confrontation. There is still a long way to go before the
fight against this phenomenon, this manifestation of barbarism in our society,
can become a common heritage.
Why are men
little involved in this anniversary? Why has the discussion with most of them
never really taken off? I believe this question must be asked of us all, men
and women, to try to take a step forward, and give a concrete meaning to this
day, which goes beyond the obvious declarations and façade events.
Of course,
an important step would be to fully understand this phenomenon, because it is
one of the most pervasive and dramatic in our society. Women, for centuries,
have been the “weak” part of society, and from this weakness derive
the disparities, the violences, the limits, which our companions have to endure
in everyday life. It has always been like this over the centuries, we agree,
but today we have tools for discussion, and for spreading ideas, which make it
intolerable to bear this incivility. Moreover, beyond the ethical problem,
which is certainly prevalent, there are a thousand reasons, civil, economic, of
progress, of growth, which make a society in which one half of its components
fails to freely express their potential strongly make themselves self-limited.
Of course
the casuistry is varied, women have often conquered really important positions
in many social, academic, working environments, etc. But, if we look at the
whole social situation, women are still discriminated against, in roles,
salaries, in the management of family time, and in one’s own economic autonomy.
These
social reasons of discrimination are actually the key to overcoming the weak
condition of women in the family. In fact, in family relationships it is often
difficult to counteract the violence that a woman suffers, because a woman who
cannot report her persecutor is a woman who is in a state of weakness,
psychological and economic. She often finds himself in a condition of
subordination, because she may not have a job that can make her independent, or
she does not have the character strength enough to oppose violence, because she
is prostrated and constantly harassed. Too often she is inclined to justify
everything, without realizing that violence is an inclined plane, which can
only get worse, and that often leads to the tragic events of which the
chronicles are full, especially in recent times, where attention is sensibly
increased. But what happens in our society?
We are in a
time when people are full of fears, uncertainty about the future, insecurities.
A time when, if one has no hope, one closes oneself in one’s own small world,
raising walls towards others. A time in which society becomes wicked, giving
citizenship to behaviors that seemed to be buried in the sewers of history. But
this is precisely the time, that between fears and uncertainties, the struggle
of women, and with women, can contribute to the construction of a more
civilized, more just, world. And this can be done if even men will be involved
in this battle of civilization, starting with children, schools, civil society,
and above all family education, in which women themselves have a great
responsibility. Because these problems, within a disadvantaged family, can for
now be resolved only by intervening to defend the weak side, helping it to
rebel and denounce, and for this very reason voluntary organizations,
supporting women, are playing a fundamental role.
So we continue to celebrate this day of November 25th, but with a profound awareness that this problem of violence against women requires time, constancy and clarity of objectives, and, above all, requires the commitment and involvement of everyone, men and women.
La maggior parte di voi conoscono Alessandro Baricco, scrittore, saggista, autore teatrale, critico, conduttore, giornalista. Baricco, laureato in filosofia, è un osservatore attento della realtà di oggi, e ha scritto molte cose interessanti e curato molti spettacoli teatrali. Sicuramente, molti sanno anche che dal suo monologo “Novecento” è stato tratto il meraviglioso film di Tornatore “La leggenda del pianista sull’oceano”. Ebbene, l’ultima opera di Baricco è un libro davvero fuori dagli schemi, “The Game”. Ho assistito personalmente ad una presentazione del libro, da parte dello stesso Baricco, con Federico Rampini, al Maxxi di Roma a marzo di quest’anno, ed ho appena finito di leggere il libro. Mi fa quindi piacere condividere alcune considerazioni e un’idea che potrebbe interessarvi.
Il libro traccia un percorso, dai primi anni ’90 ad oggi, dell’evoluzione della rete, che lui denomina “The Game”, dal punto di vista dei cambiamenti sociali. Baricco non è un tecnico e quindi il suo punto di vista non è questo, lui descrive quello che sta succedendo alla nostra civiltà, in un’epoca di profonde trasformazioni delle modalità di interazione tra gli esseri umani. Dalla cultura della lentezza, dell’approfondimento, dei gesti, alla cultura della velocità, della sintesi, del movimento. Un cambio sostanziale di paradigma, che, partendo dalla ribellione degli hippies della Silicon Valley dopo il ’68, alle caste e agli intermediari culturali, arriva fino alla diffusione pervasiva dei social media e dell’unico esperimento (per ora) politico nato dal Game e diventato realtà, rappresentato dal Movimento 5 Stelle in Italia.
Il concetto base che ha percorso questa storia è stata la disintermediazione, l’accesso diretto alla comunicazione da parte di masse enormi di individui, dall’imbecille al premio Nobel, direbbe Eco. Il libro è gradevolissimo, scritto in maniera semplice e diretta, quasi teatrale direi, e Baricco ci accompagna in questo cammino portandoci a riflessioni profonde, sulla nostra natura umana e sulla nostra capacità di comunicare con gli altri.
