Pubblichiamo un nuovo articolo di Niovali Serrao, Ubar di Shiprock, dedicato a un mondo che da molti anni rappresenta una delle esperienze di roleplay più importanti di Second Life: Gor. L’idea è quella di fornire una panoramica più accurata su questo variegato mondo, dall’interno, da chi vive questa realtà da anni. Perchè il fascino di questo Role Play merita una conoscenza più approfondita, da parte di chi non ne conosce la storia e le sue regole. Un ringraziamento a Nio per il suo articolo.
La Casta Rossa e il suo Codice
Nell’articolo precedente abbiamo imparato che per creare un personaggio su Gor non occorrono imprese straordinarie, titoli altisonanti o un passato ricco di avventure. Bastano una ragione per essere lì, qualcosa da desiderare, qualche capacità e, soprattutto, dei limiti. Abbiamo conosciuto aspiranti artigiani, mercanti, scribi e persone comuni, ciascuna con una propria strada da percorrere. Abbiamo anche compreso che un personaggio interessante non è necessariamente quello che sa fare tutto, ma quello che ha ancora qualcosa da imparare. Tra i personaggi che abbiamo incontrato c’era Kael, un giovane desideroso di diventare Guerriero. Conosceva appena l’uso della spada, possedeva molto coraggio e forse ancora troppo orgoglio. Lo abbiamo lasciato davanti alle porte della città, alla ricerca di qualcuno disposto ad addestrarlo. È proprio da lui che riprendiamo il nostro viaggio.
Essere un Guerriero non significa soltanto portare una spada
Su Gor i Guerrieri appartengono alla Casta Rossa, una delle cinque Alte Caste delle città goreane. Il rosso è il loro colore distintivo e la loro funzione è strettamente legata alla difesa, al combattimento e all’arte delle armi. Ma sarebbe un errore pensare che basti indossare una tunica rossa, portare una spada al fianco e dichiararsi Guerriero per comprendere davvero ciò che questa appartenenza rappresenta. Un Guerriero non è semplicemente un uomo capace di combattere. È qualcuno che appartiene a una tradizione, che riconosce determinati obblighi e che dovrebbe regolare la propria condotta secondo un insieme di principi conosciuto come Codice del Guerriero. Questo non significa che tutti i Guerrieri siano uomini giusti, generosi o irreprensibili. Gor non è un mondo nel quale i membri di una Casta si comportano tutti nello stesso modo. Esistono Guerrieri nobili, ambiziosi, crudeli, leali, opportunisti e uomini capaci di tradire gli stessi principi che dichiarano di rispettare. Ed è proprio questa contraddizione a renderli interessanti.

Il Codice del Guerriero
Nei romanzi di John Norman il Codice del Guerriero non viene presentato come un unico regolamento ordinato, composto da articoli numerati e raccolto in un testo ufficiale. I suoi principi emergono attraverso insegnamenti, dialoghi, comportamenti e riflessioni dei personaggi. Per questo è importante distinguere ciò che appartiene alla tradizione letteraria di Gor dalle interpretazioni e dalle regole adottate successivamente nelle diverse comunità di gioco di ruolo. Il Codice riguarda innanzitutto l’onore, il coraggio, la lealtà, il dovere e il rapporto del Guerriero con la morte. L’onore, per un Guerriero, non coincide necessariamente con la bontà. Un uomo può essere duro, spietato verso un nemico e tuttavia considerarsi vincolato alla parola data. Può affrontare un avversario che detesta senza per questo rinunciare al rispetto dovuto a chi dimostra coraggio. La lealtà riguarda i legami che il Guerriero riconosce: la propria Pietra del Focolare, la città, i compagni, i giuramenti e gli impegni assunti. Non è però una garanzia assoluta di obbedienza cieca. Proprio il conflitto tra doveri diversi può mettere alla prova la sua integrità.
Il coraggio non significa non provare paura. Significa affrontare il pericolo quando la propria condizione, la parola data o il dovere lo richiedono. Un Guerriero può temere la morte, ma non dovrebbe lasciare che quella paura determini ogni sua scelta. E poi c’è la disciplina. Saper estrarre una spada è relativamente semplice; sapere quando farlo, quando fermarsi e quali conseguenze accettare è assai più difficile.
La spada e la parola
Immaginiamo che Kael, il nostro giovane aspirante Guerriero, venga insultato pubblicamente da un uomo più anziano. Il suo primo impulso potrebbe essere quello di sfoderare la spada e pretendere soddisfazione. Ma è davvero questa la condotta di un Guerriero? Non necessariamente. Il Codice non deve essere interpretato come un obbligo a combattere per ogni offesa. La
reputazione, l’onore e il coraggio hanno un peso enorme nella società goreana, ma anche la prudenza, la valutazione dell’avversario e la responsabilità delle proprie azioni possono distinguere un uomo esperto da uno impulsivo. Un Guerriero che combatte ogni volta che qualcuno lo provoca rischia di diventare schiavo del proprio orgoglio. Un Guerriero che non combatte mai, nemmeno quando il suo dovere lo richiede, potrebbe invece perdere il rispetto dei compagni. Tra questi due estremi si trova una parte importante del suo percorso. E non dimentichiamo la parola data. Su Gor un giuramento, una promessa o un impegno possono
avere conseguenze profonde. Il valore di un Guerriero si misura anche dalla sua affidabilità, specialmente quando mantenere la parola diventa difficile o pericoloso.