Non è affatto una critica al Game, ma un tentativo, riuscitissimo a mio parere, di integrarlo della nostra evoluzione, mettendone in evidenza gli aspetti innovativi, e perfino rivoluzionari.
Io spero che molti di voi vogliano approfittare delle ferie per leggere questo libro, non costa nulla, è piacevole da seguire nel suo svolgimento, non comporta sforzo o concentrazione particolari. E sarebbe bello ritrovarci a settembre a dicuterne insieme in Second Life, in una platea non larga (al massimo una dozzina di persone direi), in modo da confrontare le nostre idee e percezioni del Game, stimolati dal libro di Baricco. Magari ne verrebbe fuori una serata interessante. Naturalmente se ci fossero più di 12-15 temerari, si potrebbero organizzare più serate, ospitati da qualche owner di buona volontà, interessato all’argomento. Se invece ci troveremo in tre, ci si vedrà lo stesso, e mi farà comunque piacere avervi dato uno spunto per leggere il libro. Un saluto.
All’inizio del 2018 la Linden Lab annunciò che stava lavorando sul ripristino dei cognomi in Second Life, una scelta attesa da molti di quegli utenti che hanno il cognome standard Resident. I tempi previsti erano dati per fine 2018, ma, ad oggi, ancora non si vede il termine di questo lavoro.
Non sembri una questione di inefficienza, o di mancanza di urgenza nell’affrontare questo tema, da parte della Linden Lab. La questione è, effettivamente, molto complessa, perchè il concetto di base su cui la piattaforma è stata sviluppata prevedeva la non modificabilità del nome, quindi l’intera architettura del codice, e dei dati, è stata sviluppata in questo modo. Cambiare i nomi è un lavoro molto, ma molto più complesso, di quello che costò centinaia di miliardi alle aziende di tutto il mondo, per cambiare il numero di caratteri rappresentanti l’anno, in tutti i database del mondo, passando da due a quattro caratteri, allo scoccare dell’anno 2000. Certo qui siamo all’interno di un’unica azienda, ma i costi e i tempi sono elevati comunque, e credo che la Linden Lab avesse parecchio sottovalutato il problema.
Potrebbe sembrare scontato usare il nome dell’avatar come chiave nei database, in modo da effettuare semplicemente un cambiamento di chiave in tutte le tabelle del Database SQL, nel momento in cui fosse richiesto (cosa non banale, ma non particolarmente complessa). Purtroppo i programmatori non sempre lavorano in modo “pulito”, e sicuramente all’interno del codice ci saranno molti punti in cui il nome (ritenuto da sempre inamovibile) è stato usato considerandolo come costante. Quindi, oltre alle chiavi dei database, ci saranno innumerevoli porzioni di codice da modificare. Se a questo aggiungiamo il fatto che i vecchi nomi (coi cognomi) ed i nuovi (senza cognome) sono stati classificati e archiviati con le stesse modalità, vi renderete conto della complessità del problema. Un lavoraccio insomma, con tempi e costi spesso non quantificabili con esattezza a priori, ma da monitorare step by step, gestendo anche eventuali extrabudget.
A completamento del quadro, va detto che una modifica di questo genere, che impatta una notevole parte di codice e dei database, va messa in esercizio con estrema attenzione, e con una rigida schedulazione, per evitare malfunzionamenti e recovery in produzione. E in tutto questo, ovviamente, Second Life deve continuare a funzionare senza interruzioni!
In bocca al lupo agli amici della Linden Lab. Lasciamoli lavorare tranquilli, sperando non arrivino a gettare la spugna. Stanno affrontando un’impresa notevole. Un saluto.
Sono passati due anni dall’ultima volta che ho scritto delle connessioni tra il mondo virtuale immersivo di Second Life e il social network per eccellenza, Facebook (https://www.virtualworldsmagazine.com/ribaltiamo-facebook/). Vedevo allora una possibile sinergia tra i due mondi che però non è avvenuta, anzi, per certi aspetti, per gli utenti di Second Life l’uno è diventato il complemento dell’altro, ma allargando sempre di più la sua sfera di influenza, e la sua durata in termini di permanenza. A questo naturalmente, ha contribuito il fatto che abbiamo Facebook sempre aperto, è sempre con noi sullo smartphone, ne vediamo le notifiche, ecc. ecc. Cose che sperimentiamo ogni giorno, passandovi circa sei ore, secondo diverse statistiche (https://www.studiosamo.it/social-media-marketing/global-digital-2019-statistiche-social/ ).
Gli effetti si sono sentiti sulla permanenza nel mondo virtuale, ma, soprattutto, se ne sono sentiti gli effetti in termini di riduzione dell’impegno, della creatività, e dell’inventiva, una volta più diffusamente e per periodi più lunghi coltivata. E’ stato un danno notevole, in termini di sviluppo ed evoluzione di queste piattaforme immersive. Oggi organizzare un meeting, un dibattito, un incontro culturale, in Second Life è diventato quasi impossibile, anche se pochi temerari ci provano, e devo dire con discreto successo, vista la situazione. Anche diversi artisti continuano a mantenere una presenza viva in Second Life, ma i numeri si sono ridotti, e i tempi di consumo di un evento anche. In Second Life vanno oggi per la maggiore i DJ e i gruppi sociali pseudofamiliari, musica e gossip.
Siamo caduti, anche noi, pionieri e spesso esperti della rete, nella trappola dei Social Networks. E questa trappola ci ha condotti all’assuefazione, ad uso e consumo delle società di marketing e di influencers. Sto esagerando? Non credo proprio, e non sono certo originale nel dire queste cose, molti studiosi, medici, psicologi sono intervenuti sul tema.
Prendiamo l’esempio più eclatante, e anche sottovalutato: il like. Questo strumento fu introdotto in FB nel 2009, inventato da un genio delle tecnologie, Justin Rosenstein. Oggi Justin ha lasciato FB da un pezzo, ed è diventato il punto di riferimento di una tendenza in crescita nella Sylicon Valley: il pentitismo dei net-fanatici. Ebbene, pensate a cosa voglia dire per noi mettere un like. Non costa nulla, dà all’amico che ha pubblicato un post il segno della nostra attenzione, ci fa anche contenti perchè abbiamo omaggiato pubblicamente qualcuno. Dietro questo semplice gesto, gratificante per noi e per chi lo riceve, si costruisce la nostra profilazione sulla rete, ad uso e consumo delle società di marketing e di manipolazione dei consensi. Seguendo questi like si riesce a profilarci perfettamente: gusti, desideri, abitudini, relazioni. Questi profili sulla rete sono merce di scambio, vengono venduti e manipolati, usati a fini commerciali, certo, ma anche per scopi politici e di manipolazione delle coscienze.
Io credo che dovremmo cominciare a fare un pò di cura disintossicante, prima che sia troppo tardi. Perchè oggi molte tesi sostengono, perfino, che il livello intellettivo dell’umanità, a causa della superficialità e del mancato approfondimento culturale causato dalla rete, stia portando ad una vera regressione genetica del nostro intelletto, oltre che della nostra cultura e della nostra creatività.
Per i residenti di Second Life, c’è sempre una piattaforma di riferimento, in cui incontrare amici, scambiarsi opinioni, tornare ad alimentare analisi e discussioni sui temi che ci interessano. E’ vero che siamo drogati da FB, ma forse siamo ancora in tempo per non diventarne completamente schiavi, o, se volete, fantocci manipolati da chi sa farlo, e ne ha gli strumenti.
Voi non ci crederete, visto che su Second Life se ne sono dette di cotte e di crude, ed io stesso, su questo magazine, ho più volte criticato la mancanza di sue evoluzioni, di nuovi progetti, di innovazione. Non ci crederete, eppure, nel mondo globale della rete, Second Life è un’isola felice.
La rete infatti, è oggi il mezzo per dare voce a chiunque abbia una connessione internet, e ormai ce l’ha la maggior parte dell’umanità. Pensate che Facebook, da solo, connette quasi due miliardi e mezzo di utenze in tutto il mondo. E oltre Facebook e la sua galassia (Instagram, Wats’up, Messenger, ecc.) ci sono al mondo milioni di siti, di blog, di biblioteche digitali. E poi ci sono gli account Google, con tutti i prodotti e i servizi connessi. E ancora, i mondi di Apple, di Microsoft, di Oracle (non dimentichiamoci che Java, con cui è ormai sviluppato la maggior parte del codice in rete, è proprietà di Oracle), le extranet aziendali, i servizi pubblici, ecc, ecc. In Africa, dove le infrastrutture fisse sono molto carenti, la connessione via cellulare è quella più diffusa, tanto che molte applicazioni di uso civile usano questo canale per raggiungere le comunità più remote. Insomma, l’umanità è connessa, per la prima volta nella storia dell’uomo, quasi completamente.