Il Guerriero e la morte
La morte è una presenza costante nella vita della Casta Rossa. Chi sceglie la via delle armi, o nasce in una Casta che ne custodisce la tradizione, sa che il combattimento può avere un prezzo definitivo. Questo non significa cercare inutilmente la morte, né confondere il coraggio con il desiderio di morire. La tradizione goreana attribuisce grande importanza al modo in cui un Guerriero affronta la possibilità della propria fine. La paura, l’istinto di sopravvivenza e il senso del dovere possono entrare in conflitto, e proprio in quel momento emerge il carattere dell’uomo. Un Guerriero esperto non è necessariamente quello che ha ucciso più nemici. Potrebbe essere quello che ha imparato quanto costa uccidere, quanto sia facile perdere un compagno e quanto possa
pesare una decisione presa con la spada in mano. Per Kael questa sarà probabilmente una delle lezioni più difficili.
Appartenere alla Casta Rossa
Un altro aspetto importante riguarda la differenza tra appartenere alla Casta dei Guerrieri ed essere semplicemente un uomo armato. Nelle città goreane le Caste costituiscono una parte fondamentale dell’organizzazione sociale. L’appartenenza è generalmente ereditaria, anche se il mondo descritto da Norman contempla situazioni e percorsi più complessi. Non ogni mercenario, guardia o combattente è automaticamente un membro della Casta Rossa. Allo stesso modo, non tutti coloro che appartengono alla Casta hanno necessariamente la medesima esperienza o lo stesso valore in battaglia. Per il gioco di ruolo questa distinzione è essenziale. Un personaggio può essere un giovane membro della Casta ancora in addestramento, un Guerriero esperto, un veterano disilluso o un uomo che combatte per denaro senza possedere il medesimo riconoscimento sociale. Sono situazioni differenti, che offrono possibilità narrative altrettanto differenti.
Il Codice nel gioco di ruolo
Arriviamo ora a una questione che riguarda direttamente chi interpreta un Guerriero su Gor. Conoscere il Codice non dovrebbe significare imparare alcune frasi da ripetere durante una discussione, né utilizzarlo per proclamare la propria superiorità sugli altri giocatori. Il Codice diventa interessante quando mette il personaggio davanti a una scelta. Che cosa farà Kael se riceverà l’ordine di compiere un’azione che considera disonorevole? Come reagirà se un nemico gli risparmierà la vita? Manterrà una promessa anche quando farlo gli costerà qualcosa? Saprà riconoscere il valore di un avversario sconfitto? E se il suo orgoglio lo porterà a
commettere un errore, avrà la forza di ammetterlo? Queste sono occasioni di gioco molto più ricche di una semplice successione di duelli. Anche la sconfitta ha un valore. Un Guerriero può perdere un combattimento senza che il suo personaggio perda interesse. Può essere ferito, catturato, umiliato, costretto a rivedere le proprie convinzioni. Può persino scoprire che il nemico che disprezzava possiede qualità che lui stesso non ha ancora sviluppato. Il Codice non dovrebbe servire a rendere invincibile un personaggio, ma a renderlo riconoscibile attraverso le sue scelte.
Il primo insegnamento di Kael
Torniamo infine al nostro giovane aspirante Guerriero. Immaginiamo che abbia trovato un veterano disposto ad addestrarlo. Kael si presenta con la sua spada, mostra quello che sa fare e chiede quando potrà affrontare un vero combattimento. Il veterano potrebbe osservarlo per qualche istante, poi indicargli il cortile dove si esercitano gli altri allievi. Kael vorrebbe dimostrare subito il proprio valore. Vorrebbe che qualcuno riconoscesse il suo coraggio e la sua abilità. Forse si aspettava un duello, una prova memorabile, qualcosa da raccontare. Invece dovrà imparare a ripetere gli stessi movimenti, ad ascoltare, a cadere e rialzarsi, a rispettare chi possiede più esperienza e a comprendere che una spada non rende automaticamente degno l’uomo che la porta.
Non sappiamo se Kael diventerà un grande Guerriero. Non sappiamo nemmeno se riuscirà a comprendere fino in fondo il Codice che desidera seguire. Sappiamo però che, se vorrà davvero percorrere quella strada, dovrà imparare una cosa fondamentale: il valore di un Guerriero non si misura soltanto da ciò che è capace di fare con la spada, ma anche dalle scelte che compie quando potrebbe usarla. E forse, per oggi, può bastare. La prossima volta che incontrerai un uomo vestito di rosso, con una spada al fianco, non chiederti soltanto quanti combattimenti abbia vinto. Chiediti piuttosto quale prezzo sarebbe disposto a pagare per restare fedele al proprio Codice.