La connessione, e i social networks hanno dato quindi anche libero sfogo alle espressioni più varie, e, come diceva il compianto Umberto Eco, un imbecille ha, sulla rete, la stessa possibilità di esprimersi di un premio Nobel. Sulla rete quindi si trova oggi di tutto, e i social sono diventati il veicolo principale delle stupidaggini, e delle intolleranze più bieche e incivili. Intendiamoci, non è la rete di per se a costituire un passo indietro nel livello di civiltà nelle interrelazioni umane, è solo il fenomeno di emersione degli istinti più nascosti, che prima trovavano solo canali molto limitati di diffusione (gli amici, la famiglia, il bar, la piazza del paese…).
La rete è diventata terreno di scontro di ignoranze e di rancori, di inciviltà e di aggressività. E’ il canale usato dai manipolatori occulti, per orientare la massa indistinta verso obiettivi precostituiti. Partiti politici e servizi di sicurezza di molti stati usano questo mezzo per influenzare le opinioni pubbliche e le nazioni. I casi eclatanti sono stati la Brexit e l’elezione di Trump, ma anche in Italia gli effetti sono stati devastanti.
Naturalmente, siamo in un periodo di transizione, e molte cose stanno lentamente cambiando, dall’approvazione di regolamenti più stringenti per la protezione dei dati personali (la nostra Europa è all’avanguardia in questo campo, col nuovo GDPR entrato in vigore un anno fa), alla realizzazione di misure fiscali che facciano pagare il dovuto ai giganti del web, alla lotta alle fake news (a proposito, quanti di voi non si erano accorti che la terra è piatta??), ai comitati di verifica delle notizie in rete. In tutto questo, i Mondi Virtuali rappresentano, in un certo senso, un’area più protetta rispetto al far west imperante nella rete. E uno dei motivi è che non è usufruibile appieno dal mobile, e che l’ambiente immersivo ha bisogno di una potenza di calcolo e di schede grafiche di livello medio alto. Occorre poi una certa abilità per utilizzare il mezzo, e una costanza nella frequentazione. Tutte cose che mal si adattano ai tempi rapidi della rete e dei social.
Se poi passiamo da Second Life a Facebook, entriamo nel mare magnum che abbiamo descritto prima. Ma anche su Facebook gli utenti di Second Life si sono ritagliati un loro spazio con gli account avatar, cosa non riconosciuta da Facebook, ma che sembra sia più tollerata ultimamente.
In conclusione, chi va per certi mari… dia per scontato di trovare il meglio, ma anche il peggio dell’umanità. Un saluto.
La cellula elementare di ogni società, reale o virtuale, è costituita dalla coppia, di due persone che si incontrano e percorrono un tratto di strada insieme, che vede nell’incontro di due individualità la nascita di una complicità, di una condivisione di pensieri e di attività che, dal momento del primo incontro in poi, diventano vissuto comune. Ma nel mondo reale una coppia, se regge alla prova del tempo, costruisce gradualmente un futuro comune: una casa, magari dei figli, un progetto di futuro insieme.
Nel mondo virtuale, per definizione legato all’immediato, tutto questo è molto aleatorio. Cos’è allora che tiene insieme le coppie di lungo periodo nel mondo virtuale? Ci torniamo tra un attimo, prima c’è una constatazione da fare. Ogni rapporto virtuale ha durata breve, è limitato all’interesse del momento, del periodo che si vive, legato a qualcosa. Deriva magari da un progetto di lavoro, o artistico, che si porta avanti insieme, dalla “tribù” di appartenenza, dal luogo in cui si passa il tempo nella rete. Per loro stessa costituzione, tutte queste cose sono limitate nel tempo. Spesso esageratamente limitate: una settimana, un mese, il tempo dell’esperienza comune. Resta da spiegare allora il fenomeno delle coppie che durano a lungo, a volte addirittura anni, come nel mondo reale.
La mia spiegazione è che queste esperienze siano il risultato dell’abitudine, della voglia di crearsi una “confort zone”, che aiuta ad affrontare la difficoltà di adeguarsi ai cambiamenti, alle difficoltà che sono poi tipiche del mondo virtuale. Si mi direte, ma l'”amore”? L’affetto, la voglia di stare insieme, non contano allora? Non esistono? Io credo che questi sentimenti si sviluppino naturalmente anche nel mondo virtuale, ma sono rari, perchè legati alla capacità affrontare, e superare, quei problemi di rapporto che nel Metaverso sono perfino più grandi che nel mondo reale. La fiducia, la stima, il rispetto reciproco, è merce molto rara nei rapporti virtuali, e rari sono quindi, di conseguenza, questi casi di rapporto di coppia di lungo periodo. Tuttavia, è il ciclo di questi incontri, brevi o lunghi che siano, a costituire il motore della società virtuale, il moto circolare che fa girare il Metaverso. Tutto il resto, gli eventi, il lavoro, le attività artistiche, ruotano quasi sempre intorno a questo circolo, al cerchio della vita virtuale, che si sviluppa e cambia in continuazione…
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